L y d i a
Stavo gelando. Il cubetto di ghiaccio a contatto con la mia pelle calda mi stava facendo rabbrividire; le gelide goccioline continuavano a solcare il mio collo e le mie clavicole mentre speravo con tutta me stessa che quella tortura potesse trovare fine. Tenni gli occhi serrati per tutto il tempo, incapace di pensare lucidamente. Come eravamo passati dal dover parlare al procurarci piacere?
Continuavo a gemere, ad emettere suoni grutturali che lo incitavano a continuare. Quando il ghiaccio si era ormai sciolto tra le sue mani, Justin prese ad accarezzarmi la mandibola destra, delicatamente. Si morse il labbro fissandomi dritta negli occhi e poco dopo affondò il pollice tra le mie labbra, andando a sfiorare la lingua.
Sgranai gli occhi, presa alla sprovvista.
"Lecca" mi ordinò duramente.
Scossi il capo senza pensarci due volte: il suo dito era bagnato e freddo. Cominciò a muoverlo all'interno della mia bocca e non potetti fare a meno che acconterarlo e iniziare a giocare con il suo dito, passandovi sopra la calda lingua. Justin gemette leggermente, godendosi il momento erotico.
Ero così imbarazzata: non sapevo cosa ci trovasse di eccitante in quella pratica. Non ero un'esperta, per me quella era una nuova esperienza a tutti gli effetti. Chissà cosa provasse ogni qual volta leccavo lentamente il suo dito, sentendo il suo sapore nella mia bocca. Non sapevo farci ma avevo capito che più lentamente lo assaporavo, più lui godeva.
Ritrasse il dito dopo qualche altro secondo, passandolo umido sulle mie labbra, accarezzandole lentamente, quasi avesse paura di rovinarle.
"Dannazione!" esclamò di punto in bianco.
Si allontanò passando una mano tra i capelli biondi che gli ricadevano sul viso, portandoli indietro. Cominciò a camminare da destra verso sinistra con il capo basso, farfugliando qualcosa di incomprensibile.
Io, di canto mio, mi alzai sui gomiti per godermi al meglio la scena dei suoi muscoli tesi. Non mi sarei mai stancata di quella panoramica.
"Sono un idiota, scusami" disse pentito.
Un velo di tristezza attraversò il mio volto: sapevo altrettanto bene che era sbagliato, ma oramai c'eravamo tutti e due dentro. Sentivo il bisogno di lui, volevo che continuasse. Me ne sarei pentita il giorno dopo, ma il futuro in quel momento non aveva lo stesso valore del presente, decisamente più interessante.
"Justin, per favore, continua..." lo incitai ancora sdraiata sulla scrivania. Non sapevo fino a quando sarei riuscita a risultare attraente, in fin dei conti ero sempre una ragazzina inesperta. Lui un uomo che avrebbe potuto desiderare di meglio.
Justin si voltò a fissarmi ardentemente: il suo sguardo era penetrante, intenso, intimidatorio. Deglutì rumorosamente, respirando con fatica. Stavo riuscendo nel mio intento.
"Non dire così, smettila" scosse il capo, cercando di tornare lucido. Io lo desideravo: volevo che mi toccasse, mi baciasse, mi spogliasse e mi prendesse su quella scrivania. Eppure avevo paura, tantissima. La mia mente, le mie fantasie lo volevano ma il mio corpo no. E in quel momento la mia testa stava avendo la meglio.
"Per favore" iniziaia a pregarlo. Sembravo una bambina che pregava il proprio genitore di portarla al parco o di comprarle le caramelle.
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The Feeling
Fiksi PenggemarJustin Bieber è un affermato avvocato canadese. Sposato e con un matrimonio disastroso a cui far fronte, si renderà presto conto di essere attratto dalla migliore amica di sua figlia. |PRIMO CAPITOLO DELLA TRILOGIA DI THE FEELING| |FORTI CONTENUTI...
