cap.23

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Ringrazio sempre infinitamente chi vota e chi commenta, è davvero importante per me sapere cosa ne pensate dell'andamento della storia! Vi lascio con un nuovo aggiornamento. Ellis.


CAPITOLO VENTITREESIMO – LEZIONI TURBOLENTE

Uscimmo dal bagno ancora con il sorriso stampato in faccia, dopo aver passato una decina di minuti a ridere senza sosta, incamminandoci tranquillamente nel corridoio. Gin...io devo andare a rune antiche... due ore...tu che lezione hai? Chiesi alla mia migliore amica mentre camminavamo. Io ho incantesimi la prima ora ed erbologia la seconda. Mi rispose Ginny, ridacchiando ancora. Gin, finiscila di ridere...ti ricordo che le ultime due ore abbiamo pozioni!! Ribattei, fermandomi davanti al corridoio che portava all'aula dove si svolgeva la lezione di rune antiche. Herm non ricordarmelo ti prego, spero solo che in queste due ore mi passi la ridarella o non so davvero come farò! Parlò la mia migliore amica, allargando le braccia. Lo spero per te perché sappi che essere la futura moglie della serpe non mi darà il privilegio di salvarti da una punizione coi fiocchi se gli sbotti a ridere in faccia un'altra volta! Dissi, iniziando ad incamminarmi verso il corridoio laterale. Beh Herm, allora dovrai decisamente lavorarci su questo! Sentii Ginny ridere mentre le voltavo le spalle, ci vediamo dopo sorella! La salutai con la mano continuando a camminare, accelerando il passo per non arrivare in ritardo. La lezione passò velocemente, presi appunti ed ascoltai interessata mentre Harry e Ron dormivano come sassi all'ultimo banco. Erano arrivati in ritardo saltando anche la colazione ed ora si permettevano anche di dormire in classe. Alzai gli occhi al cielo girandomi leggermente per osservarli. Sono incorreggibili... pensai, scuotendo la testa. La campanella suonò segnando la fine della lezione, svegliando i due pelandroni. Finalmente vi siete decisi a svegliarvi! Li sgridai, mentre uscivamo dall'aula diretti tutti e tre verso i sotterranei. Herm dai, il viaggio di ritorno ci ha stancati! Si giustificò Ron, guardandomi con espressione da cane bastonato, facendomi alzare gli occhi al cielo. E poi a pozioni non possiamo dormire, quindi ne abbiamo approfittato! Aggiunse Harry, sorridendo a 32 denti. Hei ragazzi!! Una voce ci fece girare tutti e tre, interrompendo la discussione. Vidi Ginny arrivare dal corridoio laterale, scoccando un bacio sulle labbra al fidanzato, posizionandosi poi accanto a me. Allora ti è passata la ridarella? Sussurrai a bassa voce, mentre ricominciavamo a camminare tutti insieme verso l'aula di pozioni. Herm ti prego non farmi ricordare o mi tornerà peggio di prima! Rispose la roscia passandosi una mano sulla fronte, sorridendomi. Le sorrisi di rimando annuendo leggermente, accelerando un po' il passo per non arrivare tardi. Quando varcammo la soglia dell'aula, vidi che quasi tutti i banchi erano stati occupati dagli studenti del settimo anno di serpeverde. Mi girai verso Ginny, alzando un sopracciglio con fare interrogativo. Guardando poi di rimando i due ragazzi dietro di me che alzarono le spalle più perplessi di me. Mi voltai di nuovo vedendo che gli unici due banchi rimasti liberi erano l'ultimo ed il penultimo della fila di destra, accanto alla parete, e davanti c'erano Malfoy e la Parkinson. Alzai gli occhi al cielo sbuffando, prendendo Ginny per un braccio trascinandomela dietro. Occupai il penultimo banco, subito dietro alle due serpi, lasciando ad Harry e Ron quello più distante da loro. Meglio se ci mettiamo noi qua, sicuro questi due qui davanti non avrebbero perso occasione di infastidire Harry e Ron! Sussurrai piano, avvicinandomi all'orecchio di