Il senso di ogni cosa che c'è.Cap 2

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-Si. Vuoi che te lo passo? -

- Certo -

- Libero, vieni. C'è papà che ti vuole al telefono - sentì dire dalla compagna.

- Papà! - esclamò Libero con tono felice

- Ciao campione. Come stai? -

- Bene. Quando torni, papà? -

- Presto. Intanto tu fai il bravo e tieni d'occhio tua sorella, d'accordo? -

- Te lo prometto, papà - promise il bambino - Mi manchi tanto. Sei sempre così lontano da casa -

A quelle parole, il cuore di Fabrizio si strinse in una morsa dolorosa. Sapeva che era difficile conciliare gli impegni lavorativi con la vita privata e che la sua conseguente lontananza da casa faceva soffrire le persone a lui care.

- Lo so, piccolo. Mi mancate tanto anche voi - pronunciò - Ti prometto che passeremo qualche giorno insieme. Tu aspettami, d'accordo? -

-D'accordo. Ciao papà -

-Ciao campione -

Il telefono ritornò tra le mani di Giada che chiese: - Stai bene, tesoro? - con tono cauto.

-Si, non ti preoccupare. Infondo ha solo detto la verità - replicò Fabrizio, sospirando - Ci vediamo presto, allora. Manda un bacio ad Anita da parte mia -

-Lo farò, tranquillo. A presto, tesoro. Un bacio - Giada chiuse la chiamata e l'uomo ritornò al tavolo dei suoi amici.

- Era Giada, vero? - domandò Claudio Junior Bielli, il tastierista.

- Si. Gli ho detto che sarei ritornato a casa per qualche giorno -

- Bene. Cosi potrai stare con i tuoi pargoli, no? -

- Già -

Il tono di voce e l'espressione del cantante erano diventati improvvisamente tristi e la sua band se ne accorse e si chiese il motivo di tale cambiamento.

- È successo qualcosa, Fab? - s'informò Roberto Maccaroni, uno dei chitarristi, con un'espressione preoccupata sul volto.

-Libero ha solo constatato la verità - confessò lui - Ovvero che sono lontano da casa. Sono un pessimo padre - aggiunse, portandosi la testa tra le mani.

La sua paura più grande era proprio quella di non essere un buon padre per i suoi figli e questo i suoi amici lo sapevano bene.

- Ma che cosa stai dicendo? Non conosco un padre più presente e attento di te - cercò di rincuorarlo Danilo Molinari, l'altro chitarrista.

- Danilo ha ragione, Fab. I tuoi figli ti adorano - concordò Andrea Ra, il bassista del gruppo.

- Grazie ragazzi. Non so cosa farei senza di voi - sorrise il cantante, convinto e rincuorato dalle loro parole.

- Saresti perso, mio caro - rispose al sorriso Alessandro Inolti, seguito a ruota dagli altri - E adesso che ne dite di partire? -

Arrivarono a Sant'Angelo Romano che erano quasi le sei e, nonostante avessero fatto delle soste per mangiare e per decidere i turni di guida, si sentivano leggermente stanchi.

Per Fabrizio, aprire la porta di casa fu un vero sollievo. Soprattutto quando venne accolto da un'entusiasta Giada che gli era corsa incontro e gli aveva gettato le braccia al collo, baciandolo.

- Finalmente sei qui, tesoro. Non sai quanto è stato difficile trattenere quel terremoto di tuo figlio - pronunciò la donna, staccandosi da lui per guardarlo negli occhi.

Fabrizio sorrise e, in quel momento, si sentirono dei passi avvicinarsi velocemente a loro. Subito dopo, fecero la loro comparsa un affannato Libero e una raggiante Anita.

-Papà! - gridarono i due in coro, correndo verso il padre.

Giada si spostò, permettendo ai figli di lanciarsi tra le braccia aperte dell'uomo, rischiando di farlo cadere per terra.

-Fate piano, piccoli. Papà sarà stanco - sorrise Giada, osservando i due pargoli riempire di baci il compagno per poi venir ricambiati da quest'ultimo.

Sentendo le parole della madre, Libero si fece mettere a terra mentre la sorellina rimase saldamente attaccata al collo del genitore. Sembrava un piccolo Koala.





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