Giovedì a kung fu
Percorrevo nuovamente il corridoio per arrivare agli spogliatoi della mia palestra. Non vedevo l'ora di vedere Christian... Ehm, no, cioè, non vedevo l'ora di allenarmi! Ecco! Ecco che, mentre mi stavo per tirare sui pantaloni nello spogliatoio, sentii aprire la porta. Mi buttai dietro a quest'ultima e di scatto alzai i pantaloni. Entrò Christian...Lui rimase senza parole, potevo vedere una specie di ghigno sul viso e una certa eccitazione nei suoi occhi, o mio Dio!
"scusa... non sapevo che fossi qua... mi aveva chiesto Ale di controllare se c'eravamo tutti o mancava qualcuno" "non preoccuparti, sono vestita..."
"quasi morta ma vestita" sussurrò la mia vocina interiore che mi fece sorridere. Quando uscii vidi una ragazza. Era magra, alta e castana. Si attaccò a Christian e lei gli baciò una guancia. Lui aveva l'aria divertita con quella ragazza. Lei alzò gli occhi e mi vide. Mi sorrise tentando di segnalarmi con lo sguardo la sua proprietà. Ma chi te lo tocca? Oca del cazzo. Il fastidio era diramato in tutto il mio corpo. Ma perché? Avevo un vuoto al cuore vedendo quella morettina. E non sapevo manco capirmi. Una forte pugnalata che dovetti sopportare. Ma che mi aspettavo esattamente? Era tutto un film mentale.
I ragazzi entrarono facendo l'abituale inchino alla palestra. Prima di iniziare il saluto, non potevo astenermi dal raccontare ad Alice l'imbarazzante accaduto... Fingevo d'essere felice
"non hai idea, se non mi buttavo dietro la porta mi vedeva in mutande!"
"oh e non sai quanto avrei voluto che fosse successo... magari se lo fosse stato anche lui" commentò la mia fastidiosa e impertinente vocina interiore. Un allenamento non così tanto tosto. Perché era soltanto il primo giorno. Ale annunciò l'esercizio. Aveva dato delle nozioni di base a tutti i nuovi. Le cose principali sui pugni, calci, parate e cadute. Fondamentali per quando, a breve, sarebbe subentrata l'altra parte caratteristica di questo sport, fondamentale per il Sanda: le proiezioni, ovvero come far cadere l'avversario. Sanda è combattimento, tutte le arti marziali assieme (arti marziali miste). Cioè, appunto, tutti i tipi di calci, pugni e proiezioni: queste tre cose sono le uniche ammesse in gara. Poi, però, sperimentavamo un po' anche prese, ginocchiate, leve, strangolamenti e qualcosa di lotta a terra. Di solito, lavoravamo tutti assieme e non ci dividevamo ingruppi durante l'allenamento. Ale mise alcuni ai sacchi e altri provavano a fare un po' di sparring. Avevamo messo guantoni e para tibie. Lo fece fare solo ad alcuni che avevano bisogno di riprendere subito la lotta. Ai sacchi c'erano dei ragazzi nuovi, arrivati oggi, con cui mi ero presentata ma di cui non ero sicura di ricordare i nomi. Anzi, non lo ero per niente! Era tipico che arrivassero persone nuove, magari solo per provare.
"allora sei pronta bimbetta?" la fastidiosa voce di Christian mi fece distogliere l'attenzione dai ragazzi ai sacchi, la sua voce era, però, anche affascinante, sensuale, eccitante...Okay, basta Sara! Guardai velocemente Ale controllare i ragazzi ai sacchi e, poi, mi voltai verso Christian guardandolo male
"prontissima, potrei farti diventare Cristina da oggi" non sapevo come mi fosse uscita questa idiozia, ma lo vidi sbarrare gli occhi e squadrarmi divertito. Si mise a ridere senza trattenersi e mi guardava anche un po' colpito
"dovrei avere paura scricciolina mia?" disse guardandomi come fossi una bambina. Mia? Aveva usato l'aggettivo possessivo "mia"? Con me? Seriamente? Il fatto che mi piacesse mi metteva davvero a disagio, se pensavo, oltretutto, che era una specie di fratellastro... E, in aggiunta, sapevo che si stava frequentando, o per meglio dire stava andando a letto, con una ragazza che non avevo capito chi fosse! In quel momento mi alterai sul serio
"oh, non fare lo sbroffo Christian" lo guardai e pensai al fatto che questo ragazzo aveva comunque fatto tanto. Forse, per difesa voleva far credere che non avesse un cuore. Ma sapevo che non poteva essere così. Sapevo dell'amore che aveva per la donna che l'aveva cresciuto, Anna... E per sua sorella acquisita che è cresciuta con lui, Palma. Sapevo quanto tenesse ai ragazzi con cui rappava, il suo gruppo. E metteva molto cuore nell'allenare, a volte, ragazzi e ragazzini della palestra, aiutando gli istruttori.
"tu stai allenando ancora i pischelli vero?" dissi guardandolo con interesse e ammirazione.
Lui mi guardò colpito e divertito da una domanda così spontanea e nata dal nulla. Sorrise teneramente
"sì, ogni tanto mi fa sempre piacere. È bello allenare. Come mai 'sta domanda Saretta?" disse osservandomi
"beh, così, volevo sapere se lo facevi ancora. È davvero ammirevole che aiuti dei ragazzini, insomma, a non stare per strada e a far qualcosa di utile, che possa essere una passione"
restava zitto assaporando le mie parole, mosse la testa per annuire
"già, esattamente" disse osservando un punto davanti a me "e poi è stra bello perché ho sempre la figa a portata di mano" disse poi guardandomi in modo sicuro di sé, come se fossi ricomparsa solo in quel momento
"sei davvero un cretino" dissi ridendo senza riuscire a trattenermi. Guardai la sua divisa, quella per le gare. Una divisa dell'Adidas come la mia, tutta blu. Le sue gambe erano belle grosse e muscolose. Mentre ridacchiava ci preparammo in guardia e ci guardammo fissi, i suoi occhi mi folgorarono. Erano così... Immensi.
"forza, fammi vedere, io vado piano" disse mostrando un doppio senso, ma anche un ghigno divertito che annunciava tutto il contrario di quello che stava promettendo, sicuramente nel senso perverso in cui lui stava lasciando intendere. Che cavolo stava succedendo? Non risposi, ero troppo imbarazzata. Partii subito con un colpo alla sua pancia. Seguito dal secondo pugno. Ottima risposta a quello che aveva detto
"mica male" un suo pugno, assolutamente non al massimo della sua forza, ma credo manco alla metà, mi prese in pieno viso. Ci muovevamo stando in guardia e cercavo di prendere il suo viso invano. Lui mi segnalava con dei colpi ogni volta che la guardia non andava bene. Ma dopo due tentativi andai a segno, faccia e pancia
"tendi ad aprirti, chiudi i gomiti" mi disse toccando le mie braccia e stringendomi i gomiti. I nostri occhi si immersero e rimasero fissi per qualche secondo. Una sensazione paradisiaca, mi sentii soppiantata. Era fantastico, bellissimo... Ma che cosa cazzo mi stava venendo in testa? Un suo pugno a gancio toccò la mia faccia, senza farmi troppo male.
"non farti distrarre, Saretta. Se mi guardi così non puoi difenderti" scossi la testa colpendolo con dei calci e pugni. Quando lo presi bene con un calcio laterale allo stomaco, lo vidi indietreggiare e accusare il dolore. Subito dopo fece una risatina, toccandosi il punto e facendo un solito ghigno. Era certo che un suo calcio mi avrebbe ucciso, pensai divertita. Non ci mise niente a riattaccare e, poi, entrare in proiezione. Non capii manco cosa fosse successo e mi ritrovai a terra. Mi fermò i polsi e mi guardò intensamente per un attimo. Mi sentii rabbrividire, là per terra... Mi fece alzare, i guantoni non trasmisero troppo il contatto che sembrava assurdamente inebriarmi. Tornando in guardia continuavo a guardarlo cercando dimostrare tutta la sensualità. Certo che in quell'occasione non ero proprio il massimo. Quando stava per attaccare riuscii a buttarmi sotto alle sue caviglie e proiettarlo a terra. Gli andai vicino
"non farti distrarre Chri" dissi sorridendogli. Lo aiutai ad alzarsi mentre stavamo ridendo assieme. La sua frase restava nella mia testa
"se mi guardi così non puoi difenderti..." Forse perché era davvero così. Se lo guardavi in un certo modo non potevi più difenderti, mai più. Non era possibile che se mi si avvicinava... Non sapevo cosa mi succedesse! Sapevo benissimo che Christian si divertiva a usare le ragazze giusto per farle invaghire.
"amore, andiamo?" disse l'oca dai capelli mori, attaccata a Christian, alla fine della lezione. Lei mi guardò con un'occhiata di sfida
"sì... Eccomi..." Christian si allontanò con lei. La faccia scocciata, perché evidentemente sentiva che questa ragazza si stava allargando. Uscii dal corridoio e con mio padre salii in macchina per andare a casa.
Lunedì
Era il primo giorno di scuola e capibile è l'emozione per la quarta liceo... Ovvero la piena, pienissima adolescenza. Presi il pullman alle sette del mattino e quando salii, il calduccio scacciò dal corpo il freddo che si trovava giù. Mi sedetti ai posti in prima fila, vicino al finestrino. Il lento viaggiare del pullman faceva addormentare. Arrivammo a Carnate e a una fermata di lì mi parve di vedere Christian. Dal finestrino c'era la sua splendida immagine sfocata ed era vera più che mai. Il pullman aprì le porte a quella fermata e io guardavo fremente, speravo con tutte le forze che Christian salisse. Ma il pullman chiuse le porte e andò avanti.
Eccomi seduta in classe. Alla seconda ora e negli occhi ancora molto sonno... Improvvisamente vidi la faccia della prof. diventare quella di Christian. Scossi la testa, ma quel viso rimase. Così mi convinsi che era lui
"allora? Sara? Come facciamo a fare la percentuale di un numero?" mi domandò. Mi sentivo impazzire... Quello doveva essere Christian! Non poteva essere altro. Una compagna ebbe le sembianze di quella ragazza che era venuta in palestra. La guardai e mi sentii trafiggere il cuore. La ragazza chiese
"prof. io non ho capito..."
ma perché? Cosa stava succedendo?
"allora, ripeto..." disse la prof.
"basta!" tutti si zittirono, quel "basta" l'avevo forse urlato io? La testa mi girava, niente era più vero... Quando riaprii gli occhi, era suonato l'intervallo e i compagni uscivano dalla classe. In quel momento vedevo tutto chiaro, la ragazza era tornata la mia compagna. Aspettai Eleonora, un'amica con cui uscivo ogni tanto. Lei arrivò e insieme andammo a prendere un caffè
"hai dormito, Sara? Per tutta l'ultima ora?" stava sorridendo
"non lo so neanche io" sospirai e non lo sapevo davvero! Quindi era stato tutto solo un sogno!
Meno male!
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LA LUCE E L'OMBRA (PARTE 1)
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