Hermione Granger e il mistero dello spasimante segreto

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"Signorina Granger?"

Un uomo con un cappellino giallo la stava guardando con in mano un mazzo di cinquantuno rose rosse. Ormai non c'era più bisogno di domandare, si conoscevano anche sin troppo bene, dato che solo in quel mese era la decima volta che si recava nel suo ufficio.

Tutti i colleghi non facevano altre che parlare di lei e del suo ammiratore segreto, il quale non faceva altro che mandarle fiori su fiori. Ne aveva così tanti che avrebbe potuto aprire lei stessa un negozio e rivenderli. Questa era la prima volta che, però, sceglieva dei fiori normali, quasi banali, mentre le altre volte era stata costretta a chiedere il nome e a cercare su internet maggiori informazioni.

Era sempre un fiore poco conosciuto.

E c'era sempre un significato dietro.

Chi mai poteva avere una cotta così forte per lei?

Da quando aveva iniziato a lavorare al Ministero aveva messo da parte ogni frivolo desiderio per concentrarsi esclusivamente sulla sua carriera, perché non voleva che gli altri la conoscessero solo per le avventure che aveva vissuto quando aveva 17 anni, ma anche e soprattutto per la bravura acquisita ora, come Auror. Non era più quella ragazzina inesperta, ma un soldato, o almeno era quello che lei credeva, dato che la maggior parte delle volte si trovava seduta nel suo ufficio e non a lottare contro Maghi Oscuri o in missioni sotto copertura. La realtà, a volte, poteva essere molto deludente.

"C'è un bigliettino, Marc?"

"Ovviamente no. Ormai dovrebbe aver capito di chi si tratta" chiese, curioso come sempre.

"Ci vediamo domani allora, perché non ne ho la più pallida idea!" Ed era vero, perché nessuno le credeva? Come poteva capire chi le inviava dei fiori se non si firmava e non lasciava un qualche segnale per farsi riconoscere? Basta! Era stanca di quella situazione e avrebbe provveduto a risolvere il mistero. Con le buone, ma soprattutto con le cattive maniere.

Si alzò così velocemente da far ribaltare la sedia. "Ho deciso!" E uscì dal suo ufficio come una furia, mentre il fattorino rimaneva senza parole e con in mano ancora le rose rosse.

Nessuno osò fermare la sua marcia, perché non stava camminando in modo naturale nel corridoio, ma con il suo passo deciso e anche un po' pesante, come se andasse ad arrestare qualcuno.

Finalmente giunta a destinazione si fermò per bussare alla porta e, senza aspettare la risposta, entrò. Furibonda e con mille idee pericolose in testa.

"Harry!"

"Oh, prego Hermione, entra pure..."

"Tu sei il migliore," aveva continuato.

"Dipende... be', sì, se si tratta di rischiare la pelle, incontrare maniaci, prendere cantonate con le donne. Il premio va a me, hai ragione."

"Harry!" Questa volta aveva dovuto alzare la voce per fermare l'amico. "Dobbiamo braccarlo, stanarlo e farlo marcire in una gabbia ad Azkaban!"

"Hai scoperto qualcosa su uno degli ex Mangiamorte che sta uccidendo i Maghinò?"

"Ma no! Parlo del mio spasimante!"

§

Erano fermi, davanti all'entrata principale del Ministero, da più di un'ora. Seguendo le idee folli della ragazza, si erano vestiti alla Babbana per non destare sospetti e avevano dovuto inventare mille scuse a lavoro.

Mentre osservava passare le persone, Harry Potter cominciava a pentirsi di aver accettato di aiutare l'amica.

"Mi ricordi perché siamo qua, Hermione?"

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