cap.16

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CAPITOLO SEDICESIMO – UN PASSO AVANTI

Mi svegliai di soprassalto a causa di forti colpi che arrivavano dall'ufficio. Aprii gli occhi ed in pochissimi secondi capii che qualcuno stava bussando insistentemente alla porta dell'ufficio. Balzai in piedi recuperando la bacchetta ed in una frazione di secondo mi infilai i pantaloni neri e solo la camicia, dando un'aggiustata ai capelli tirandoli indietro e dirigendomi verso la porta, chiudendo dietro di me quella della camera da letto, lanciando una rapida occhiata alla donna che ancora dormiva beatamente a pancia in su nel mio letto. Ma come fa a non essersi svegliata? Ah...la gioventù. Con quel pensiero mi avviai velocemente verso il corridoio, lasciando la libreria aperta. Non avrei comunque il tempo di richiuderla. Pensai. Nel frattempo i colpi alla porta, continuati ininterrottamente, avevano fatto arrivare il mio fastidio alle stelle. Merlino, Godric e Salazar chiunque è giuro che lo schianto! Studente o professore che sia! Cazzo! Con un' ultima falcata afferrai la maniglia della porta e tirai aprendola di scatto, con una faccia indemoniata. Severus!! Pensavo non arrivassi più! Ti ho disturbato? Mi trovai davanti Albus con un sorriso a trentadue denti e ci misi qualche secondo a tornare in me, mi spostai di lato facendogli segno con la mano di entrare. A cosa devo questa piacevole visita, Albus? Gli chiesi, girando la scrivania per mettermi a sedere sulla poltrona, notando che l'ufficio era ancora in disordine, con le poltrone spostate, vari libri sparsi sulla mia scrivania, il passaggio ai miei alloggi aperto e.... Cazzo.CAZZO! Imprecai mentalmente, maledicendo quella meravigliosa creatura che dormiva ancora nel mio letto quando vidi le sue scarpe sparpagliate malamente poco dietro la libreria. Alzai lo sguardo sul preside, sperando che non le vedesse. Non hai risposto alla mia domanda, figliolo, ti ho disturbato? Continuò Silente, facendo vagare lo sguardo nello studio, notando il disordine. Per evitare di farlo divagare ulteriormente decisi di prenderlo in contropiede. No Albus, nessun disturbo, stavo solo sistemando delle cose, ma...prego... accomodati pure. Allungai un braccio indicando la sedia di fronte la mia scrivania. Posso offrirti qualcosa da bere? Continuai, incitandolo ad accomodarsi. Grazie ragazzo mio, gradirei molto una tazza di thè...sai la vecchiaia... mi rispose, accomodandosi sulla sedia non smettendo mai però di guardarsi intorno. Maledetto vecchiaccio. Ringhiai dentro di me alzandomi, scostando la sedia dirigendomi verso la vetrinetta aprendola per prendere il bollitore incantato con l'acqua, due tazze e un paio di bustine di thè nero. Allora...Albus...vuoi dirmi il motivo della tua presenza qui...i sotterranei non sono il posto per un grifondoro. Parlai, posizionando una delle due tazze bianche accanto alla mano dell'uomo, spingendo la miriade di pergamene in direzione della mia poltrona, aggirando la scrivania per tornare a sedermi. Oh, certo figliolo, giusto quasi dimenticavo... Iniziò, afferrando la tazza, portandola alle labbra bevendo una lunga sorsata. Io mi riaccomodai dall'altro lato della scrivania, facendo spazio tra le pergamene per appoggiare la tazza che avevo ancora tra le dita. Solo in quel momento vidi la mia piuma malamente buttata tra le pergamene e su una di queste, precisamente su un'importante referto che avrei dovuto spedire al San Mungo il giorno dopo, due cuoricini disegnati a mano nell'angolo in basso. Per poco non mi caddero gli occhi fuori dalle orbite. Ringhiai, pensando a tutte le varie e possibili torture da infliggere a quella dannata ragazzina. Dicevo... sono venuto qui per ricordati del ballo di natale... il proseguimento del discorso di Silente mi tirò fuori dai miei pensieri, facendomeli accantonare per un istante. Alzai gli occhi da quello scempio per guardare il vecchio mago seduto di fronte a me. Perché tu sai che a breve sarà natale e ci saranno le vacanze, giusto