13. E tu che ci fai qui?

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L y d i a

Dovevo vomitare.

Sentivo la gola bruciare a causa delle bottiglie di vodka bevute troppo velocemente. Mi dondolavo sull'altalena del parco, percependo il freddo picchiare contro il mio viso rosso. Un piede a terra per darmi la spinta e l'altro penzolante; il cielo era cupo, neanche una stella visibile. Il petto doleva, percepivo l'alcool scendere sempre più giù fino a farmi girare la testa e mandare in subbuglio lo stomaco. Socchiusi gli occhi mentre lo spazio circostante prese a roteare, facendomi sbandare con il capo. Quando riaprii le palpebre la figura di Adele mi si piantò davanti, anche ella con una piccola bottiglia piena di vodka stretta in una mano.

"Alzati, andiamo a comperare della coca. Devo diluire questo schifo" mi disse.

Annuii alzandomi lentamente, non ce l'avrei mai fatta da sola nonostante il supermercato fosse dall'altro lato della strada. Massaggiai una tempia con due dita, finché il rumore assordante di uno sparo mi fece sobbalzare ed imprecare contro un gruppo di ragazzi non poco distante del quarto anno. Se la stavano spassando a spaventare gli altri con i loro stupidi giocattoli scoppiettanti.

"Vuoi una mano?" domandò Adele afferrandomi il braccio destro saldamente.

"Ce la faccio, non preoccuparti. Piuttosto quegli idioti devono darci un taglio" commentai, urlando sul finale. Alcuni di loro scoppiarono a ridere, senza dare peso alle mie parole. "Andate al diavolo" bisbigliai, facendo sorridere Adele.

"Max, vuoi venire con noi?" domandò la mia amica ad un ragazzo, il quale era intento a chiacchierare con alcuni compagni su uno dei tanti tavoli di legno sparsi su tutto il grande parco. Lui alzò il pollice in aria e ci raggiunse in un batter d'occhio.

Frequentava il nostro stesso anno ma diversa sezione. Un ragazzo piuttosto carino, di carnagione olivastra e di origini argentine. Capelli neri come la pece e occhi scuri. Dimostrava anche meno di diciotto anni, a parte ciò era abbastanza desiderato. Era stato bocciato l'anno precedente, così fu reinserito in una nuova classe. Indossava la sua solita felpa grigia e i jeans chiari, il cappellino con la visiera rigorosamente posizionata sul retro e il cappuccio della felpa sul quest'ultimo. Come tutti portava in spalla uno zaino carico di alcolici.

Anche io ne indossavo uno ma a causa delle mie non lucide condizioni, stava cominciando a pesare.

"Chicas!" esclamò affiancandoci.

Si voltò verso di me e poco dopo mi scoppiò a ridere in faccia, facendomi strizzare gli occhi a causa del mal di testa. Dovevo andare in bagno, non avrei resistito ancora per molto.

"Lydia, dovresti vederti. Non sei per niente un bello spettacolo" mi disse senza indugi. Lo mandai a quel paese alzando a mezz'aria il medio e mi diressi davanti ad entrambi verso il marciapiede, senza preoccuparmi di passare attraverso alla siepe che delineava il confine del parco.

Mi bloccai di fronte al semaforo rosso ma rendendomi conto che le vie erano deserte, attraversai il tratto di strada per ritrovarmi sul marciapiede opposto. Max e Adele mi corsero dietro non riuscendo a tenere il passo. Mi strinsi dentro il caldo cappotto e portai le mani sullo zaino, facendo molta attenzione a non scuotere ulteriormente le bottiglie. Ne avevo già frantumata una, infatti lo zaino era fradicio di vodka.

Ero infreddolita: il vento soffiava contro il mio volto che sentivo bruciare, scommetto di essere diventata ancor più rossa di quanto già non lo fossi. Non volevo seminare i miei amici, volevo trovare un bagno il prima possibile. Mi sentii afferrare per un braccio di colpo e mi voltai, ritrovandomi Adele con il fiatone.

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