4. Il posto più bello della città

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La notizia era su tutti i giornali

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La notizia era su tutti i giornali.

Il cadavere di Naomi era stato ritrovato a valle, a quaranta chilometri dalla città, lì dove sgorgava il Redood Creek. Era stato a lungo sott'acqua, incagliato sul fondale del fiume e solo ora, dopo mesi, la corrente del fiume era riuscito a trascinare il corpo.

La sera prima, al tramonto, un vecchio che portava a spasso il suo cane aveva visto qualcosa disteso lungo la riva del fiume. Ci aveva messo un po' a capire di cosa si trattasse. Poi aveva dato l'allarme. Su internet girava qualche foto confusa, scattata da qualche curioso accorso lì prima che il cadavere fosse rimosso. I giornali, invece, avevano avuto la decenza di non pubblicare alcuna fotografia per non scandalizzare i propri lettori. Sulla prima pagina dell'edizione del mattino del Holess Daily News campeggiava invece la foto di un'alta parete rocciosa, l'unico punto della città che affacciava sul fiume, che sfiorava appena i confini cittadini. Secondo la polizia, Naomi si era gettata da lì. Un volo di più di trenta metri.

Durante la notte, la notizia era rimbalzata in rete, di sito in sito, di gruppo in gruppo, e più la gente ne parlava più si arricchiva di dettagli truculenti e indiscrezioni su Naomi, su ciò che era stata in vita. "Stronzate!" pensò Emma, leggendole: quelle cose non erano vere, nessuno di loro conosceva Naomi, si disse... ma di tanto faceva capolino nella sua coscienza un dubbio: e se era lei che aveva smesso di conoscerla da tempo?

La notizia l'aveva travolta appena sveglia, come una soffocante valanga di dolore. Spense lo smartphone, non voleva leggere altro, aveva bisogno di un momento di respiro. Uscì dalla sua cameretta, dove lei e Naomi da piccole avevano trascorso ore ed ore a giocare e immaginare il proprio futuro. Scese al piano terra della casa e rimase immobile accanto la finestra, con lo sguardo fisso sulla fine della strada assolata e quieta: la serenità di quella docile giornata estiva, così diversa dal suo animo in tormento, le appariva fredda,distante e in qualche modo beffarda.

Stette lì per un po', finché non fu distratta dal rumore delle chiavi nella toppa della porta di casa. Sua madre stava rientrando dall'ospedale di Holess Peak, dove lavorava come infermiera. Affaticata dal turno di notte più movimentato della sua carriera, la signora Finner tirò dritto in cucina, senza nemmeno accorgersi che sua figlia era già sveglia, in piedi di fianco alla finestra nel salone. Sotto il braccio, portava il giornale che aveva acquistato nel tragitto tra l'ospedale e casa. Fu solo quando sua figlia la seguì, che si accorse di lei. Si guardarono negli occhi:la signora Finner aveva sperato che sua figlia dormisse ancora,voleva essere lei a dirle del ritrovamento; ma guardandola negli occhi capì che era troppo tardi, che già sapeva.

«Tesoro, vieni qui» disse la signora Finner, facendo un passo verso la figlia, per abbracciarla e consolarla.

Ma l'attenzione di Emma era su quel giornale, che ancorala mamma non aveva avuto il tempo nemmeno di metter via. Quei fogli arrotolati, con la loro materialità, erano qualcosa di diverso dalle notizie e dai commenti letti su internet. Era come se la realtà le ricordasse che non bastava spegnere un cellulare per chiudere le cose brutte fuori dalla propria vita: la realtà era lì, nero su bianco.Emma prese il giornale, ignorando le proteste di sua madre, e lo stese sul tavolo. La prima pagina era davanti ai suoi occhi, ma non fu il grosso titolo ad attirare il suo sguardo, ma la foto.

