Venerdì mattina
Mia madre era già andata via e stavo aspettando nella fresca aria del mattino il pullman. Da lontano vidi arrivare una macchina e non riuscii subito a scorgere chi fosse. Rimasi pietrificata quando vidi che era Christian
"sali amore?" wow, lo stava usando quasi normalmente
"ma te sei pazzo! Che ci fai?"
"non sono riuscito ad aspettare..." salii in macchina. Posai la cartella davanti ai miei piedi. Ci stringemmo forte dandoci un bacio, le labbra che comunicavano subito passione
"che dicono i tuoi?"
"si scannano per i soldi come sempre"
"povera piccola" disse sorridendo. Vidi mutare la strada e chiesi a Christian se fosse sicuro della direzione
"andiamo, vuoi davvero andare a scuola? Pensavo di stare insieme... ma se non ti va ti ci porto..." io sospirai, un po' turbata per l'iniziativa e poi dissi col sorriso e la rassegnazione
"va bene, andiamo a fare qualcosa di più allettante" scendemmo dall'auto e arrivammo in questo giardinetto quasi desolato, se non per qualche bambino. Ci sedemmo. Si sentivano i rumori della strada
"vieni in braccio..." disse lui lasciandomi perplessa. Mi sedetti sulle sue gambe. I suoi occhi erano così neri da poterti veramente perdere dentro. Mi baciava il collo, ci respirava sopra, mi baciava poi teneramente posando le sue labbra sulle mie... Le mani, con qualche anello, strette sulla mia schiena. Posavo le mani sul collo e potevo giocare con i suoi capelli, facendolo gemere. Le sue guance con poca barba mi sfioravano.
Ed era così, eravamo qua. A noi non importava niente di quello che la gente diceva e niente di quello che, delle persone che non vivevano questo amore, osavano commentare. Si avvicinò a noi un uomo, con una birra in mano e l'aria da maniaco
"ci sono bambini qui... andate a fare in culo"
"oh, stai calmo e non rompere i coglioni! Non vedo dei bambini e tu comunque staresti bevendo!"
"alzatevi!"
"ma non rompere le palle! Che cazzo vuoi?" disse lui
"quella zoccoletta la ribalto bene io..." sentii io stessa defluire il sangue e capii che Christian non si sarebbe trattenuto. Io guardai Christian e presi il suo braccio
"amore... lascia stare" Christian si alzò
"allora... O te ne vai a fare in culo, o giuro che finisce male..."
"ti vorrei vedere bimbetto... e dov'è la mamma? Ti ha portato lei al parco?" Christian impallidì e deglutì guardandolo fisso negli occhi. Caricò un montante, di quelli che fanno andare la mascella al posto della scatola cranica e l'altro si piegò dolorante. Fu là che Christian gli diede un calcio per farlo cadere stordito a terra
"mi ha costretto a dimostrare che sono un istruttore..." mi disse come scusante, guardandomi fissa
"e ora?" gli dissi
"ma no... vedi che si riprende 'sto stronzo"
"che gente che c'è..." disse e mi prese per mano, portandomi lontano. Con lo sguardo indurito verso il tipo a terra. Tornando verso l'auto la luce era forte, essendo solo le due di pomeriggio.
La mattina del giorno dopo sentii il rumore del clacson di Christian fuori casa. Ci eravamo accordati per fare un viaggetto a Rimini. Salii in auto con lui e paesaggi e strade ci portarono fino a Rimini. Mentre io restai a riposare.
Una volta arrivati, parcheggiammo nel piccolo campeggio trovato. Si doveva solo montare la tenda. La temperatura di ottobre era calda, anche se non come quella propriamente estiva. Una volta che finimmo con la tenda, ci mettemmo seduti vicino alla nostra creazione. Ascoltavamo gli alberi, con l'aria che nelle loro foglie li facevano scrosciare. Ascoltavamo gli incessanti uccellini cantare come esperti musicisti. Il verde attorno a noi e la lieve umidità rendeva tutto intimo. Dopo aver cenato, andammo a fare un giro per il campeggio, per conoscere il posto e la gente. Rimini, come al solito, era molto abitata anche nei campeggi. Era qualcosa di incredibilmente pieno di giovani.
Il giorno dopo ci recammo in spiaggia. Lui si sedette sulla sabbia dorata
"vieni" io mi avvicinai, lui mi prese le braccia e mi tirò a terra. Le persone giravano a grandissime e sproporzionate quantità in quella spiaggia. Mi mise con i capelli praticamente nella sabbia e iniziammo a baciarci fino ad affogare. Io lo stringevo sopra la schiena. I brividi, le sue labbra morbide... La passione e il desiderio. Tenevo i capelli di Christian, piccoli gemiti correvano da una bocca all'altra. Sembrava davvero tutto surreale. Successivamente ci recammo a un bar, a fare colazione. Latte, brioche o altre pietanze, ma soprattutto risate, sorrisi e parole resero epica quella colazione
"vieni in acqua?" disse lui. Si diresse al mare tirandomi per mano con lui. Christian mi alzò da sotto le gambe e mi portò in acqua, contrastando le mie urla piene di risate e sotto la attenzione della gente. Arrivammo a riva e un po' più al largo, fra risate di entrambi, mi gettò. Fui accolta da un fresco che catturò tutto il mio corpo e liberava l'assillante caldo. Arrivammo in superficie, lui mi guardava, mi venne vicino e mi baciò le labbra, risvegliando i miei sensi. Uscimmo fuori e cercammo di riposare tranquilli sugli asciugamani sulla spiaggia quando la chiamata di mia madre disturbò il momento. Mentre parlavo Christian salì, mettendosi a ridere, sopra di me. Riuscimmo sugli asciugamani a perderci in una tranquillità e beatitudine mai vissuta. Nel pomeriggio, eravamo accanto alla tenda quando Christian mi chiese di entrare
"volevo stare da solo con te..." deglutii e rimasi ferma a guardarlo... Lui sorrise compiaciuto e iniziò a baciare il mio collo. Mise le mani ai miei fianchi. Mi scrutò, incenerendomi con uno sguardo voglioso. Mi risvegliò i sensi mischiando le labbra alle mie, ci comunicammo la voglia tramite i gemiti. Mi accompagnò a sedermi, senza smettere di guardarmi. Cercava di rassicurarmi col suo sguardo. Mi spogliò delicatamente. Rimase colpito dalla mia biancheria intima. Avevo una mutandina normale e un reggiseno un po' costoso, di giusta misura, rosa e in pizzo. Rimase a guardarlo divertito. Mi sfiorò il reggiseno con le mani
"molto carino. Wow" rimaneva a guardarlo. Feci una risata e lo ringraziai
"mi spiace, davvero, però dovrò toglierti entrambi" sussurrò vicino al mio collo
"Christian, io..."
"vai tranquilla, possiamo fare le cose che ci piacciono di solito..." sussurrò sfiorandomi una ciocca di capelli. Annuii. Sotto effetto di quella che era una droga. Christian mi aprì leggermente le gambe, si chinò in mezzo alle mie gambe e io non potevo avere una visione migliore. Mi perdevo nel piacere concentrato nel ventre grazie alla lingua e alle mani di lui. Poggiai le mani sulla sua schiena, mentre era chinato a terra vicino a me. Mi prese la mano e io la strinsi con la sua. Gemendo per il piacere e stringendogli la mano. Lasciai il mio corpo in balìa di quelle mille sensazioni. I suoi occhi scurissimi erano fissi sulla mia parte intima scoperta. Poi alzò lo sguardo, stava deglutendo e sentiva molto più caldo. Sentivamo entrambi i brividi, il battito accelerare, il sangue impazzito che defluiva. Posò la bocca sul mio sesso, aprendola quasi completamente. Come se volesse mangiare l'interno. Io esultai gemendo, feci un urlo
"è così... Bello assaggiarti" mi sussurrò lentamente. Erano le parole per distruggermi e farmi venire
"andiamo a farci un giro da qualche parte?" lo guardai fisso. Mi sembrava che avrei dovuto fare qualcosa anche io... Mi sembrava strano! E ne avevo voglia
"che c'è?" disse guardandomi da vicino, sfiorandomi il viso con una mano
"pensavi di ricambiare?" disse ridacchiando, guardandomi fisso
"io... Beh, sì" rise ancora, mi accarezzò, prese una ciocca di capelli
"un'altra volta, va bene? Ora fa niente, usciamo" sorrisi e annuii. Chinai leggermente il viso. Mi toccò ancora il viso con il pollice e mi alzò la testa per farmi scontrare i suoi occhi
"sai che morirei dalla voglia di fare qualsiasi cosa con te, vero? Ma ora usciamo un po', l'ho fatto perché mi piace vederti godere..." era vicino al mio viso. Sorrise
"o... okay, Christian"
Dopo questo momento uscimmo per Rimini e ci recammo in una discoteca tranquilla tanto quanto serve per divertirsi. Furono giorni unici. Ma la domenica sera arrivò e dovemmo andarcene.
