03. Davvero divertente, Justin

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❀ L y d i

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 Mi rigirai per la milionesima volta nel sacco a pelo che mi aveva gentilmente prestato Adele. Avevo trascorso l'intera notte in bianco, fissando il soffitto della grande stanza della mia amica, percependo il respiro pesante di quest'ultima che una volta arrivata a casa era crollata in un sonno profondo dal quale sarebbe stato difficile svegliarsi.  

Aveva bevuto molto; quando Justin ci raggiunse al locale, dovette prenderla in braccio e adagiarla sui sedili posteriori. Di canto mio, mi sedetti in tal modo da posizionare la sua testa sulle mie ginocchia nude, scampando così all'imbarazzante opportunità di dovermi sedere sul sedile anteriore, di fianco a Justin.

Una parte di me continuava ad impormi di stargli alla larga, mentre la parte meno razionale del mio essere mi incitava a conoscerlo, a risultare loquace nei suoi confronti. Mi intimoriva; abbatteva le mie difese, il mio essermi sempre e comunque imposta superiore agli uomini per paura di essere presa in giro, convinta delle mie capacità da seduttrice.

Titubante decisi di darci un taglio con il rigirarmi senza sosta e mi alzai da terra, scoprendo le mie gambe nude coperte da un paio di pantaloncini larghi fin sotto le cosce. Legai con un elastico che portavo sempre al polso i lunghi capelli biondi e in punta di piedi uscii dalla stanza, socchiudendo la porta lentamente. Avevo bisogno di prendere una boccata d'aria; nella stanza la puzza di alcol e fumo era diventata insopportabile.

Una volta raggiunte le scale scesi i gradini uno per uno, senza produrre alcun rumore molesto: non era casa mia, ero comunque un ospite e sarei dovuta andarci con calma. Accompagnata dalla fioca luce di un sole appena sorto mi avviai verso la sala da pranzo e una volta dentro e localizzata la poltrona singola in pelle, mi buttai a peso morto su quest'ultima, sospirando.
Massaggiai una tempia e socchiusi le palpebre: ero stanca, non avevo chiuso occhio e pareva tanto che il cervello volesse esplodere da un momento all'altro, tanto era atroce il mal di testa.

Quando tutto parve essere avvolto dal più tombale dei silenzi, qualcosa mi fece sobbalzare, o meglio dire la voce di qualcuno.

"Non riesci a dormire?" mi domandò una voce roca.

Sobbalzai, portando una mano sul petto; disteso sul divano, un po' più in là dalla poltrona, Justin mi fissava con insistenza e superiorità, nonostante il viso impastato dal sonno.
Non lo avevo visto, non mi ero proprio resa conto della sua presenza.

"N-no" balbettai, incastrando i miei occhi verdi nei suoi caramellai.

Indossava una semplice canottiera bianca e il pantalone nero di una tuta. Si alzò dolcemente, stirando i muscoli delle braccia e sbadigliando; risultava così indifeso, tanto da farmi sorridere istintivamente.

"Neanche io" annunciò poco dopo.

Annuii non sapendo come ribattere e me ne stetti in silenzio, aspettando che continuasse a proferire parola.

"Adele dorme?" chiese poco dopo. Io annuii di rimando e lui eseguì i miei stessi movimenti con il capo un secondo successivo.

La tensione era pungente; la sentivo bruciare sulla mia pelle. Deglutii rumorosamente, intenta a sbollire gli animi che per qualche strana ragione, ogni volta che ero in sua compagnia erano in continua crescita. 

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