Ginny mentre ci sistemavamo dietro al nostro banco appoggiando le borse sul ripiano accanto ai rispettivi calderoni. Ginny annuì alla mia affermazione tirando un'occhiataccia alla schiena dei due avanti a noi che, fortunatamente, non ci avevano degnate neanche di uno sguardo. Mi voltai leggermente, guardando dietro di me i miei due amici che avevano un'espressione decisamente accigliata. Dopo pochi secondi la porta dell'aula sbattè e Severus percorse il corridoio centrale tra i banchi, andandosi ad appoggiare alla scrivania, incrociando le braccia sul petto, squadrando l'intera aula. Mi voltai trattenendo una risatina ed intercettai lo sguardo di Ginny con la coda dell'occhio, anche lei intenta a reprimere un sorriso. Come potete ben vedere, Severus iniziò a parlare con tono di voce acido, quest'oggi, a causa della momentanea assenza del professor Hagrid, farete lezione insieme. Continuò, alzandosi dalla scrivania, facendo un paio di passi avanti. Vi avverto che durante le mie ore e nella mia aula non voglio sentir volare una mosca, se non volete far perdere una gran quantità di punti alla vostra casa e beccarvi una punizione con Gaza da qui fino alla fine dell'anno. Soffermò lo sguardo nella nostra direzione, squadrando me, Ginny e i miei due amici dietro di noi. Oggi preparerete il veritaserum, ricominciò a parlare, camminando in direzione della lavagna, queste sono le istruzioni, toccò con la bacchetta il ripiano ed in un batter d'occhio apparvero tutti i passaggi necessari, iniziate. Finì, aggirando la scrivania, accomodandosi sulla poltrona. Uscii dal banco, seguita da Ginny e ci incamminammo verso la dispensa per prendere gli ingredienti. Tornai sui miei passi, con in mano tutti gli ingredienti necessari e, facendo passare prima la roscia mi posizionai dietro la Parkinson, poggiando ciò che avevo tra le mani sul ripiano, iniziando ad accendere il fuoco sotto il calderone per farlo riscaldare. Iniziai ad inserire i vari ingredienti, stando attenta ai tempi, tagliando, sminuzzando, affettando. Era passata circa un'ora quando presi la sanguisuga dal suo contenitore, voltai lo sguardo al mio fianco vedendo Ginny concentrata, piegata sul ripiano intenta a sviscerare la sua con il coltello affilato. La imitai prendendo il coltello ed abbassandomi per vedere meglio, doveva essere un lavoro estremamente preciso o il risultato non sarebbe uscito perfetto. Mi concentrai al massimo ed inizia ad incidere. Dopo pochi secondi intercettai un movimento che catturò la mia attenzione, alzai la testa appena in tempo per vedere la Parkinson girata che velocemente lanciava qualcosa nel calderone di Ginny. D'istinto lasciai il coltello sporgendomi in avanti per vedere cosa avesse fatto quella vipera mentre Ginny non si era accorta di nulla, continuando a restar piegata sul ripiano. Vidi il liquido iniziare a bollire rumorosamente, cambiando colore. In una frazione di secondo capii. Feci in tempo a spostare la testa indietro, afferrando Ginny per un braccio tirandola verso di me, dal calderone uscì un fischio talmente acuto da perforare i timpani ed esplose con una forza inaudita, lanciando scaglie di ferro affilate come lame in tutte le direzioni. Chiusi gli occhi portandomi un braccio sul volto per proteggermi, sentendo chiaramente uno di quei pezzi di ferro tagliarmi la guancia. Li riaprii subito dopo, voltandomi di scatto verso la mia amica che si teneva il braccio destro con la mano, anche lei colpita dai pezzi del calderone esploso. Uscii velocemente dal banco, sentendo la rabbia ruggirmi nelle vene, afferrando Pansy dal colletto della camicia sbattendola violentemente contro il muro li accanto, sollevandola da terra di qualche centimetro. Lurida serpe, come ti