Provare qualcosa...

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CAP.29


Stiles aveva spento la macchina, era arrivato nei parcheggi del palazzo di proprietà Hale. La mano destra era rimasta sulla chiave della Jeep, non era più sicuro di quello che voleva fare, non era chiaro nemmeno a lui cosa volesse fare. Sentiva di dover salire e vedere Derek, ma poi? Dopo averlo visto che avrebbe dovuto fare? Saltargli addosso come una ragazzina con gli ormoni impazziti? Non era una cosa che rientrava nel suo personaggio, anche se spesso aveva urlato di paura come una ragazzina, quelle erano chiaramente circostanze che lo richiedevano. Doveva parargli, dirgli che aveva finalmente chiaro il quadro della loro situazione reale/irreale, ma poteva davvero affermarlo?

Erano trascorsi alcuni minuti e non era nemmeno più sicuro che il suo cuore battesse, in quelle circostanze tende a battere forte, ma la sua tensione era talmente alta che non era più sicuro di possedere un cuore, non riusciva nemmeno a tremare e per lui era davvero qualcosa di impossibile.

Chiuse gli occhi e provò a tirare un sospiro, ma gli risultò difficile fare anche solo quello. Stava letteralmente diventando una statua, aveva paura e non sapeva chi fosse il nemico da battere. Provò ad allontanare la mano dalla chiave e spostarla sul volante difronte a lui, era un passo facile, ma si bloccò: allontanare la mano avrebbe significato lasciare la macchina spenta, avrebbe portato a non azionarla per ripartire. Se non voleva più riaccendere l'auto per andarsene, voleva dire che voleva rimanere lì e questo forse era un passo avanti?

Mandò la testa indietro e fissò il soffitto dell'auto, era pieno di graffi e strappi impossibili da coprire con il nastro adesivo, ultimamente stava riparando la Jeep solo con quello. Sorrise, quella macchina ne aveva viste davvero tante, in un lampo la sua mente rievocò tutte le volte in cui Derek era salito sulla Jeep. Era accaduto poche volte in quegli anni. La prima volta era stato quando Kate l'aveva colpito con un proiettile pieno di aconito, quelle erano state ore di terrore, soprattutto quando aveva tirato fuori la geniale idea di segargli il braccio, un piccolo brivido percorse la sua schiena, più avanti ci sarebbero stati episodi peggiori, dove il sangue sarebbe scorso a fiumi. L'ultima volta forse era quando dovevano entrare di nascosto alla centrale e Derek aveva flirtato con il sergente all'entrata, questa volta invece del brivido percepì un pugno nello stomaco e senza accorgersene, era sceso dall'auto e aveva chiuso la portiera.

L'aria fresca lo aveva riscosso dai pensieri, si massaggiò gli occhi e solo in un secondo momento si accorse che era sceso dalla macchina, un leggero panico lo accolse, si diede mentalmente dell'idiota e si picchiò un piccolo schiaffo sulla fronte, doveva smetterla di rimuginare sulle cose e comportarsi da uomo, o almeno da persona matura.

Si chiuse dietro il montacarichi e spinse il bottone per andare all'ultimo piano. Quel giorno saliva troppo veloce, le altre volte era dannatamente lento, si lamentava sempre con Scott per quanto fosse lento a salire e quel giorno invece sfrecciava, qualcuno lo aveva oliato?

Alla fine era arrivato davanti all'enorme porta di ferro, ormai Derek doveva aver sentito il suo odore e i suoi battiti accelerati, almeno qualcuno riusciva a sentirlo, perché lui ancora non era sicuro di essere vivo.

- Ti rendi conto che hai impiegato più di un'ora per salire? – Derek era appoggiato al solito tavolo posto davanti all'enorme finestra.
Stiles rimase confuso sulla soglia della porta, non si aspettava che Derek lo rimproverasse per qualcosa. – Come scusa? – Fece un passo avanti e chiuse la porta metallica, la sua vocina interiore gli diceva che ormai era fatta e doveva arrangiarsi da lì in poi.

- Sei arrivato alle nove e mezzo, ora sono le dieci e quaranta. – Lo aveva sentito non appena era entrato nel parcheggio interno del palazzo e da quel momento aveva fatto avanti e dietro per il loft, per un'istante aveva pensato di scendere sotto e di lanciarlo fuori dalla macchina.

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