Severus? Finì Silente. Io per tutta risposta alzai gli occhi al cielo sbuffando. Come potrei, Albus, scordare il momento in cui potrò finalmente liberarmi per qualche giorno di quelle inutili teste di legno? Risposi, tingendo quanto più potei di acidità quella risposta. Facendolo sorridere. Bene, caro ragazzo bene, allora ti ricordo che in questi giorni dovremmo riunirci con gli altri insegnanti per organizzare il ballo, che sicuramente si terrà la sera del giorno in cui finiranno le lezioni. Mi rispose Silente, ingoiando l'ultimo sorso di thè rimasto nella sua tazza. Immagino dovrò esserci anche io...altrimenti non saresti venuto a dirmi tutto ciò... Ovviamente già sapevo la risposta ed anche il preside la sapeva, tanto che si limitò ad un' alzata di spalle ed un'occhiata da dietro quei suoi occhiali a mezzaluna. Bene se è tutto... Iniziai, lasciando la frase a metà, lasciando intendere che la conversazione era finita li. Oh si figliolo, ti ho fatto perdere abbastanza tempo... solo un'ultima cosa. Rispose, con un sorrisetto che non mi lasciò presagire nulla di buono, ne di opportuno. Non risposi, attendendo quella sua inevitabile domanda. Ho forse....interrotto qualcosa di importante? Alzai pericolosamente un sopracciglio a quella domanda. Albus...me lo hai già chiesto ed io ti ho già risposto di no. Lapidale. L'unica qualifica che si poteva affibbiare alla mia risposta. Lo so, lo so, perdonami non voglio essere ripetitivo ma sai...rispose, ridendo. Sai cosa? Albus, no non so...cosa ti fa credere che avessi interrotto qualcosa di...come hai detto? Importante? Lo guardai, piccato. Incrociando le braccia al petto in una chiara ed evidente posizione di difesa. Severus, sono solo supposizioni....ci hai messo molto tempo per venirmi ad aprire...il tuo ufficio è stranamente...disordinato...o oserei dire da persona normalmente apposto di testa, i tuoi alloggi sono aperti....e....lasciò la frase a metà, irritandomi ancor di più. E cos'altro Albus, sentiamo? Hai trovato un perizoma rosa appeso alla maniglia della mia porta? Ringraziai la mia solita ironia. Rise, quel matusalemme bacucco. Ma cosa cazzo...ma perché tutti ridono? Aggrottai ancora di più le sopracciglia, attendendo una sua risposta. No, figliolo, non ho trovato nulla del genere, ma ho visto accanto alla libreria un paio di scarpe...mmm...vediamo da che mi ricordo un 36 forse...beh sicuramente non della tua taglia e di un colore....diciamo così....particolare. Direi quasi, caratteristico!! MERDA. Fu l'unico pensiero che mi passò nel cervello, rischiando di farmi cadere fuori dalle orbite gli occhi per la seconda volta in quei 10 minuti. Non sapevo cosa dire e mi sentivo terribilmente braccato. Mi alzai dalla sedia di scatto facendo rumore. Non c'è nulla da dire. Sentenziai, freddo come il marmo, aggirando la scrivania avvicinandomi alla porta. Ora, Preside, se non le dispiace. Avrei da lavorare. Aggiunsi, facendo cenno con la mano. Silente per tutta risposta si alzò, incamminandosi verso l'uscita, non prima di aver dato un' ultima sbirciatina al corridoio. Quando fu fuori dall'uscio si girò. Severus, sono davvero contento e vorrei dirti che è la cosa più giusta che tu possa fare. Spero tu avrai pazienza. Sussurrò per evitare che qualcun altro potesse sentire. Io feci un passo indietro in modo tale da poter chiudere la porta, guardandolo. Non so di cosa tu stia parlando, buona giornata. Chiusi la porta non dandogli tempo di replicare nulla. Sbuffai, tornando verso la mia scrivania. Il camino sempre acceso aveva alzato terribilmente la temperatura della stanza e stavo sudando. Slacciai alcuni bottoni della camicia bianca lasciandola leggermente aperta sul davanti. Mi sedei dietro la scrivania chiudendo per un attimo gli occhi. Mi manderanno al San Mungo, nel reparto di psichiatria!! Tutti!!! Urlai mentalmente, riaprendo gli occhi, prendendo i compiti di quelli del secondo anno.

Normal Rebel, Hermione Granger-Severus PitonLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora