23. Stiamo facendo l'amore

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J u s t i n

"Justin!" mi sentii apostrofare.

Alzai di colpo lo sguardo, fermando i miei piedi a terra. Quando mi voltai, vidi la figura di Caren avvicinarsi all'altalena. Mi ero concesso un momento di tranquillità, in solitudine, proprio come amavo fare anni prima. La donna teneva un ombrello chiuso in una mano mentre ne sorreggeva un altro aperto sopra la sua testa. Camminava a grandi passi per contrastare la neve.

"Perché sei uscito di casa con questo freddo?" domandò quando fu abbastanza vicina. Io non risposi, lei attese qualche secondo e poi sospirò. "Torna a casa" disse semplicemente. "Adele sarà già rincasata" proseguì.

Conobbi Caren durante una delle tante feste del sabato sera. Ricordo come se fosse ieri il momento in cui la vidi entrare nel locale con al seguito le sue fidate amiche; con le sue gambe nude e slanciate, i capelli lunghi corvino, il rossetto rosso sulle labbra carnose e un sorriso a trentadue denti. Era stupenda. Fu amore a prima vista. Io a quei tempi ero da considerarmi un ragazzino del tutto inesperto, con i capelli che mi ricoprivano la fronte e un stile nel vestire del tutto discutibile. Sapevo per certo che lei, nonostante avessimo la stessa età, non mi avrebbe mai considerato, per tanto mi arresi prima ancora di tentare. Tormentò i miei pensieri per molto tempo: frequentavo il solito locale solo per poterla vedere, anche se da lontano. Potevo permettermi solo di ammirarla, senza poterle parlare. Aveva al seguito molti pretendenti, sicuramente più attraenti di me e delle mie camicie a quadri.

Dopo lungo andare, mio fratello decise di aiutarmi. Si vedeva da lontano un miglio che ne ero perdutamente innamorato: mi brillavano gli occhi ogni qual volta la vedevo arrivare, il cuore accelerare il battito e le mani iniziavano a sudare. Jason se ne accorse, conoscendomi. Durante una delle tante serata, mi afferrò per un braccio e mi lanciò addosso a Caren di proposito. Lei del tutto furiosa si voltò e quando notò la mia figura, si addolcì immediatamente. Mi sorrise. Da quel sorriso iniziò tutto. È buffo come la persona che mi ha aiutato a compiere il primo passo, sia stata la stessa che mi ha distrutto la vita.

Mi alzai dall'altalena e le afferrai tra le mani l'ombrello: il suo volto non era mutato di una virgola. Era rimasta la meravigliosa ragazzina di cui mi ero innamorato molti anni prima. Le labbra sempre rigorosamente rosse, i capelli un tantino più corti, ma sempre lucidi e setosi. L'avevo amata con tutto me stesso: avevo creduto fortemente che lei potesse rendermi la vita migliore.

"Grazie" sussurrai. Lei mi sorrise lievemente e ci incamminammo insieme verso l'entrata del parco.

Aprii l'ombrello e quando lo feci, un'ombra dall'altro capo della strada catturò la mia attenzione. Mi voltai di scatto, notando una figura allontanarsi velocemente, divenire sempre più piccola. Inarcai le sopracciglia ma venni richiamato dalla voce di Caren che mi incitava a proseguire.

Casa nostra non era molto distante, non passò molto prima che io potessi finalmente mettervi piede e percepire il calore del caminetto acceso invadermi da capo a piedi. Mi lasciai sfuggire un sospiro di sollievo: le mani erano gelide, lo stesso il mio naso e le gote. Tutto quello di cui avevo bisogno era bere qualcosa di caldo e rilassarmi. Sfilai via il cappotto bagnato e lo appesi al suo posto sull'appendi abiti nel corridoio.

Caren in silenzio fece lo stesso, posando nel porta ombrelli i due ombrelli ricoperti di neve. Nonostante fosse marzo, la neve non aveva intenzione di cessare. Per mesi interi le temperature erano rimaste fisse sotto lo zero. In assoluto l'inverno più gelido da quando ne avessi memoria.

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