The End - Cap. 4 di 8

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NdA: Innanzitutto scusate per l'assenza, ma sono state le settimane più brutte della mia vita e non avevo proprio voglia di accendere il pc e pubblicare. Sono ancora parecchio giù, ma cercherò di tornare a essere la vecchia roxy. Vi lascio con il nuovo capitolo, buona lettura!


#Tempesta

A svegliarmi non fu un mite prete che mi invitava a lasciare la chiesa, né tanto meno il freddo di quell'ambiente così vasto e poco riscaldato.

Fu la sensazione di essere fissata, come se qualcuno non smettesse di guardarmi. Era qualcosa di fastidioso che mi aveva impedito di continuare a dormire, spingendomi ad aprire gli occhi e a scoprire chi fosse la persona misteriosa.

Ero sempre stata una persona razionale che preferiva riflettere a mente lucida e risolvere i problemi o le difficoltà, però non riuscii a trovare le parole adatte o la spiegazione più logica per quello che si presentò di fronte ai miei increduli occhi.

La chiesa era scomparsa, solo la panca era rimasta e si trovava in mezzo ad un ambiente ostile e ricoperto da quello che sembrava fango. Allungai i piedi e lo toccai con la punta delle dita per assicurarmi che non stessi ancora sognando.

Dove mi trovavo?

Nonostante non ci fosse nessuno attorno a me, la sensazione fastidiosa rimaneva sempre lì e pur non sapendo dove mi trovassi e chi mi avesse fatto quello strano scherzo, decisi di incamminarmi alla ricerca di qualcuno che potesse aiutarmi o, almeno, spiegarmi ogni cosa. I miei piedi affondarono nel fango: era caldo e mi arrivava fin sopra le caviglie.

Come la cosa più normale al mondo, guardai il sole e decisi di incamminarmi in quella direzione, dopotutto cosa poteva mai succedermi?

§§§

"Devi smetterla, Harry!"

"Di fare cosa?" mi aveva rivolto uno sguardo innocente, come se non capisse dove volessi andare a parare.

"Di buttarti a capofitto in ogni cosa che fai. È rischioso, ecco." Mi ero morsa la lingua, frenando le parole che avrei voluto realmente dire. Sapevo benissimo come Harry ragionasse e si comportasse di conseguenza, solo che una parte di me aveva paura che, prima o poi, questo suo comportamento stupido l'avrebbe in qualche modo danneggiato.

"Sono un Auror, Hermione e il mio lavoro si svolge sul campo, lo sai benissimo anche tu." Mi aveva guardato e stretto le mani prima di continuare. "Non voglio morire, non quando ho finalmente trovato una ragione."

"Una ragione?" avevo domandato senza capire.

"Per tornare a casa e vivere insieme a te. Non credere che a me piaccia essere sempre in procinto di cadere e di magari ferirmi. Sì, mi piace mettermi alla prova e conoscere nuovi avversari, ma nei miei sogni ci sono sempre io che torno da casa e tu sei lì. A rimproverarmi, magari con un mestolo in mano!"

"Sei uno stupido." Le sue parole mi avevano colpito, ma non gli avrei mai dato soddisfazione.

"Vorresti prendermi a forchettate, forse?"

"Stupido." Questa volta il mio era stato quasi un sussurro.

"Questo l'avevo già capito da prima," aveva detto Harry dolcemente.

"Scusami, sono una ragazzina immatura e troppo ansiosa. So benissimo che è il tuo lavoro e che non puoi sottrarti al dovere, però non posso non fare queste scenate ogni tanto."

"Hermione?"

Avevo alzato lo sguardo e incontrato i suoi occhi verdi, pensando che avrebbe messo fine alle nostre discussioni con uno dei suoi soliti baci.

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