Il Festival di Sanremo era finalmente terminato e Fabrizio Moro, oltre a sentirsi soddisfatto da una parte e leggermente deluso dal suo settimo posto dall'altra, si sentiva veramente stanco. Mentre usciva dall'Ariston, senti il peso di quelle quattr...
Ed eccolo lì, seduto su una sedia, la chitarra in mano. I Maestri Andrea di Cesare e Roberto Cardelli ad accompagnarlo rispettivamente al violino e al pianoforte.
Davanti a lui, due allievi della scuola, Elodie e Daniele della band La Rua, l'ascoltavano cantare quella canzone che aveva scritto proprio in quei giorni e che presto sarebbe diventata il primo inedito di uno dei due.
Elodie si sentiva totalmente sommersa da quelle parole, dalla melodia e dalla voce graffiante del loro professore che era più un fratello maggiore che altro. Riusciva a sentire l'amarezza, la speranza e la rabbia di quel pezzo. Anche lei non aveva passato momenti facili nella sua vita e quel testo rispecchiava appieno quello che provava. Gli occhi gli diventarono lucidi.
Ma non era l'unica ad essersi emozionata per quell'esibizione. Anche i suoi compagni e i professori ne erano rimasti colpiti.
Quel giorno, i colleghi avevano conosciuto un lato diverso di Fabrizio Moro.
Durante le riunioni, l'avevano sempre visto come un uomo serio e dallo sguardo profondo di chi ne aveva viste e passate tante ma che ne era uscito da vincitore.
Quando gli veniva chiesto qualcosa, rispondeva con tutta calma, dovuta dalla timidezza, e ponderando bene le sue parole. Come se avesse paura di dire qualcosa di sbagliato, come se si sentisse stretto in quel ruolo.
E adesso avevano capito il perchè. Era sul palco che quell'uomo così tenebroso riusciva a comunicare quello che aveva dentro ed era come un pugno nello stomaco. Arrivava proprio tutto e ti lasciva inerme, con l'animo in subbuglio e i brividi per tutto il corpo.
Fu proprio per questo che tutti i presenti in studio s'alzarono in piedi, applaudendo quel formidabile cantautore.
Quest'ultimo ringraziò tutti, un sorriso leggero sulle labbra per poi ritornare ad essere il solito timido e serio Fabrizio Moro.
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