VERSO IL SUD (6)

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Flashback:

Come era iniziato tutto? Ero persa di quel Riccardo da quando avevo dodici anni fino ai quindici, anche se fortunatamente a quattordici anni cambiai palestra. Da quel momento fino al punto presente nella storia, ovvero in quarta superiore, ero sempre stata una grande amica di Christian. Andando in seconda superiore stavo appunto decidendo di cambiare palestra e avevo fatto delle prove nella palestra di Alessandro e Gianni. Avevo intravisto Christian ma la mia frustrazione per quello che provavo non me lo aveva manco fatto notare. Lo conobbi meglio, quel giorno a scuola... Quel giorno di prima superiore in cui quei teppisti di Christian e del suo gruppo avevano deciso di andare in quella scuola famosa, a Vimercate. Forse la sfortuna o la fortuna, non si sa, fece sì che una delle classi scelte fu la mia. All'esterno della scuola c'erano i graffiti di quei ragazzi. Si intrufolarono in classe all'improvviso e ruppero qualche banco. Urlavano, ridevano. Christian era lì con loro.Qualcuno si picchiava con i maschi della classe. Uno di loro mi prese per i polsi, non sapevo che stesse succedendo... Christian lo vide subito e si intromise sbattendolo via. Lo scherniva giusto un po'
"scusalo ragazzina... lui è fatto così" Christian si alzò il copri faccia. Si fidava di quella mia innocenza, celata nel mio viso
"ma che cazzo fate? Io vi denuncio!"
"non lo farai, bel faccino, ti ho parato il culo!"
"Dio Santo!" esclamai subito "wow, se la prende pure con Dio" disse lui ridendo con un risolino fastidioso, si avvicinò a me
"ma io ti ho già visto..."
"ah sì?" dissi scrutando il viso di lui
"non sei quella che è venuta da poco alle prove in palestra?"
"sì... sono io" lui sorrise e mi disse subito "non è stato un bel modo di conoscersi, ma se vuoi accettare delle scuse..." disse guardandomi e alzando un sopracciglio scherzando
"no, grazie"
"devo farmi perdonare"
"non sei tu che devi farti perdonare"
"ho capito, vuoi che ti chiami il mio amico per uscire con lui" lo tirai per il braccio e lui si trovò più vicino a me
"no, non voglio"
"e poi non so neanche chi sei" ripresi scocciata
"piacere, Christian" disse lui stringendomi la mano. Come si può essere così fuori di testa? Mi venne da ridere e mentre stringevo la mano dissi il mio nome.

