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Una mano rude mi scuote dal mio sonno profondo. Dischiudo gli occhi ancora appannati e scorgo il viso di Thomas.

-Siamo arrivati-

-Davvero?- mi strofino gli occhi con uno sbadiglio che si fa largo sul mio volto. Non posso credere di aver dormito per tutto il tragitto...avrei dovuto fargli compagnia.

Annuisce. -Devo aiutarti a scaricare le valigie?-

-No grazie, posso farcela-

Appena spalanco la portiera, lui mi afferra per un braccio e mi stringe a sé. Di norma, sono sempre stata io a esigere un ultimo abbraccio da parte sua prima di mettere piede in un nuovo scuola, questa volta invece è diverso, poiché sarà lui a dover deviare i casini di John dalle nostre vite. Ricambio la stretta appoggiando il mento sulla sua spalla, poi scendo dalla macchina insieme agli ingombranti bagagli, forse un po' troppo carichi di effetti personali, regalandogli, per ultima cosa, un sorriso che a pochi concedo. Era soltanto mio fratello il motivo per cui non sarei voluta venire in questo istituto, ma, alla fine, mi ha convinto ad inserire i miei dati nel server dell'edificio che mi sovrasta, ribadendo la scusa del "la lontananza non è mai troppa". Aggancio anche lo zaino e mi allontano verso il luogo di incontro prestabilito.

Il campus è enorme e, come nelle foto sul sito, si contano sette edifici, posti a ferro di cavallo: la biblioteca, le palestre e le piscine, i laboratori, il teatro e l'aula di recitazione, la sala di musica, le varie classi e la mensa, i dormitori e le sale comuni. Nella mappa sono indicati, dietro al secondo organismo, i campi adibiti alle varie attività sportive, nelle quali la scuola possiede un'elevata quantità di trofei. Al centro di tutte le strade accessibili a piedi o in bici, è posizionata un'alta fontana in bronzo raffigurante una stella rosa con inciso il nome della sede scolastica e una piccola farfalla, che, a una certa distanza, potrebbe quasi apparire reale. Sul lato est, dove sono situate le aule, ci si può imbattere in alcuni stand, presumibilmente usati come bar ed allestiti da allieve interessate al lavoro; ne noto uno in particolare installato tra due alberi di ciliegio e tento ad immaginarmi l'ambiente che si verrà a creare durante la primavera. In giro si notano nuove matricole, come noi, e ragazzi che già conoscono alla perfezione ogni centimetro di questo luogo.

Mi accomodo su una panchina, attendendo la mia amica, e giro il collo in direzione degli spazi esplorabili dall'esterno. È bellissimo, tutto qui è meravigliosamente perfetto.

Nel tempo in cui sono immersa nei vari pensieri intricati, qualcuno mi bussa sulla spalla e, nel momento in cui ruoto il volto verso lo scocciatore, la riconosco: indossa semplicemente una maglietta bianca e dei jeans, eppure è più elegante di una star agli oscar. Abbraccio Hayley, sotto il suo sguardo un po' sorpreso.

I soliti capelli castano scuro, quasi sempre lisci, le ricadono sulle spalle con la loro inevitabile lunghezza, dovuta alle negazioni rivolte alla sua parrucchiera; una carnagione più scura del consueto, quasi olivastra, incornicia i due occhi color nocciola un po' sgranati, che squadrano il paesaggio attorno con fare indagatore. Non è molto alta, ciononostante non le è mai stato di intralcio ai fini scolastici ed extra-curricolari che si imponeva. Ho il piacere di notare un dettaglio diverso nella sua persona: un piccolo tatuaggio sul polso sinistro raffigurante la Luna e il Sole; muoio dalla voglia di chiederle il significato, anche se indubbiamente mi risponderebbe che non ne ha la minima idea neppure lei.

-Come stai?- domanda subito dopo che la lascio respirare.

-Penso di aver risposto "bene" ormai venticinque volte, nell'ultimo mese- commento, rilassando appena le spalle.

-Sai che a me puoi dire la verità- i suoiocchi si inteneriscono al ricordo di eventi passati.

-Male, in realtà, ma sapere che passerò l'anno con te mi rassicura- si limita a sorridere, uno di quei sorrisi contagiosi.

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