Il viaggio durò abbastanza per fare una tarda ora notturna, per le strade dei dintorni di Milano. Passammo a casa sua e invece di restare là, decidemmo di andare ancora a farci un giro. Prese la sua auto e degli asciugamani
"sai che ho scritto dei testi rap? Ho provato a far qualcosa e se vuoi sono tuoi"
"se vuoi saranno nostri casomai!" disse ridendo
"non mi va, davvero, sono tuoi"
"andiamo, sarà bello farti rappare" io sorrisi. Mi sfiorò la bocca con un dito, fece il contorno per poi toccarmi la guancia e tornare sulla bocca. A me si accapponò la pelle e sentii concentrarsi il piacere al ventre. Io deglutii, lui ridacchiò e si avvicinò col viso e mi baciò divinamente. Congiungendo le labbra arrivò a mischiare la lingua con la mia. Tirò leggermente un mio labbro. Lo succhiò e poi lo morse lievemente. Si spostò al collo e all'orecchio. Mi baciò il lobo e gli orecchini. Io ero in estasi
"mio Dio" sussurrai
"ti piace?" disse ridendo
"direi di sì"
"anni di lavoro duro" risi, per non piangere
"scemo" risposi picchiandogli il braccio lievemente" sali, ti porto a bere qualcosa in un bar e poi ti devo chiedere una cosa"
mi fece alzare e andammo insieme sul suo mezzo che si diresse incessante. Entrammo in un bar, eravamo nella periferia di Milano. Io restai zitta, lui ordinò e salutò qualcuno. Ci perdemmo nei nostri occhi e arrivò da bere. Tirammo giù i drink velocemente mentre iniziavamo a ridere. Lui mi raccontava avventure strambe, fughe dalla polizia, bevute e fumate esagerate del passato. Io raccontavo cose simili, un po' meno significative. Uscimmo dal bar e Christian chiese "senti, perché non mi fai leggere i tuoi testi?"
"che cosa? No!"
"dai, ci starebbe, davvero!"
"e va bene" dissi senza poter fare altro "ce li ho a casa" lui mi strinse la vita, facendomi sussultare. Era così vicino da darmi brividi. Mi fissò e salì con le mani sui miei seni. Un tocco veloce che però mi accese
"allora andiamo a casa tua" pronunciò, rendendo indecenti quelle parole
"sì ma... non farti viaggi mentali" dissi facendolo ridere. Era stupendo quando rideva. Salimmo in moto e io inevitabilmente mi persi nel guardare il suo corpo, anche se era vestito. Mi ricordai come era stato farci l'amore, a tutti i nostri momenti di intimità in cui pensavo sempre che desideravo lui, desideravo mi possedesse... Sentivo in modo profondo che mi stavo innamorando sempre di più, sapevo di sentire seriamente che volevo e desideravo lui.
Salimmo in casa da mia madre e cercai i testi silenziosamente, feci un po' di casino perché non li trovai subito. Nel buio finii fra le braccia di Christian che mi sorrise e mi sussurrò vicino al viso
"sicura che non vuoi farlo qui da te?" a me scorreva il sangue ancora più velocemente e mi sentii svenire. Meno male che lui non poteva vedere che stavo davvero per cedere, perché non vedeva il mio viso e i miei occhi
"lo sento che stai fremendo... anche se non ti vedo"
"scemo, dai andiamo" presi la sua mano e lo trascinai fuori dalla casa di mia madre. Interrompendo subito questo momento...
"ti porto in un posto"
"dove?"
"sali in macchina"
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LA LUCE E L'OMBRA (PARTE 1)
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