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Per non fare la figura dell'ebete in mezzo a una mandria di ragazzi in preda agli ormoni, dirigo i miei passi in prossimità della zona bibite per la terza volta di fila, l'unico posto dove la gente non si struscia a ritmo di danza. Il ragazzo dietro la spinatrice versa un liquido nel bicchiere rosso, mettendo in bella mostra i denti bianchissimi in un sorriso altrettanto candido. Afferro il prodotto del suo accurato lavoro sfiorandogli una mano, mentre una voce profonda mi accarezza l'orecchio.

-La ragazzina ha deciso di bere, finalmente- il capodella combriccola dai capelli ricci e spettinati è a poca distanza dal mioviso.

-Non sono una ragazzina!- lo riprendo, scostandomi un po' sulla sinistra quando sento il suo respiro caldo sulla mia nuca. -Perché non vai a infastidire qualcun altro?-

-Che modi! Sono solo qui per prendere da bere- conclude con un ghigno provocante.

-Allora, tolgo il disturbo- confermo, prima di sorpassarlo in una manovra complicata. Chiaramente non si arrende con facilità, perché in pochi attimi sento la sua figura nuovamente alle spalle.

-La tua amichetta ti ha lasciato sola?-

-Sì, perché doveva stare dietro alla tua che è già ubriaca- mi volto verso di lui, con una nota di irritazione nella voce.

Solleva le spalle con fare disinvolto. -Kat a volte si lascia un po' andare- commenta con quella che pare l'ombra di un sorriso genuino.

-Ho notato...- bevo un sorso del mio drink,esaminandolo da capo a piedi nel suo portamento orgoglioso. -E tu perché non sei con i tuoi amichetti?- il mio tono è pungente, ma annoiato.

-Sono tutti impegnati al momento- si giustifica, inclinando il viso di lato. Per questo hai deciso di tormentarmi?

Mi guardo intorno nella speranza di avvistare Hayley con scarsi risultati; una parte del mio cervello si augura vivamente che si stia divertendo, l'occasione, in fondo, è ideale, eppure l'ultima porzione rimasta indenne e razionale nella mia mente spera con tutto il cuore che la musica finisca in fretta. Non voglio la compagnia di Ryan, dal momento che conosco abbastanza bene i suoi intenti: ho avuto molte relazioni, di amicizia e non, con ragazzi come lui e le azioni che compirebbero con una ragazza si possono contare sulle dita di una mano. Ogni festa a cui ho partecipato negli anni scorsi aveva sempre una conclusione burrascosa: le mie coetanee mi scaricavano, al pari di un bagaglio troppo pesante, e io mi imbattevo sempre in qualche ragazzo che tentava di compiacermi per finire poi nello stesso letto o sui sedili posteriori di un'auto a caso. Non ho mai commesso l'errore di cedere e non ho intenzione di farlo ora. 

Decido di incamminarmi in direzione di uno spazio libero per assaporare un po' di aria fresca, non contaminata dal solito odore di fumo e sudore tipico di una festa tra adolescenti: ho solo bisogno di un po' di pace in attesa del ritorno della mia amica; eppure, come ho avuto modo di appurare in questi anni, la fortuna non è mai nel mio schieramento di battaglia e la mia grazia da terremoto la affianca a braccetto: incasso tutti i colpi e le spinte delle persone intente a muoversi con atteggiamenti provocanti, una delle quali ha in mano un bicchiere di mojito che finisce dritto dritto sulla camicia nuova che mi è stata prestata per la serata. Do una spinta al ragazzo che mi ha versato addosso il suo cocktail e, per non mettergli le mani addosso, inclino la testa all'indietro e sbuffo rumorosamente nel chiasso generale, dovendo limitarmi a questo. Continuo a camminare poi per la radura che ora si è trasformata in un'enorme pista da ballo, tentando di evitare altri guai.

Mi serve una via di fuga.

-Speravi di avermi seminato?- di nuovo la sua voce mi ronza vicina ad un timpano e la sua chioma riccia appare a pochi metri dal mio raggio di visione, ricordandomi con insolenza che non si molla mai una missione.

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