L y d i a
Tenevo le mani strette attorno alla tazza fumante e calda e sedevo in mezzo alle gambe di Justin, entrambi sul divano, con addosso la sua maglietta, il suo profumo. Lui era poggiato con la schiena contro lo schienale in pelle e stringeva le sue mani attorno alle mie cosce nude. La mia schiena era schiacciata contro il suo petto tonico, il mio capo invece sulla sua spalla: sarei voluta rimanere in quella posizione per sempre, coccolata tra le sue braccia. Di tanto in tanto accarezzava la mia calda pelle, io invece delineavo i contorni dei suoi tatuaggi sui suoi avambracci con l'indice, facendolo sorridere tra i miei capelli.
"Vorrei tanto farne uno" ammisi sottovoce. Non volevo che la tranquillità che si era venuta a creare fra di noi venisse spezzata da un tono di voce troppo acuto.
"Saresti uno spettacolo con un tatuaggio addosso" constatò, accarezzando le mie cosce. La mia pelle fremeva sotto il suo tocco delicato. "Cosa ti piacerebbe come primo tatuaggio?" domandò poco dopo.
"Direi un girasole" i miei fiori preferiti in assoluto. Lo si poteva benissimo constatare mettendo piede in casa mia, infatti Justin scoppiò a ridere. Io mi voltai fingendomi offesa e lui come risposta mi stampò un bacio casto sulle labbra, poi tornai a dargli le spalle. "A me piacciono, lo sai bene" bevvi dalla tazza.
"Lo so, per quanto mi riguarda ne sei ossessionata" ingigantì la cosa.
"Erano anche i fiori preferiti di mio padre. Almeno, è così che dice mia madre" abbassai lo sguardo sul liquido scuro all'interno della tazza, incupendomi.
Calò il silenzio: Justin mi strinse maggiormente a lui, eravamo un tutt'uno. Le sue gambe coperte dai jeans erano attaccate alle mi nude.
"Non me ne hai mai parlato" disse cercando di risultare il più gentile possibile.
Non ne avevo mai parlato con nessuno, neanche con Adele. Mio padre non lo avevo mai conosciuto, per me era come se fosse un estraneo a tutti gli effetti nonostante avessimo lo stesso sangue. Sapevo qualcosa sul suo conto dolo grazie ai racconti di mia madre e potevo conoscere il suo aspetto attraverso le fotografie, per il resto era un capitolo della mia vita completamente vuoto, solo pagine bianche.
"Non mi piace molto parlarne" ammisi. "Di lui so poco e niente. Mia madre non ama molto raccontare qualcosa sul suo conto. Diciamo che tutto quello che so, l'ho costretta a dirmelo"
Mia madre ha sofferto molto la perdita di mio padre. È restata sempre fedele a suo marito, nonostante l'avessi pregata più volte di ricostruirsi una vita. Era troppo giovane per lasciarsi abbattere. Sarei sempre rimasta al suo fianco, ma il distacco fisico sarebbe stato inevitabile quando avrei dovuto pensare alla mia famiglia e ai miei progetti. Su di me avrebbe sempre potuto contare, avrebbe avuto bisogno di qualcuno che non l'avrebbe mai lasciata sola.
"Capisco" farfugliò. "Mi dispiace se sono stato troppo...invadente" ammise sinceramente.
Io scossi il capo, voltandomi velocemente.
"Non preoccuparti. Per quanto mi riguarda, non sarai mai invadente nei miei confronti" dissi fissandolo negli occhi. Lui tenne il suo sguardo fisso nel mio e poi sorrise.
Mi avvinghiai sulle sue labbra mentre la sua mano andò a posarsi dietro la mia nuca, l'altra era ancora premuta sulla mia coscia: per qualche secondo rimanemmo in quella posizione, poi decisi di voltarmi con l'intero corpo. Tenni le ginocchia premute sul divano, afferrai il suo volto con entrambe le mani dopo aver posato la tazza sul tavolinetto di fronte a noi e ricambiai il bacio carico di passione. Strinsi le sue guance tra le mie dita, nel contempo le sue mani afferrarono i miei fianchi. Tenni la testa bassa visto che lui era seduto ed io inginocchiata sul divano tra le sue gambe aperte. Quando ci staccammo mi scansò una ciocca di capelli, portandola dietro l'orecchio, guardandomi dal basso.
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The Feeling
FanfictionJustin Bieber è un affermato avvocato canadese. Sposato e con un matrimonio disastroso a cui far fronte, si renderà presto conto di essere attratto dalla migliore amica di sua figlia. |PRIMO CAPITOLO DELLA TRILOGIA DI THE FEELING| |FORTI CONTENUTI...
