«Lasciala!». La voce di Zeliah è un sollievo, ma la mano non molla la presa.
Sento la mia amica che lotta. Mi sforzo di aprire gli occhi, mentre con le mani tento di staccare quella mano dal mio collo.
Riconosco Derick, la furia sul suo viso.
Alzo la gamba destra e gli tiro un calcio, ma lui non fa una piega.
La vista mi si appanna mentre mi sento diventare debole.
Sembrano passare ore, i polmoni in fiamme che richiedono ossigeno, quando all'improvviso il suo peso non è più schiacciato contro di me.
Mi lascio cadere a terra, mentre riprendo fiato.
Zeliah mi si affianca e mi prende tra le sue braccia.
«Oddio, Aimeen!» esclama. Mi fa appoggiare a lei mentre pian piano torno a respirare normalmente.
«Scusa, scusami. Non riuscivo a...» singhiozza stringendomi.
«Lo...» mi interrompo per schiarirmi la voce, la quale è roca e bassa «Lo so, Zeliah. Non ti preoccupare».
È un mormorio basso ma so che lei mi sente.
Non ho fatto caso alle voci intorno a noi, ma quando presto loro attenzione mi rendo conto che Eric sta minacciando Derick. Per il resto il corridoio è deserto.
«Stalle lontano, o giuro che ti uccido» sibila l'Intrepido con uno sguardo talmente pieno di rancore.
«Non puoi farlo» ribatte l'altro, ha del sangue che gli cola dal naso.
«Dici?» chiede Eric.
«Sai, lo strapiombo è proprio lì» riprende indicando verso il Pozzo «Non ci vuole niente a metterti ko e buttarti di sotto. Un suicidio, ecco cosa sembrerà».
Rabbrividisco a sentirlo parlare così. So che ne sarebbe capace.
«Sparisci!» ordina ancora.
L'altro lo fissa con astio, poi si volta e sparisce nel buio.
Eric torna a prestare attenzione a noi, si accuccia davanti a me e mi guarda «Pacifica, stai bene?».
Annuisco.
«Vieni con me» mi aiuta ad alzarmi e mi afferra il braccio. Poi si rivolge alla mia amica «Zeliah, vieni anche tu».
Lei fa un cenno d'assenso e ci segue fino all'appartamento di Eric.
Entriamo e lui mi fa sistemare sul divano. Va in bagno e recupera un bicchiere d'acqua, porgendomelo. Gliene sono grata, l'acqua dà subito sollievo alla mia gola. «Grazie» mormoro.
«Starai qui» mi annuncia. Poi guarda Zeliah «Se non te la senti di rimanere al dormitorio puoi andare dagli interni, ci sono letti liberi e sono sicuro che ti accoglieranno bene».
Lei guarda me, poi sposta gli occhi su Eric «Posso farlo?».
«Appena trovo Quattro gli spiego la situazione, adesso andiamo. Prendiamo le vostre cose e ti accompagno da loro. Gli altri due non avranno problemi» Eric è così determinato che né io né lei abbiamo la voglia di contraddirlo.
Lui si china e mi sfiora la guancia «Torno subito».
Annuisco e lo lascio andare. Improvvisamente la discussione avuta oggi con lui non mi sembra poi tanto importante.
Zeliah mi fa un cenno e io la saluto. Se sarà con Leah, Luke e gli altri sarà al sicuro.
Appena la porta si richiude, accompagnata dallo scatto della serratura mi sdraio sul divano e chiudo gli occhi. Questa giornata è stata fin troppo piena di emozioni, sono esausta.
* * *
«Aimeen».
Papà mi passa una mano tra i capelli, chiamando il mio nome. Deve essere già ora di alzarsi per andare a scuola.
«Aimeen?» riprova. Eppure la sua voce è diversa.
Mugugno qualcosa e apro gli occhi.
«Ehi, non avrei voluto svegliarti. Ma dobbiamo parlare». Non è mio padre, è Eric. Ed è seduto vicino a me.
Mi alzo a sedere e lo abbraccio, affondando il viso nell'incavo del suo collo.
«Non ce la faccio più» mormoro «Perché è così difficile?».
Lui mi circonda con le braccia e mi stringe a sé.
«Mi dispiace» sussurra.
«Cosa devi dirmi?» chiedo staccandomi.
Lui si accerta di avere la mia piena attenzione «Il siero verrà iniettato a tutti la sera della Cerimonia di Iniziazione. Farò in modo che a te non venga iniettato».
