Vivere luna - Cap. 10 di 10

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#Passo finale


Quella notte, Hermione Granger fu svegliata da una chiamata. Era trascorso molto tempo dall'ultima volta che il mondo della magia aveva reclamato il suo aiuto; eppure avevano bisogno di lei: avevano trovato un corpo, martoriato da tante bruciature, ma con una cicatrice sul viso che ricordava quella di un'altra persona. Dovevano sapere se era lui, Harry Potter, e lei era l'unica che potesse farlo senza che la notizia arrivasse prima alla stampa. Erano convinti di sbagliarsi, non poteva essere lui, non volevano che fosse lui. Rimasero sconvolti quando Hermione lo riconobbe.
Anche Ron fu d'accordo con lei, quell'uomo privo di vita era il loro migliore amico.
Harry Potter era morto: quella frase rimbalzò ovunque, perché era la notizia del secolo.
Alcuni si chiedevano se lo fosse effettivamente, dopotutto quante altre volte aveva dimostrato il contrario tornando tra i vivi? Volevano prove, toccare quella carne bruciata e martoriata, appoggiare il capo al petto per sentire se il suo cuore batteva ancora, ma alla fine dovettero arrendersi alla realtà.
Il giorno del suo funerale fu uno dei più tristi. Se la maggior parte degli ex allievi di Hogwarts si era allontanata per una serie di scelte diverse, ora tutti si ritrovavano seduti fianco a fianco per piangere la morte di un loro compagno di classe, e in alcuni casi di un loro amico. Non era più il Prescelto, ma solo un ragazzo che stava per diventare uomo, che aveva sofferto e che aveva visto morire tutte le persone amate.
Si era convinto di non meritare l'amore, perché quel sentimento era stato capace di uccidere. Uno a uno, si era portato via i suoi genitori, il suo padrino, i suoi amici e poi la sua fidanzata.
Ogni qualvolta che Harry credeva di poter essere felice, qualcuno minava quel terreno fragile; camminava da sempre su sabbie mobili che al minimo passo falso l'avrebbero inghiottito.
Eppure non desiderava grandi cose. Sognava di sposarsi con la sorella del suo migliore amico e di abitare vicino a lui e a Hermione. Sognava di avere tanti figli e di diventare Auror.
Erano sogni spiccioli, senza grandi pretese, ma non gli fu concesso nemmeno quello.
Tutto il mondo crollò quel giorno a Hogsmeade e non solo i desideri di Harry Potter; perché era lui il sogno che si era frantumato.
Ron cercò con tutti i modi di andare avanti, di essere forte per la sua famiglia e ci riuscì, ma non fu lo stesso per Hermione. C'era sempre stato un rapporto speciale tra lei e Harry, qualcosa di molto più intenso e raro, perché erano capaci di capirsi anche solo attraverso i silenzi.
Si smarrì in quel dolore e non accettò mai l'abbandono. Lei era la sua migliore amica, eppure lui aveva preferito scappare di nascosto, pur di non affrontare tutto insieme. L'aveva lasciata sola e, per la prima volta Hermione capì quanto fosse stato frustante e triste per Ginny. Si ritenne fortunata perché lui le aveva sempre chiesto consigli fino a quel maledetto giorno.
Aveva dovuto aspettare cinque anni per poter stringere ancora una volta quel sogno.
Era stato bellissimo nella sua brevità e le aveva regalato qualcosa che non aveva mai provato.
E poi si era disperso tra le sue dita, tutto era finito e il ciclo di distruzione era nuovamente iniziato.
Harry Potter non era morto, aveva semplicemente preferito scendere dal palco e muoversi nell'ombra, pur di proteggere le persone che amava.
Un gesto nobile? Un atto cavalleresco?
L'eroe rimaneva sempre sul campo, preferendo morire piuttosto che passare per il vigliacco, ma lui aveva preferito il disonore all'eterno dolore.
