Christian se ne andò dalla camera, dandoci un ultimo sguardo e salutai la piccola, che oramai era come una sorellina per me. Accarezzai i lunghi capelli marroni a boccoli e quel suo faccino da bambola. La bambina sorrise
"che facevi con mio fratello?"
"niente, Palmetta, parlavamo"
"ah sì? Sicura?" mi misi a ridere e annuii "lo sai, a volte vorrei che lui non sta sempre male..."
"perché sta sempre male?" dissi guardando il suo faccino
"perché non lo so. Sta così tanto da solo..."
"è normale... che voglia stare un po' solo" dissi tremando fra me e me
"a me dispiace, anche se in realtà lui non è mio fratello davvero" disse
"eh, lo so, ma che c'entra... tu gli vuoi bene come una sorella"
"certo. Gliene voglio tanto... e tu ce ne vuoi?" io sorrisi e scoppiai a ridere
"certo che ve ne voglio... a tutti quanti"
"soprattutto a Chri, di' la verità" disse con il sorriso, l'ironia e la spontaneità propria, solitamente, di una napoletana
"gliene voglio tanto anche io..." dissi sorridendo "volevo farti vedere queste foto" disse porgendomi il telefono per farmi vedere foto di Instagram. Mentre uscimmo dalla camera, scorsi Christian allontanarsi velocemente.
Dopo un mese di vacanza io e la mia "famiglia" tornammo a casa. Il dolore di non sentire più colui che hai amato era fortissimo, era difficile continuare a vivere normalmente e fumavo parecchio. Il desiderio del corpo dell'altro era prorompente, anche quello di sentirne la voce o quello di stare vicini a parlare, mancava l'appoggio di lui. Non mangiavo più bene, non dormivo bene, non ero mai stata così. Nonostante le cose negative, nonostante fosse successo quell'episodio della quasi violenza a cui pensai costantemente rimuginandoci sopra, non avere vicino Christian era il male più grosso, era la cosa peggiore e più brutta che mi trovavo a sopportare.
Tutti insieme noi di kung fu decidemmo di fare un incontro in palestra per mangiare insieme e darci un degno saluto. Io percorsi il corridoio della palestra con un paio di bibite in mano, ognuno contribuiva con qualcosa. Christian non mi degnava di uno sguardo e mi continuava a fare battute acide
"tu cosa avresti portato?"
"e tu piuttosto?" reagii infastidita
"hai portato le barbie?" disse lui sussurrandomi all'orecchio
"e tu qualche pista?" sussurrai. Okay, forse avevo esagerato... Me ne pentii subito. Lui sbarrò gli occhi e mi spinse sopra a un muro tenendomi per un braccio
"provaci ancora, stronza"
"vaffanculo" dissi sentendomi scorrere la paura. Mentre guardavo il suo viso serio, la bocca pressata e gli occhi immensi. Mi piegò il braccio dietro alla schiena e mi bloccò davanti a se. L'istruttore Alessandro ci guardò e Christian disse
"Ale, stiamo solo provando delle prese"
"sì ma non è il momento, forza" esclamò il maestro
"lasciami o urlo" dissi senza voler usare un tono erotico, ma lui mi scrutò vicino al mio viso
"sta' zitta" continuammo ad allenarci senza calcolarci. Era davvero indisponente e lo era stato tutta la giornata. Io sapevo che, nonostante questo, Christian era empatico e aveva un'intelligenza emotiva. Quel giorno sarei dovuta tornare a casa con un pullman. Non avevo, questa volta, passaggi dei genitori. Erano andati via quasi tutti i giovani del gruppo e stavo andando a riporre degli oggetti in una stanza al piano di sopra della palestra. Aprii la porta e mi trovai, poco distante da me, proprio Christian. Sobbalzai e restai a guardarlo. In quel momento era vestito normalmente. Una camicia bianca e dei jeans chiari, una cintura nera con una chiusura dorata. Ero senza parole...
"smettila di fissarmi così" disse con un ghigno
"che fai ancora qua?" dissi deglutendo
"posavo delle cose" disse lui con aria ferma e sicura di sé. Si avvicinò a me e mi fissò da farmi sentire molto più piccola. Si vedevano un po' dei suoi tatuaggi. I capelli erano sbarazzini, scuri, con occhi neri e profondi
"beh, dunque? Che cerchi?" non risposi e mi limitai a guardarlo male. Gli occhi mi caddero sui jeans a vita bassa, distolsi subito lo sguardo da là. Lui sorrise e accese una sigaretta, dopo essersi accomodato su una sedia
"qua non puoi" lui fece come se non mi sentisse
"Christian" dissi più decisa
"vieni a togliermela" mi avvicinai e la sfilai dalla sua bocca, lui se la fece togliere e rimasi vicino a guardarlo. Christian mi avvolse la vita e mi tirò seduta sopra di se, mi fissò e immerse le labbra nelle mie. La sigaretta cadde a terra. Spalancai la bocca, mentre mi baciava muovendo la sua lingua o mordendomi il collo e il mento. Gemetti e mischiammo ancora le lingue. Attaccate tra di loro. Io mi sentivo cedere e tenevo le mani sulle sue spalle, sentivo calore nel mio sesso che iniziava a bagnarsi. Christian mi succhiò voracemente il collo, poi spinse la lingua ancora nella mia bocca. Mi sfiorò il seno con le mani. Poi ci guardammo entrambi, la voglia l'uno dell'altro ci lasciava storditi
"non ero una ragazzina?" dissi deglutendo
"frega poco" sentivo battere il cuore, sospiravamo e respiravamo entrambi in modo irregolare. Ci baciavamo ancora. Lui stringeva i miei capezzoli entrando nei vestiti, mentre le lingue si esploravano. Sotto di me sentivo l'erezione di Christian indurirsi, mentre emetteva dei versi gutturali. Questo mi faceva uscire ancora di più di senno. Mi posò su un materasso della stanza e mi tolse i vestiti in un attimo. Quando aprii gli occhi, lui si era abbassato i pantaloni. Christian mi sfiorò il corpo e poi mi tastò, dal seno in giù. Si soffermò sui seni, sfilandomi il reggiseno. Mi baciò i capezzoli, uno per uno. Li risucchiava. Mi tastava, mentre gemevamo entrambi. Christian mi baciò il collo e poi scese con la lingua facendo un percorso fin sotto le mutande, io vedevo le stelle. Ne volevo ancora, non volevo che smettesse mai. Mi baciò ancora, immergendo la lingua e poi mi succhiò il labbro. Gettai lievemente la testa indietro. Sentivo i tessuti dell'organo genitale rilassarsi, bagnarsi e richiedere che Christian entrasse dentro di me. Mi sentivo tirare lo stomaco dai brividi. Ci travolse questa passione, un piacere perverso. Lui mi sfilò dolcemente le mutande e con la bocca si diresse là. Si soffermò e mise due dita. Sentivo ancora più calore. La velocità delle dita mi facevano impazzire e buttai indietro la testa. Lo vidi, sopra di me, aprirsi i pantaloni e liberare il suo membro indurito e gonfio... Lo toccai con una mano e, tra i suoi gemiti, assaporai con la bocca. Mi lasciai andare salendo e scendendo. Lasciava andare dei versi gutturali e lussuriosi. Gemette nel mio soffermarmi sulla punta del pene e poi scendere, girando attorno con la lingua. Mi prese la vita e mi baciò passionalmente, facendomi smettere e guardandomi dritto negli occhi. Mi stese sul materasso. E, con molta foga, lo sentii entrare dentro di me. Sussultai e lui sprofondò, godendo a pieno di questa sensazione che non sentivamo da un bel po'. Si spinse dentro di me. Rimase fermo e i respiri di entrambi si bloccarono. Godeva ogni parte di me
"muoviti, ti prego" dissi gemendo
"no, voglio che lo prendi tutto" io mi sentii cedere. I tessuti si allentarono e mi sciolsi al contatto di Christian. Sentii affondare di più la sua erezione dentro di me. Sussultai ancora e lui gemette. Si iniziò a muovere, spalancai la bocca ed emisi versi questa volta più forti. Nei movimenti sempre più veloci, lui si spingeva dentro di me mentre una sua mano stringeva da sopra i miei capelli tenendoli in pugno. In questo modo aveva ancora di più il controllo su di me e poteva spingere maggiormente verso di sé, mentre io gemevo dannatamente. A tratti poi la sua mano prendeva dominante la mia gola, facendomi sussultare e permettendo sempre a Christian di avere il controllo e di spingermi verso il suo corpo mentre lui si muoveva dentro di me. Nel contempo, la sua dominanza la mostrava anche mettendo due dita nella mia bocca mentre si spingeva animatamente dentro di me. Raggiungemmo il limite del piacere entrambi. Ci guardammo intensamente. Christian si alzò e mi passò i vestiti. Sembrava deluso. Ci vestimmo entrambi. Io pensavo che c'era stato troppo silenzio, soffrivo perché era un silenzio assordante...
"finisci di vestirti, chiudo la palestra, perché devo chiuderla io, e poi ti do uno strappo a casa se vuoi"
"va bene, grazie" dissi mentre volevo piangere. Che sensazioni forti. Sembrava bello, ma era comunque tutto finito. Mi sentivo sfruttata, delusa e frustrata. Non dicemmo nulla fino a che Christian non mi portò a casa. Lui era silenzioso e fissava imperterrito la strada, con aria pensierosa. Quando arrivò al mio paese, io decisi di parlare, con voce sottile
"Christian"
"cosa c'è" disse lui riemerso dai suoi pensieri. Io rimasi agghiacciata, rimasi in silenzio "vuoi che ti dica qualcosa su quello che è successo? Vero?"
"magari, sì"
"non c'è nulla da dire" ci fu silenzio nuovamente. Non riuscivo a credere che stesse davvero facendo così
"è successo così all'improvviso... senza che ci siamo detti niente"
"Sara, abbiamo già parlato..." ebbi una forte fitta, mi cadde una lacrima che subito asciugai "scusami... non doveva capitare" ci fu altro silenzio "Sara... non so cosa dirti"
"l'hai detto te, non c'è da dire niente" dissi. Quando eravamo arrivati a casa mia Christian sussurrò
"allora... ciao"
"ciao, grazie del passaggio"
"figurati, scusami ancora" disse il ragazzo sorridendo
"me lo sono fatta ancora, mamma... E io non so più che fare!" sto quasi per piangere, a casa mia, guardando mia mamma sul divano con una gonna e una maglietta larga
"ci sei andata ancora... a letto?" mi chiese guardandomi male
"sì" dissi guardandola e annuendo. Sospirai, e uscì quasi una risata isterica
"ma tu sei certa che ti ha tradita?"
"mamma, cazzo, me l'ha detto lui" dissi alzando le spalle, fingendo compostezza
"beh, da quello che mi dice Francesco lui è... innamorato" disse poco convinta, alzando la testa e le spalle "veniva spesso qui e si vedeva..."
"oh, mamma..." dissi scuotendo la testa e passandomi le mani nei capelli "sì, credo di sì..." in quel momento non ne fui certa. Sapevo che mia madre non era il massimo nel porsi di aiuto ai problemi altrui, nel capire il disagio. Soprattutto, o quasi solo, per i soggetti come Christian. Quindi, preferii non aggiungere altro.
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LA LUCE E L'OMBRA (PARTE 1)
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