Come se fosse successo una vita fa, nella mente di Emma balenò un ricordo. Lei e Naomi in quel posto, in cima a quella parete rocciosa, in un pomeriggio d'estate di solo qualche anno prima, quando avevano dodici o tredici anni. Quel pomeriggio Emma aveva litigato con tutti, era una di quelle giornate in cui chiunque aprisse bocca non faceva che irritarla ancor di più. Tutti tranne Naomi, che sapeva sempre come farle tornare il buonumore, raccontandole una delle sue. Quel pomeriggio Naomi l'aveva portata fin lassù, per mostrarle quello che secondo lei era il posto più bello di tutta la città. E lassù lo era davvero: per il fiume che scorreva di sotto, per il cielo che sembrava a un palmo dai loro nasi, per la perfezione di quell'amicizia che sapeva divorare il resto del mondo, come se null'altro importasse.

Poi Emma ripiombò nella sua cucina. Come aveva fatto a dimenticare quel posto, quel momento? Come aveva fatto a dimenticare Naomi, fino a perderla per sempre?

Scoppiò a piangere.


Clive Roth s'infilò il camice e controllò che il registratore fosse carico. Poi chiuse il suo armadietto e si preparò all'ingrato compito. Da sette anni era il medico del Sacred Hearth Holess Peak Hospital: il che voleva dire che era lui ad occuparsi delle autopsie quando a Holess Peak si verificava una morte violenta. E a dire il vero non aveva avuto granché da lavorare in quei sette anni,essendo Holess Peak un posticino tranquillo dove la vita era fin troppo noiosa. Ma da ieri, il tempo sembrava deciso a fargli pagare caro tutti quegli anni tranquilli: in una nottata l'ospedale era stato invaso da giornalisti, curiosi, polizia. E ora doveva occuparsi del cadavere di quella giovane ragazza, che lo aspettava sul lettino al centro della sala mortuaria. Prima di entrare nella sala,Clive Roth bevve un bicchiere d'acqua e tirò un grosso sospiro. Fino a quel momento, aveva solo intravisto il cadavere... e gli era bastato: non aveva mai visto nulla di tanto impressionante. Clive Roth si fece coraggio e si disse che ce l'avrebbe fatta, che era pronto.

Aprì la porta della sala mortuaria e poi... restò lì, non fece nemmeno un passo in avanti, né mosse la mano dal pomello della porta e quasi si dimenticò di respirare. Batté le palpebre più volte, incredulo.

Il lettino al centro della sala era vuoto.


***

Come al solito mi prendo un po' di spazio per me.

Prima la cosa più importante: grazie per aver letto fin qui!

Questo capitolo, senza che me ne accorgessi, è venuto fuori più lungo di quanto immaginassi. Non so se condividete la mia idea, ma io credo che i personaggi in una storia siano tutto (o quasi), quindi perdonatemi se mi prendo un po' di spazio per parlare dei loro sentimenti e di quello che gli passa nella mente e nel cuore,rallentando qualche volta un po' l'azione. Spero che la cosa non vi annoi.

Stamattina, mi sono svegliato e ho trovato questo sul telefonino:

Che dire, per me l'importante è divertirmi a scrivere e sapere che qualcuno si diverte quanto me a leggere, le classifiche non sono quel che conta davvero e onestamente non so nemmeno come interpretarle

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Che dire, per me l'importante è divertirmi a scrivere e sapere che qualcuno si diverte quanto me a leggere, le classifiche non sono quel che conta davvero e onestamente non so nemmeno come interpretarle... però se quel numero vuol dire che Knock vi sta piacendo, allora ne sono contentissimo!

Come sempre, un commento, una stella o un messaggio per dirmi se vi è piaciuto, darmi dei consigli o qualsiasi altra cosa è sempre molto gradito! :)

Il"gioco" di questo capitolo è ancora una volta una domanda:

AVETE UN LUOGO DOVE TUTTO, IL MONDO E LA VITA, VI SEMBRA PERFETTO E OGNI PREOCCUPAZIONE SCOMPARE?

Vi ricordo che Knock verrà aggiornato ogni martedì e venerdì!

Grazie ancora e a presto!

KnockLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora