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Di balli, gambe e padri arrabbiati

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Nda: In questa commedia, ci sono un po' tutti gli elementi che caratterizzano le mie commedie. Abbiamo un Harry imbranato che, come al solito, finisce per vivere delle grandi avventure senza fare nulla, anzi senza muoversi di un millimetro, e anche un po' di influenza di Doctor Who (*) .


Di  balli, gambe e padri  arrabbiati, ovvero la dimostrazione della grande sfortuna di Harry Potter

Quando si è bimbi, si sognano grandi avventure, pericoli su pericoli e poi, alla fine di tutto, si spera in un bel 'felici e contenti', come ricompensa di quanto si è sofferto.

Harry si trovava in quel sottoscala quando aveva chiuso gli occhi e chiesto a bassa voce di condurre una vita diversa da quella che credeva gli spettasse. Non voleva diventare come suo cugino Dudley!

Lui sognava di cavalcare draghi, salvare una principessa dopo mille peripezie, sconfiggere il nemico e ovviamente salvare il mondo. Sognava in grande il piccolo Harry.

L'aveva sussurrato in quel sottoscala dove nessuno della sua famiglia poteva udirlo - e quindi, prenderlo in giro - eppure qualcuno l'aveva ascoltato ed aveva esaudito i suoi strani desideri.

Ora, all'età di venticinque anni, sussurrava nel soggiorno di casa che i problemi lo lasciassero in pace, perché dopotutto, aveva diritto anche lui a un po' di spensieratezza e tranquillità... o no?

A quanto pare, per sua grande sfortuna, c'era qualcuno che la pensava diversamente, e alla fine anche lui si era dovuto arrendere all'ineluttabile destino. Scappare. Schivare i colpi mortali. E rimanere soli, perché persino la principessa se l'era data a gambe.

Lui era Harry Potter e, come tale, doveva vivere grandi avventure e quindi grandi cadute, giusto per rendere il tutto più interessante. Alla sua giovane età, passava la maggior parte del tempo in missione o in ufficio, piuttosto che insieme ai suoi amici. Se non ci fossero stati gli sporadici rapimenti da parte di Ron e Hermione non avrebbe mai smesso di lavorare a qualche caso.

Quel giorno era stata la sua migliore amica a proporgli qualcosa di diverso, e dopotutto cosa poteva succedere alla festa di Halloween organizzata dal Ministero?

"Dai, Harry! Ti prego, ti prego, ti prego!"

Hermione era sempre stata la più brava e la più convincente, grazie al suo tono petulante. Aveva messo il broncio e guardato Harry con uno sguardo che avrebbe convinto anche il primo passante.

"Solo un'oretta, però." Era stato il tentativo a vuoto del ragazzo, prima di commettere il grande sbaglio di guardarla.

"Ma così ci perderemo il gran ballo e io lo aspetto da tanto!"

Lui, ballare? Ma Hermione era seria quando proponeva certe cose... a lui?

"Ti prego, ti prego, ti prego."

Fu allora che dovette cedere e acconsentire ad accompagnarla non solo alla festa, ma anche sulla pista come suo partner. Per tutta la serata. Poteva essere più sfortunato di così?
Pensando a quanto gli succedeva ogni giorno, decise di non lamentarsi più del dovuto, perché la sua situazione poteva anche peggiorare.

"E sia."  Furono le uniche parole che riuscì a dire prima di essere investito da uno dei soliti abbracci di Hermione che misero a tacere qualsiasi suo dubbio.

Poteva anche ballare per una sera con la sua migliore amica, dannazione!
Poteva, giusto?

Certo, se avesse saputo ballare...

Però l'aveva fatto per il Torneo Tremaghi, quindi era capace di rifarlo.

Ce l'avrebbe fatta, ne era convinto, e a volte per riuscire in qualcosa bisogna essere prima di tutto convinti!

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