Il giorno dopo ci furono gli esami. Solo alcuni li fecero. Fra cui Alice, Daniele e Teo. Si svolsero in una delle palestre vicino al nostro albergo, dove ci allenavamo in modo massacrante con molti coinquilini provenienti da altre palestre d'Italia. Fu un giorno per tutti felice.
La sera uscimmo in gruppo per le strade di Roma. L'aria era calda e avvolgente, mentre le opere affascinanti erano tante. Girammo per la città tutti insieme. Mangiammo qualche dolce alle varie gelaterie. Il caldo dava un'atmosfera familiare. C'era davvero tanta gente in giro! Roma era davvero il cuore dell'Italia. Visitammo alcune delle sue meraviglie, tutti felici di questa gita e speranzosi di poter restare lì per sempre.
Mi stavo preparando nella mia camera. Pronta per la serata in compagnia
"vogliono andare a bere con gli altri, io..." mi disse Christian con lo sguardo assorto e fisso
"vai Chri, tranquillo..." mi avvolse le braccia al collo e cercò il mio sguardo, mentre mi morse delicatamente vicino al collo
"vieni con me" mi implorò vicino al mio orecchio
"si tratta solo di qualche ora... Stai tranquillo, amore. Starò con le ragazze..."
i ragazzi erano usciti per conto loro e noi ragazze volevamo farci un giro e poi tornare per stare tranquille tra di noi. Trucco agli occhi, rossetto, mascara. Un paio di pantaloncini corti e aderenti e una canottiera normale. Presi un paio di tacchi e mi preparai anche le mani con lo smalto. Ero un po' tesa... Dovevo parlare con Daniele di una cosa così delicata! Andammo tutte e tre a fare un giro fuori per la città e prendemmo una birra, parlavamo un po' delle nostre varie situazioni. Tornammo nell'hotel comunque abbastanza tardi. Le altre ragazze andarono di sotto nel bar dell'hotel e io salii in camera per prendere i soldi. Di sopra, vidi chi proprio non avrei voluto vedere. Proprio lui. Quel lui... Che mi aveva fatta piangere e disperare per anni. Riccardo. Con i suoi ricci neri e gli occhi blu smeraldo. Blu oceano. Riccardo, col suo fisico. Per cui io avevo perso due anni di vita
"ciao" fu la sola parola che mi uscì dalla bocca. Lui era un po' sorpreso dalla mia figura e mi salutò. Quanto dolore passava nella mia mente. Tanto amore che avevo provato così... Inspiegabilmente. Un amore che avevo avuto solo io, eppure così forte
"Saretta, come stai?" disse lui felice
"bene. Che ci fai qui?"
"la palestra di Agrate ha fatto lo stage... E siamo qui. Ho voluto salutare Ale e Gianni. Ho visto anche un istruttore giovane prima..." io rabbrividii
"è il mio ragazzo..." sbiascicai velocemente. Sorrise e mi chiese che stessi facendo prima. Avevo fatto un giro con le mie amiche ed ero finita la! Era così assurdo che in quel momento lui mi parlasse tanto, dato che mai era capitato. Tutto quell'amore e in quel frangente sembravo vederlo diversamente
"stavi... stavi andando in camera?"
"sì" dissi velocemente
"beh, se devi andare, vai pure" io sorrisi e feci come per congedare. Mi diressi nella mia camera e mi accorsi dopo poco che lui stava venendo con me!
"fai assistenza?" dissi vicino alla mia porta. Aprii la porta e lui mi spinse dentro, venendo con me. Chiuse la porta e mi poggiò sul muro, appena entrati, guardandomi fisso. Attaccato a me. Era bello come me lo ricordavo
"volevo solo stare con te..."
"eh... io" mi fermai mentre lui iniziò a baciare il mio collo. Metteva le mani sulle mie braccia, sulla schiena. Sfiorò le mie labbra per poi congiungerle alle sue e strinse il mio sedere. Mio Dio, non era possibile! Proprio lui!
Poggiava le sue labbra sulle mie. Sembrava che lui gemesse
"cosa stai facendo?" dissi spostandomi "io sono fidanzata..."
"zitta, non parlare" disse accarezzandomi i capelli e respirando sul mio collo. Io non avevo quasi più il controllo della mente. Mi mise le mani nella maglia e si spinse fino ai seni
"basta!" urlai
"ma cosa c'è?" disse lui gemendo dal piacere "dimmi, io ti piaccio o no?"
cazzo... Come rispondere a quella domanda in quel momento? Dopo due anni? In quel momento che io ero con Christian. Lui ormai non era più niente
"mi piacevi da morire" sussurrai deglutendo. Lui fece un ghigno e rimase addosso a me. Prese le mie mani e le mise sui suoi pantaloni. Le strofinò, il mio cuore che batteva veloce come una Ferrari. Lui mi fissò negli occhi e fui estasiata dall'impatto con i suoi occhi color celeste. Le mie piccole mani finirono, indirizzate da lui, dentro i suoi pantaloni. Quel ragazzo che io tanto amavo e che in quel momento... Mi voleva solo usare. Quel ragazzo stupendo che non mi faceva ragionare. Sentendo l'impatto dentro i pantaloni, estrassi le mani
"ma cos'hai?" disse lui deluso
"ma tu cos'hai!" dissi, togliendomi da lui e urlando
"calma, non urlare che ci ammazzano, amore mio" disse beffandosi di me
"amore mio?" dissi guardandolo storto e con un sopracciglio alzato
"che c'è?"
"ma non ti capisco, Riccardo... Tu dopo che per due anni non ci siamo quasi mai calcolati, arrivi così, mi porti via e pretendi che, senza minimo scrupolo io ti faccia di tutto?" io scossi la testa delusa, mi riprese attirandomi a sé. Riccardo mi baciò ancora, senza fermarsi e con parecchio gusto. Rimise le mani sul mio seno, posandomi sul muro. Fermò i miei polsi e continuava a baciarmi. Toccava il mio corpo, per i seni, i fianchi, il sedere... Mi mise la mano nel pantalone, senza che dissi niente, toccando fino alla parte più intima.
Io provavo attrazione per quel bel fisico ma sapevo bene che dovevo togliermi da quel ragazzo.
Quella mano. Quella che anni fa desideravo e amavo così come amavo ogni cosa di quel ragazzo. Ma in quel momento non volevo quella mano. Lo spinsi via, mi guardò fisso. Avevamo il fiatone, ero scombussolata
"vattene affanculo... Fuori. Testa di cazzo" ma in quel momento entrò in camera proprio la persona sbagliata, al momento sbagliato: Christian.
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LA LUCE E L'OMBRA (PARTE 1)
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