Nei grandi romanzi epici c'era sempre la donzella in pericolo, una donna di grande bellezza e virtù. Non era il caso di Hermione, una normale ragazza di appena 23 anni, ma di enorme coraggio, perché lei era l'eccezione alla regola: la donzella che non avrebbe aspettato l'arrivo dell'eroe, ma che gli avrebbe spianato la strada e reso la fuga più semplice.
Harry non poteva fare a meno di Hermione, ci aveva provato e ci era quasi riuscito. Poi un giorno, si era svegliato e aveva sentito l'esigenza di sentire la sua voce, vedere il suo sorriso, commettendo uno dei suoi più grandi errori. Lei era così forte che anche lui si sentì tale.
Anche se lontano da lei, non smise mai di esserle vicino in qualche modo, non poteva separarsi da lei e preferì vegliare sulla sua sicurezza.
Non smise neanche quando lei morì all'età di sessanta anni, portando un giglio bianco alla sua tomba, come ricordo di quella notte in cui rimasero stregati dalla luna.
La mia intera esistenza fu segnata da quel fiore che trovavamo sul davanzale della finestra, e mia madre non mi disse mai chi fosse a lasciarglielo, ma quando succedeva mi accarezzava con dolcezza i capelli e mi fissava a lungo negli occhi, come se volesse comunicare con qualcuno.
Decise di raccontarmi di Harry Potter solo la notte prima di morire. Parlò, parlò senza mai una tregua e conobbi mio padre attraverso le sue parole. Mi furono aperte nuove porte che credevo di ignorare, mentre la rabbia per il suo abbandono cominciava a farsi strada in me.
Lui sapeva di me, eppure ero cresciuta sola con mia madre. Più di una volta le domandai perché non l'avesse cercato, rinunciando alla solitudine. Avevo imparato a conoscere una Hermione Granger forte, combattiva, diversa dalla donna che giaceva in quel letto. Non era giusto che lei fosse stata costretta a rinunciare all'amore, quando poteva essere felice al fianco del suo uomo. Al fianco di mio padre. Che razza di eroe era Harry Potter?
Lei si limitava a sorridermi e a scuotere la testa, come se stesse parlando a una straniera.
"Tu sei il frutto di quanto si sbagliava. Quando ti guardo, io vedo lui. Vedo i miei sogni e il suo grande amore. Nella vita bisogna fare delle scelte, ma anche delle rinunce, e nel mio caso la rinuncia mi ha portato qualcosa che nessuna conquista mi avrebbe donato. Non odiarlo, perché lui vuole questo da te, in modo che tu possa essere al sicuro."
"Io voglio vederlo..." La mia protesta sembrava inutile e stupida in quel contesto.
"Guarda la luna, guarda la luna."
Furono queste le ultime parole di mia madre che mi rimasero per sempre impresse nella memoria. Niente era stato facile per i miei genitori e le loro vicissitudini mi avevano mostrato quanto fossimo piccoli, quasi invisibili, agli occhi di Colui che aveva progettato le nostre esistenze.
Hermione Granger si era spezzata, e mio padre si era portato con sé una parte di lei. Se non ci fossi stata io, credo che mia madre si sarebbe alzata da quel letto e sarebbe corsa da lui, l'avrebbe preso a schiaffi e, alla fine sarebbero rimasti insieme. Invece pur di proteggermi, decise di rinunciare al suo sogno, perché era in quella stessa stanza. Ero io. Sapevano che quella notte sarebbe stata l'unica, ma a nessuno dei due importava e alla fine, riuscii ad accettare anche le scelte di mio padre.
Quel giorno trovai un giglio bianco sulla mia finestra e sorrisi alla luna.





NdA: *piange disperata* Adoro questo capitolo finale, è molto diverso dagli altri, perché scopro tutte le carte, compreso il narratore ;) Questa storia è stata un esperimento, come molte delle mie storie, perché se c'è una cosa che amo fare è mettermi alla prova! Spero che vi sia piaciuta e che non vi abbia deluso.
La prossima storia, e questa sarà l'ultima, cavalcherà questa scia di mistico-fede e troveremo alcuni dettagli religiosi che spero non vi disturbino. Pace e amore, ragazzi ;)

An endless loveDove le storie prendono vita. Scoprilo ora