«Cosa? No!» esclamo inorridita «Eric, ti rendi conto di cosa volete fare? Mandare degli innocenti ad uccidere altri innocenti! Persone che fanno parte della tua fazione, adulti, ragazzi e bambini, a diventare assassini, a rischiare di essere uccisi».
Mi alzo dal divano e mi allontano da lui.
«Non possiamo fare altrimenti, e comunque anche senza il mio voto gli altri quattro sono d'accordo» spiega lui.
«Jeanine non vi ricompenserà, qualunque cosa vi abbia promesso state freschi a pensare di riceverla» sbotto fissandolo con rabbia.
Lui sospira.
«Non lascerò che i miei amici rischino la vita per un capriccio» dico decisa. Farò qualunque cosa per impedire questo loro piano.
«E non voglio rimanere a guardare mentre tu dai l'ordine di uccidere gli Abneganti, Eric. Perché sarà come uccidere me. Non ho intenzione di stare al tuo fianco, di darti il mio appoggio» aggiungo scaldandomi e alzando la voce.
Lui mi guarda, sembra quasi dispiaciuto. Ma non ne sono sicura, non so mai cosa gli passa per la testa.
In un impeto di qualcosa che non so definire torno da lui, sedendomi al suo fianco. «Eric, ti prego, dimostrami che meriti la mia stima e il mio rispetto. Se sono qui con te è perché riesci ad essere gentile e a preoccuparti per gli altri. Non diventare l'Eric che tutti odieranno. Perché ti odierei anche io».
Lui mi ascolta, poi appoggia i gomiti sulle ginocchia e si prende la testa tra le mani.
«Jeanine ci ha fornito un siero capace di funzionare a distanza, per una simulazione. Max inizialmente era scettico su questo piano, ma alla fine lei è riuscita a convincerlo. Come è riuscita a convincere me e gli altri. Non so se le voci che girano sugli Abneganti siano vere...».
«Anche se lo fossero non è un buon motivo per farli fuori» lo interrompo.
«Siete ancora in tempo per fermare tutto. Gli Intrepidi non lo sapranno mai e voi risparmierete molte vite» aggiungo appoggiando una mano sulla sua.
«Gli Eruditi ci forniscono il siero per le simulazioni, è indispensabile il loro aiuto» ribatte lui.
«Non penso che i futuri iniziati ne sentirebbero la mancanza. E una volta svelato a tutti il piano di Jeanine spero che la depongano dal suo ruolo» replico piccata.
«La fai facile tu» mormora.
«È facile!» esclamo «Uccidere o non farlo? Lasciarsi usare o non farlo? Non dirmi che ti ci vuole una Pacifica per farti ragionare, Eric. O ti sei trasferito qui ed eri già in combutta con lei? Perché questo cambierebbe le cose».
«Niente del genere, mi sono trasferito qui solo per interesse personale» risponde tetro.
«Bene, perché me ne sarei andata e non mi avresti più visto» butto là.
«Decidi Eric. Dopodiché o rimarrò o me ne andrò» mormoro, dandogli un ultimatum.
Lui alza la testa e mi osserva a lungo. Forse chiedendosi se ne vale la pena o no.
«Rimani» sussurra.
Il sollievo mi fa rilassare immediatamente. Ora rimane solo capire come fermare tutto.
«Pensi di riuscire a convincere Max e gli altri a rinunciare al piano?» chiedo alzandomi.
«Ci provo, ma non sarà facile» si passa una mano tra i capelli e io capisco quanto è nervoso.
«Se non ci riesci cercheremo di trovare il siero e lo distruggeremo» decido «Sono sicura che qualcuno ci aiuterebbe».
«Quattro, per esempio? Ti ho vista con lui prima». Il suo tono è tornato rabbioso come sempre quando parla di Quattro.
«Sì, in realtà ne ho approfittato per vedere se bacia meglio di te» dico seria.
Eric mi fulmina con lo sguardo e si alza dal divano.
«Sai, sei troppo vendicativo e pieno di rancore, spietato, letale, calcolatore, crudele, sadico, particolarmente inquietante, introverso, controllato, determinato... però sei anche intelligente, gentile, altruista, forte, premuroso e incredibilmente attraente. Se riuscissi ad equilibrare le cose un po' meglio sarebbe più semplice avere a che fare con te. Non dico diventare un Pacifico, ma...»
STAI LEGGENDO
Una scelta per sempre
FanfictionChicago è suddivisa in cinque fazioni, ognuna delle quali fondata su un valore: la sapienza per gli Eruditi, l'onestà per i Candidi, l'amicizia per i Pacifici, l'altruismo per gli Abneganti e il coraggio per gli Intrepidi. Aimeen è una ragazza Pacif...
