Era grave. Ma io non ero lì in ospedale, a vederlo. Paul ed io ci eravamo nascosti a casa sua per via della paura di essere stati noi gli assassini. Non avevamo notizie di nessuno che era con noi quando successe tutto quel casino, Bruno lo avevamo perso è anche i suoi amici e quelli di Simon. Paul ed io iniziammo a pensare a cosa avessero pensato di fare la polizia e cercare di trovare Bruno. Ma tutti qui avevano paura di essere dei traditori, stavano zitti e cercarono di scappare dalla verità di quel pomeriggio. Paul disse che lui non aveva visto il momento che Bruno accoltellò Simon da dietro, visto che era dietro il muro a fumarsi una sigaretta. Però era grazie a lui se io adesso non ero lì nei casini preso come presunto assassino, la mia testa e i miei occhi mi lasciarono impietrito a guardare la faccia cupa di Simon è stavo male per questo. Jessica ancora non ne sapeva niente di questo fatto qua, almeno non ancora. Sarebbe dovuta tornare dalla gita alle 7 di sera, Paul doveva andare a prenderla e così mi aggiunsi anche io per essere sicuro che non uscisse tutta la verità dalla bocca di Paul. Le ore passarono e presto furono le 6 e mezza di tardo pomeriggio, Paul iniziò a prepararsi mentre io ero andato a prendere le chiavi di casa mia che avevo lasciato in una mensola. Dopo un po' usciamo da casa per dirigerci verso la fermata del bus di Jessica, appena arrivati aspettammo circa 20 minuti, eravamo nascosti dal mondo, stavamo zitti e avevano ancora più paura. Arrivò il bus e uscì Jessica felice di vederci ci abbraccia tutti e due, e ci racconta cosa ha combinato mentre era in gita. Poi una domanda sua ci spaccò, ci disse come stavamo. Paul rispose con un "bene" silenzioso, io non risposi, Jessica iniziò a preoccuparsi per me. Aggiunse un altra domanda su di me e poi arrivò la fatidica domanda che io e Paul pensavamo che ci avesse detto, "cosa è successo qui da voi?" Paul iniziò a lacrimare ma si nascose più che poteva dalla faccia di Jessica senza fare rumore. Lei guardò la mia faccia,non sapevo se resistere o dirgli tutto, cercai di guardare Paul ma stava piangendo dentro il suo cappuccio della felpa. Alla fine cercai di calmarmi con me stesso e risposi "niente di che, qui non succede mai niente di nuovo." lei sorrise, appena arrivati a casa sua ci salutò. Paul mi prese per la giacca e urlò incessante che era un fallito, piangeva sempre di più e cercò qualsiasi cosa da dare un pugno. Lo presi per la felpa e gli dissi di calmarsi, mi abbracciò tra le sue lacrime di sfogo e disse che aveva paura. Io aggiunsi "anche io, ma bisogna dire la verità per far sapere che abbiamo paura."
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MySelf Destruction
Teen FictionRick è un ragazzo di 16 anni che vive in un costante stato di solitudine dovuto per la sua vita tumultuosa con i problemi a scuola e il divorzio dei suoi genitori. Mentre pensava che la sua vita sarebbe destinata ad essere solo a se stessi incontrer...
