Prima di scendere, Fabrizio lanciò uno sguardo di sfida, uno sguardo che gridava " Non ci avete fatto niente"
Ritornati nella red room, il duo si scambiò un altro abbraccio ed Ermal esclamò: - Si, cazzo. Ce l'abbiamo fatta -
- Già. Siamo stati bravi anche più della prima sera - concordò Fabrizio, buttandosi sul divano.
- Dobbiamo festeggiare - propose Ermal, seguendolo a ruota.
- Dopo - replicò - Quando ritorneremo in albergo. Anche se non mi dispiacerebbe fare un riposino -
- Eh, la vecchiaia inizia a farsi sentire - lo stuzzicò Ermal, divertito - Comunque, non pensare che non l'abbia notato -
- Di che cosa stai parlando? - l'espressione accigliata di Fabrizio diventò interrogativa.
- Dello sguardo che hai lanciato alla giuria - l'illuminò - Sembrava che li stessi sfidando -
- Non ho potuto farne a meno. Mi conosci - scosse le spalle - E tu, allora? Quell'abbraccio che mi hai dato alla fine? -
In realtà, Fabrizio sapeva benissimo il perchè del suo gesto. Era lo stesso per lui. Dopo tutto quel tempo, Ermal era diventato come un secondo fratello. Anzi, fratellino.
- Perchè sei mio fratello, Fab - arrivò la conferma - E ti difendo -
Gli occhi del romano s'illuminarono e, abbracciandolo, lo ringraziò: - Grazie, Cespuglietto -
- E questo da dove l'hai tirato fuori? - ridacchiò l'albanese.
- Dalla specie di cosa che hai in testa - rispose - Ti dà fastidio? -
- No, è divertente - negò - Piuttosto, visto che dici che la mia chioma somiglia ad un cespuglio, hai visto la tua? Sempre con questi capelli arruffati -
- Lo so - rise Fabrizio, separandosi dall'amico - Non ce la fanno proprio a stare in ordine - aggiunse, passando una mano tra di essi.
- O forse sei tu che non riesci a vederli in ordine. Infondo, qualcuno deve pur fare la parte del cattivo ragazzo, no? -
Scoppiarono a ridere mentre gli artisti che si erano esibiti dopo di loro rientravano nella red room e li guardavano con un'epressione scettica sul volto. La puntata terminò e la giuria li aveva premiati, mantenendoli nella zona alta.
- Direi che adesso possiamo festeggiare - Ermal circondò con un braccio le spalle di Fabrizio.
Si recarono in albergo e si rintanarono nella stanza del più grande.
La mattina seguente, Ermal fu il primo a svegliarsi. Aveva un tremendo mal di testa, causato dalla quantità di vino - scelto personalmente dal grande intenditore Fabrizio Moro - che avevano consumato durante la notte.
Si stupì, accorgendosi che si era addormentato con la testa ai piedi del letto. Come cavolo c'era finito in quella posizione?
Una fitta alla testa lo costrinse ad abbandonare il filo dei suoi pensieri e si portò una mano alla tempia. Lanciò un'occhiata all'amico e un sorriso incurvò le sue labbra.
Ancora nel mondo dei sogni, Fabrizio sembrava un bambino con i lineamenti distesi e tutto raggomitolato su di un fianco, la faccia per metà premuta sui cuscini.
Era un peccato svegliarlo quando era cosi tranquillo e l'albanese, facendo piano, si alzò. Si diede una sistemata e uscì, alla ricerca di un'aspirina.
Quando rientrò in camera, con un sacchetto in mano, trovò Fabrizio esattamente come l'aveva lasciato. Gettò un'occhiata al suo telefono. Segnava le due del pomeriggio e, considerando che era mattina quando erano crollati, Fabrizio aveva dormito la bellezza di sei ore. Un record considerando la sua ansia da prestazione.
Sospirò mentre posava il sacchetto sul comodino. Anche se gli dispiaceva, era ora di svegliarlo. Soprattutto perchè dovevano riordinare la stanza e decidere con chi duettare quella sera.
Si avvicinò e prese a scuotere delicatamente la spalla di Fabrizio. - Fabrì, svegliati -
- Mmm, ancora cinque minuti - mugugnò il romano, girandosi dall'altra parte.
- Dai, Fabrì. Sono le due del pomeriggio -
- Ho sonno - si lamentò, la voce impastata.
- Lo so ma ti ho portato la colazione - tentò con un approccio diverso - E so che vai matto per i muffin al cioccolato -
Furono le parole magiche: l'artista romano aprì lentamente gli occhi.
- Buongiorno, bell'addormentato - sorrise Ermal - Sai, hai totalizzato un record. Hai dormito per sei ora di fila -
Moro era ancora confuso e si portò una mano alla tempia, gracchiando: - Cavoli, che mal di testa -
L'albanese gli porse una bottiglietta d'acqua e un'aspirina che Fabrizio accettò con gratitudine prima di buttarla giù. Chiuse gli occhi, aspettando che facesse effetto.
- Ehi, come va? - s'informò Meta, sedendosi al fianco di Fabrizio e appoggiandogli una mano sulla gamba.
- Meglio - rispose, aprendo gli occhi - E adesso che ne dici di darmi quei muffin? Sto morendo di fame -
- Sei proprio un pozzo senza fondo - rise Ermal, porgendogli il sacchetto.
Moro scrollò le spalle e tirò fuori un dolcetto. Appena diede un morso, un'espressione di pura goduria si dipinse sul suo volto.
- A proposito, dovremmo dare una pulita - disse Ermal, alludendo alle bottiglie sparse sul pavimento.
Un cenno affermativo con il capo.
- E dovremmo anche decidere con chi duettare stasera - continuò l'albanese, tirando fuori il telefono.
Fabrizio lo guardò. L'amico era meditabondo mentre scorreva - di questo ne era certo - i suoi social.
- Guarda, Fabrì - esclamò ad un certo punto
Tenendo in una mano il secondo muffin preso dal sacchetto, prese il telefono con l'altra e lesse il post di un fan. Quest'ultimo aveva postato la lettera che un padre aveva scritto per la propria figlia, morta nell'attentato del Bataclan, e sosteneva che era da essa che aveva tratto l'ispirazione per la canzone.
- Ci vorrebbe una cosa diversa - mormorò, sovrappensiero - Una cosa che sia una via di mezzo tra il cantato e il parlato -
-Già, hai ragione -
Ci pensarono per un attimo e poi i loro occhi si spalancarono. Si guardarono e capirono che avevano in mente lo stesso nome: Simone Cristicchi.
E fu cosi che la sera stessa, quando avrebbero dovuto provare, il trio si ritrovò in una stanza. Ermal che parlava tranquillamente con Simone mentre Fabrizio, ancora rincoglionito nonostante fosse sveglio da ore, se ne stava seduto nel più completo silenzio.
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Fabrizio Moro - Raccolta di storie
FanfictionIl Festival di Sanremo era finalmente terminato e Fabrizio Moro, oltre a sentirsi soddisfatto da una parte e leggermente deluso dal suo settimo posto dall'altra, si sentiva veramente stanco. Mentre usciva dall'Ariston, senti il peso di quelle quattr...
