Parlammo, discutemmo e urlammo per ore. Lui voleva avere ragione e la stessa cosa valeva per me.
Avete presente quanto due cervi si battono per avere una cerva? Ecco, ci prendemmo a cornate. Alla fine commisi l'errore più grande della mia vita, pronunciai un solo monosillabo che mi avrebbe condannato ad una lunga tortura psicologica: sì.
Mi spiegò quanto Grimmauld Place gli facesse un brutto effetto. Sentiva il peso di tanti morti sulle sue spalle, c'era troppo buio in quella casa e ogni singolo angolo era capace di deprimerlo. Per questo, era contento di fare straordinari, preferiva lavorare piuttosto che vivere con i suoi fantasmi.
Non poteva venderla e non voleva, era la casa di Sirius, e avrebbe preferito stare male piuttosto che farlo. Le sue spiegazioni e quegli occhioni verdi supplichevoli mi fecero tentennare e mi convinsero, perché odiavo quando Harry cominciava a fare la vittima. Avrei voluto tappargli la bocca, piuttosto.
Dopo la mia risposta positiva, mi aveva abbracciata e rivolto un sorriso che avrebbe ucciso Voldemort all'istante, non l'avevo mai visto così felice e un po' mi sentii in colpa per i miei dubbi iniziali.
Aveva cominciato a portare le prime valigie e ben presto la mia casa ne fu invasa. Altro che "porto il necessario", quell'uomo era peggio di una donna! E soprattutto quanti vestiti aveva?
Ogni volta che cercavo di rimproverarlo, spuntava con quel sorriso abbagliante e io rimanevo zitta. Gli bastò mezza giornata per svuotare la sua dimora e alle otto di sera aveva già ordinato la sua nuova camera, o sarebbe meglio dire la mia ex stanza degli ospiti.
Come sarebbe stato vivere con il mio migliore amico?
Non avevo mai vissuto con un uomo e già, quando mi trovavo a casa dei miei genitori, mi infuriavo perché mio padre sembrava non accorgersi di quanto faticasse mia madre a pulire.
Sopportavo a stento lui e il suo disordine, sarei riuscita a non buttare fuori Harry dopo un paio di giorni?
Maniaca della pulizia: ecco, un altro dei miei tanti difetti, diciamo quello che mi aveva sempre creato grossi problemi con gli altri. Tutto doveva essere in perfetto ordine, ma soprattutto nel mio ordine, un po' da psicopatica, come si vede in alcuni thriller al cinema.
"Hermione, mangiamo?" La voce di Harry mi spaventò, facendomi sobbalzare e sperai di abituarmi all'idea di averlo in casa.
"Il frigo sta piangendo, forse è meglio andare fuori o ordinare qualcosa." Ecco cosa avevo dimenticato di fare!
"Intendevo, vieni a tavola... ho già cucinato."
Lo guardai allucinata. Quando aveva cucinato? E soprattutto che cosa?
Facendo mente locale, mi ricordai che nel mio frigo avevo lasciato una zucchina, una cipolla e un po' di formaggio dal colore un po' ambiguo.
Lo seguii in cucina, mentre lui mi rivolgeva quel suo solito sorriso, e quando vidi la tavola apparecchiata, non potei trattenermi dal restare con la bocca aperta.
"Ma come hai fatto?" domandai completamente incredula.
"Mentre tu eri fuori, ho cominciato a portare le valigie... e be', hai dei vicini davvero gentili, Hermione. La zuppa me l'ha preparata la signora del terzo piano, mentre l'arrosto... ecco, la ragazza bionda che abita di fronte."
"Bionda? E chi sarebbe?" chiesi, con un mezzo sorrisino alla vista del suo imbarazzo.
"Christine."
"E il dolce, Harry?"
"Amanda. Quarto piano. Bruna."
"Harry!"
"Ok, lo so, ho leggermente usato il mio fascino da dolce e triste orfanello." Fu il suo unico commento.
"Non credo che Amanda o Christine ti vogliano adottare..."
"Dici?"
"Dico."
Mi sedetti al tavolo, cominciando a riempire i nostri piatti, mentre con la coda dell'occhio osservavo il mio amico di sempre, diventato un piccolo playboy.
Non parlammo per l'intera durata della cena, ci osservavamo e basta.
Lui guardava me tagliare la carne e, quando smetteva, io spostavo il mio sguardo sulle sue mani. Sembravamo due perfetti idioti.
"Vuoi il caffè?" Avere Harry in casa non era poi una così brutta cosa. Sembrava di avere un cameriere al proprio servizio.
"Perché no!" Ma sì, sfruttiamolo finché me lo lascia fare.
Mentre preparava il caffè, non potei fare a meno di osservarlo con calma. Capii perché le mie vicine di casa ne erano entusiaste, Harry non era uno di quei ragazzoni tutto muscoli, ma con il suo fisico asciutto e soprattutto con il suo lato B, riusciva a essere intrigante. Semplice, ma dannatamente sexy. Oh mamma, stavo davvero facendo la radiografia al sedere del mio migliore amico?
"Tutto bene?"
Sperai che non mi avesse beccata, non sarei riuscita a spiegargli il motivo della mia bava.
No, Harry, stavo solo ammirando il tuo nuovo paio di jeans. Bel taglio!
Annuii con la testa e presi la tazza con il viso in fiamme. "Grazie, Harry."
"Sei tutta rossa. Hai caldo? In effetti si muore qui dentro."
Via la felpa, solo con la maglietta.
Qualcuno mi salvi! Quest'uomo vuole mettere a repentaglio la mia resistenza... dopo mesi e mesi di solo lavoro, i miei ormoni non capiscono più cosa è giusto e cosa non lo è.
È Harry. Harry Potter, sai quello sempre spettinato?
Brava. Inspira, espira. Sapevo che quelle lezioni di yoga sarebbero servite a qualcosa.
"Lavo i piatti!" Mi alzai di scatto e mi avviai verso il lavello, cominciando a far correre l'acqua fredda. Presi le stoviglie sporche e cominciai a darmi da fare, cercando di pensare ad altro. I calzini sporchi di papà, la tavoletta alzata, le mutande lasciate in bagno, il lago dopo la doccia. Brava, Hermione. Così!
"Aspetta che ti aiuto ad asciugarli!"
No, no, lasciamo stare. Fazzoletti ovunque, ditate nei mobili, briciole per terra...
"Dammi qua."
Perché l'alternativa di dormire sotto il ponte, ora, mi sembrava più allettante?
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An endless love
FanfictionRaccolta di storie incentrate su Harry e Hermione, per descrivere la bellezza del loro rapporto. Amicizia, amore, a loro non importa finché ci saranno l'uno per l'altro. |Harry/Hermione|Post Seconda Guerra Magica|Fluff| Angst|
