- Fab, devi venire subito di sotto - spiegò - Sono con Claudio. A quanto pare, c'è un problema con la canzone -
Il cuore di Fabrizio perse un battito.
- Arrivo subito -
Senza attendere la risposta, riattaccò e recuperò giacca e pantaloni. Usci dalla stanza e scese di sotto, dove Claudio e Ermal lo stavano aspettando seduti su un divano. La loro espressione non preannunciava niente di buono e Fabrizio si preoccupò ancora di più.
- Cos'è successo? -
- Sarà meglio che ti siedi, Fab - gli rispose Ermal, guardandolo - Ho come l'impressione che quello che ci dirà non sarà affatto piacevole - aggiunse, spostando gli occhi su Claudio.
- Meta ha ragione, Moro - sospirò il direttore artistico, la faccia seria - Mi duole annunciarvi che siete stati accusati di plagio -
Quelle parole colpirono come un proiettile i cuori dei due cantanti, mandandoli in mille pezzi. I loro volti impallidirono e, solo dopo un momento di silenzio, Ermal trovò il coraggio e la forza di mormorare:- Non è possibile. Com'è potuto accadere? -
- A quanto pare, nella sezione delle Nuove Proposte del 2015, era stata presentata una canzone che conteneva il vostro stesso ritornello. Si chiamava " Silenzio " -
Sentendo quel nome, a Fabrizio si accese una lampadina e, nonostante la frustrazione che provava, disse:- Non è plagio -
- Che intendi dire? - l'albanese e Baglioni si voltarono verso di lui.
- Ti ricordi quando ti avevo accennato che quel pezzo l'avevamo scritto io e Febo? -
Meta ci pensò un attimo e gli ritornò in mente un pomeriggio passato in studio. Erano appena all'inizio della stesura del brano e il romano gli aveva raccontato di quelle frasi scritte con Andrea, un suo storico collaboratore.
- Si - annuìì - Mi avevi detto che non la sentivi più tua e che volevi dargli nuova linfa -
- Se le cose stanno cosi, non dovrebbero esserci problemi - s'intromise Claudio - Però dovremmo comunque fare degli accertamenti. Lo capite questo, vero? -
Moro fece un cenno positivo con la testa e l'altro continuò: - Bene. Adesso, andate a riposare che domani sistemeremo tutto -
I due annuirono e, dopo aver augurato la buona notte, si recarono verso le proprie stanze nel più completo silenzio.
- Sei sicuro che andrà tutto bene? - la voce di Ermal era tremante e il cantante sentiva il proprio stomaco sottosopra.
- Si. Quella canzone venne scartata e poi gli autori siamo sempre io e Andrea - rispose Fabrizio, calmo e convinto.
L'albanese lo guardò di sottocchio. Anche se era pallido come un cencio e il suo corpo urlava frustrazione, rabbia e dolore da tutti i pori, i suoi occhi contenevano la scintilla. Quella di qualcuno pronto ad affrontare qualsiasi cosa e che non si arrendeva. Come un guerriero.
Ammirò la forza e la determinazione di Fabrizio, tant'è che se ne sentì contagiato. Avvertì la tensione allentare la sua morsa e concordò: - Hai ragione, Fab -, guardandolo negli occhi.
Il romano fece un sorriso leggero e disse: - Proviamo a dormire qualche ora. Domani sarà una lunga giornata -
Nessuno dei due riuscì a chiudere occhio e trascorsero una notte infernale, ognuno a modo suo. Ermal chino sulla tazza del water mentre Fabrizio si era buttato sul letto con una parola che gli rimbombava nella testa. Plagio. Lui ed Ermal erano stati accusati di plagio.
Questo lo fece star male. Perchè le persone dovevano sempre giudicare senza conoscere i fatti? Perchè?
La frustrazione gli fece stringere i pugni e i suoi occhi si riempirono di lacrime di rabbia. Nascose la faccia nei cuscini e chiuse gli occhi, cercando di addormentarsi. Poteva sentire le lacrime bagnargli le guance e il suo respiro farsi sempre più irregolare. Il corpo scosso da singhiozzi silenziosi.