La sera di qualche giorno successivo, stavo facendo un giro per il mio paese. Stavo portando la spazzatura, qualche metro più avanti di casa mia.Era buio, faceva freddo e trovai in giro il gruppo di Christian. Anche lui era in mezzo a loro. Vedevo subito dal casino che facevano che non erano granché sani. Ridevano tra di loro, mi iniziarono a chiamare e li ignoravo... Mi appellarono in modo cattivo. Christian mi fissava e lo vedevo ridere soltanto. Mi raggiunsero da molto vicino e mi sembrava di svenire. Sentivo forte e chiara la paura, l'incapacità di difendersi, mi sentivo persa... Che cazzo avrei fatto adesso? Mi avrebbero fatta sparire. Mi presero e a forza mi portarono dietro a un muro. Mi avevano messa a terra. Tentavo agitata di alzarmi. Christian mi prese per i fianchi e mi rimise a terra con la forza, nascondendomi bene alla vista della strada
"devi stare ferma, cazzo, ci siamo capiti?" disse lui in modo serio fissando i miei occhi persi
"wow! Sembra vogliosa di fare pompini!" disse ridendo un ragazzo vicino a Christian. Ero persa nella figura di quel ragazzo. Aveva qualche piercing, oltre ai tatuaggi. Lo avevo riconosciuto, sapevo chi era ormai... Chi sa che avrebbero fatto!
"è vero che vuoi fare pompini? È così zoccola?" urlò Christian. Mi fece un'occhiata strana, impercettibile, per farmi capire di reggere il gioco. Io deglutii per la paura. Tutti risero. Anche Christian vicino a me. Avevo paura. Qualcuno mi toccava o mi spingeva. Stavo a contatto completo con il suolo bagnato e i loro visi mi guardavano
"ragazzi andiamo, dai" disse uno di loro "sì, magari ci beccano gli sbirri" disse un altro. Il mio labbro sanguinava
"chi resta a scoparla?" riprese uno di loro
"resto io" sussurrò Christian
"sì, va bene. Poi però ce la porti anche a noi" rispose l'altro
"andate, fatevi trovare a casa di Will" disse, se non avevo capito male il nome di questo tipo "e poi la porterò" oh no. Era finita per me. Avevo le palpitazioni
"bella Chri" rispose un altro guardando il mio corpo per terra
"dai, muoviti! Vogliamo vedere com'è brava" io avevo il batticuore, temevo il peggio... Stavo piangendo a dirotto, Christian disse serio "non sono frocio, ve ne dovete andare" annuirono e Christian si avvicinò a me, sbottonandosi i pantaloni. Beh, 'sto stronzo me la avrebbe pagata se faceva questo. Gli altri si dileguarono in moto, per le strade. Io piangevo, nascosta nelle mie braccia. Vedevo i suoi pantaloni slacciati. Dopo aver chiuso gli occhi, quando li riaprii, vidi Christian con i pantaloni chiusi
"dai, alzati" mi disse dandomi la mano e tirandomi su. Ebbi un senso di forza, mi aveva risparmiata forse? Certo, fra tutti quelli là, sarebbe stato il meglio che l'avesse fatto lui
"cosa c'è? speravi che avessi dato ascolto a loro?" sussurrò lui ridendo
"no" sussurrai ancora con le lacrime. Lui me le asciugò, sorrise. Sentiva pena
"non volevo che capitasse, scusa. Ho cercato di aiutarti, ho detto apposta che ci avrei pensato io" ero paralizzata e non riuscivo a parlare. Io volevo incazzarmi con lui in effetti, ma mi aveva aiutata e anche risparmiata. Era abbastanza. Mi guardò il viso e con un dito mi pulì il labbro con il sangue
"fa male?" chiese
"sì, tanto" Christian mi sembrava davvero a disagio. Prese un fazzoletto e con fare di un fratello maggiore mi asciugò il labbro
"tolgo bene il sangue dal labbro" sussurrò lui. E poi, si avvicinò ancora di più al mio viso e succhiò velocemente il labbro rotto. Passò anche la lingua. Quella testa di cazzo, dopo quello che aveva fatto, mi baciava! Mi scostai subito e lo guardai
"stronzo" lui si mise a ridere
"dai, non è stata colpa mia"
"lasciami" sussurrai tentando di andar via
"sta' zitta, dove vuoi andare?" lottai contro le braccia di lui, ma una spinta di lui mi fece inginocchiare a terra. Che era umido. Vedevo quel viso ferrato
"ti prego, non farmi del male... ti prego" lui si sentì ancora più male "ti scongiuro" dissi sospirando
"dai, alzati. Non ti faccio niente scema. E non devi fare niente" mi disse con fare da comandante. Mi alzai, col suo aiuto
"mi denuncerai?" sussurrò un po' compiaciuto che alle ragazze facesse sempre quell'effetto e le mettesse in soggezione
"no, ma ti prego, lasciami andare"
"puoi andare" disse salendo sulla sua moto. Io lo guardavo, era stato un evento assurdo... Pazzesco.
"scusa, ragazzina" mi disse Christian senza riuscire a dire altro.Io non dissi nulla e annuii. Lui restò a guardarmi con timore. Probabilmente chiedendosi, come avremmo potuto rivederci in palestra? Lui partì, la moto sfrecciò senza che Christian dicesse più nulla.

LA LUCE E L'OMBRA (PARTE 1)La tua prossima ossessione. Scoprilo ora