Dopo aver vomitato anche l'anima e versato parecchie lacrime, Ermal si era fatto una doccia. Sperava di togliersi di dosso quell'orribile sensazione ma essa rimase lì, come un mollusco attaccato ad uno scoglio.
Mentre il suo gracile corpo, segnato da quelle ferite inferte da un padre troppo violento, veniva colpito dal getto caldo dell'acqua, pensò a come dovesse sentirsi Fabrizio in quel momento. Certo, l'aveva rassicurato ma sapeva che nel profondo era sensibile. Esattamente come lui.
Quando si sentì meglio, uscì dalla doccia e si vestì. Gettò un'occhiata al suo telefono, posato sul comodino. Segnava le cinque e mezzo.
Meta sospirò. Nonostante l'ora, non si sentiva stanco e decise di fumarsi una sigaretta sul bancone della sua camera.
Chissà se Fabrizio è riuscito a chiudere occhio si chiese mentalmente Ermal, facendo un tiro.
Mentre l'albanese si accendeva la sigaretta, Fabrizio si svegliò. Si sentiva stordito e confuso. Ricordava che era scoppiato in lacrime per poi addormentarsi. Il cuscino ancora bagnato ne era la prova.
Sbadigliando, si passò una mano nei capelli, scompigliandogli ancora di più. Recuperò il telefono da dove l'aveva lasciato e lesse l'ora: cinque e mezzo. Aveva dormito a malapena un'ora o forse qualcosa di più.
Si alzò dal letto e si fiondò sotto alla doccia, cercando di eliminare le tracce di quella notte con l'acqua fredda. Rabbrividì mentre il getto lo colpiva sulla faccia.
Uscì e, dopo essersi legato un asciugamano in vita, si spostò davanti allo specchio, posto sopra al lavandino. L'oggetto gli rimandò l'immagine di un uomo con il volto pallido e i capelli più arruffati del solito. Delle profonde occhiaie - essendo abituato ad esse, Fabrizio non se ne preoccupò - incorniciavano i suoi occhi, ancora gonfi. Si sentiva uno schifo ma i suoi pensieri erano rivolti ad un'unica persona.
Aveva quasi terminato la sigaretta quando sentì bussare alla porta della sua camera.
- Avanti - diede il permesso Ermal, buttando fuori il fumo.
La porta si aprì e udì dei passi avvicinarsi a lui. Una mano gli si posò sulla spalla e riconobbe immediatamente di chi si trattava.
- Ehi, tutto a posto? - la voce di Fabrizio risuonò preoccupata alle sue orecchie.
Poteva sembrare una domanda inutile ma Ermal rispose con un cenno positivo della testa. Più che altro per non far preoccupare ulteriormente il suo compare.
Evidentemente non ci riuscì perchè il romano sospirò poco convinto. Decise tuttavia di passare oltre e domandò: - Hai dormito qualche ora? -
- No - rispose, finendo la sigaretta - E tu? - aggiunse, voltandosi verso l'altro.
E, nel constatare lo stato dell'amico, capì che anche Fabrizio non aveva passato una bella notte.
- Un'ora forse qualcosa di più - si strinse nelle spalle - Andiamo a fare colazione? -
- Non ho fame - rispose Meta, rientrando in camera.
Moro sospirò un'altra volta mentre lo guardava spegnere la sigaretta nel posacenere sistemato sopra al tavolino al centro della stanza.
Ermal si sedette sul letto e il romano decise di seguire il suo esempio, sedendosi vicino a lui. Stettero in silenzio qualche minuto prima che l'albanese riuscisse a confessare: - Ho vomitato -
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Fabrizio Moro - Raccolta di storie
FanfictionIl Festival di Sanremo era finalmente terminato e Fabrizio Moro, oltre a sentirsi soddisfatto da una parte e leggermente deluso dal suo settimo posto dall'altra, si sentiva veramente stanco. Mentre usciva dall'Ariston, senti il peso di quelle quattr...