sei permessa!! Ringhiai, con il volto trasformato dalla rabbia. GRANGER!! Sentii Severus urlare il mio cognome mentre a grandi falcate camminava verso di me. Ti farò rimpiangere di essere nata! Strinsi ancora di più la presa, sbattendo un'altra volta quella miserabile vipera contro la parete, ignorando totalmente Severus. GRANGER, LASCI IMMEDIATAMENTE LA SIGNORINA PARKINSON! CINQUANTA PUNTI IN MENO A GRIFONDORO! Ringhiò, raggiungendomi. Io per tutta risposta feci ancora più pressione con le braccia verso l'alto. GRANGER HO DETTO DI LASCIARE LA SIGNORINA PARKINSON, ORA!! Ringhiò, afferrandomi un braccio, costringendomi a mollare la presa, mentre Pansy aveva perso totalmente colore in faccia, rischiando di svenire mentre tornava coi piedi per terra. Mi voltai di scatto, con un'espressione furente stampata in volto, mentre sentivo una goccia di sangue colare giù per la mia guancia dal taglio che mi aveva lasciato il pezzo del calderone. Cinquanta punti in meno a grifondoro? Ripetei, facendo un passo verso di lui, avvicinandomi minacciosa. Fottiti. Finii, oltrepassandolo, prendendo la mia tracolla da per terra, camminando verso l'uscita dell'aula. Non solo quella bastarda aa rischiato di ammazzarci...ha ferito Ginny...pure 50 punti in meno a grifondoro! Pensai, stringendo i denti per la rabbia. Chiusi la porta dietro di me sbattendola, salendo le scale velocemente uscendo dai sotterranei, diretta verso il cortile. Gettai la tracolla malamente a terra sedendomi sul bordo della grande fontana al centro del cortile, con il respiro ancora affannoso e l'adrenalina che mi scorreva prepotente in ogni fibra muscolare. Poggiai i gomiti sulle ginocchia, prendendomi la testa tra le mani cercando di rallentare il respiro per tornare in me, le mani che ancora tremavano per la rabbia. Passarono svariati minuti, mentre piano piano il cuore tornava a battere regolarmente, il respiro rallentava ed i muscoli si rilassavano. Alzai la testa, respirando profondamente, guardandomi intorno. Distesi la schiena, appoggiando le mani dietro, alzando gli occhi ad ammirare il cielo. Un rumore di foglie schiacciate alla mia sinistra mi fece voltare di scatto. Girai la testa cogliendo poco distante da me il preside Silente che mi osservava con un sorriso bonario stampato sul volto. Perfetto...la ciliegina sulla torta. Pensai, riabbassando il capo, sentendo i passi avanzare verso di me. Vidi con la coda dell'occhio Silente accomodarsi accanto a me, sospirando. E' una bella giornata...mi è venuta voglia di fare una passeggiata, tuttavia la temperatura non è proprio delle migliori...direi anzi, che fa decisamente freddo. Parlò, con lo sguardo rivolto verso il cielo, mentre io per tutta risposta mi limitavo ad annuire. Ho la vaga sensazione che ci sia qualcosa che non va..cara Hermione... continuò, voltandosi stavolta verso di me. Gradiresti una tazza di thè, per riscaldarci? Concluse, lasciandomi qualche secondo spiazzata. Alzai la testa guardandolo...aveva ancora quel sorriso bonario...in un certo senso mi ricordava mio padre, quando mi sorrideva per rassicurarmi...una morsa di nostalgia mi attanagliò lo stomaco. Annuii, alzandomi, recuperando la mia tracolla da terra, seguendolo silenziosamente. Dopo pochi minuti arrivammo in quell'ufficio rotondo, posai la borsa sulla sedia avvicinandomi a Fanny, alzai un braccio accarezzandole dolcemente le piume, strappandogli un verso di gradimento, mentre Silente recuperava due tazze e, dopo averle riempite di thè le poggiava sulla grande scrivania di legno. Sta decisamente gradendo le tue attenzioni... parlò il vecchio mago, accomodandosi sulla poltrona. Io mi girai sorridendo, continuando a coccolare il grande uccello appollaiato sul trespolo. Sai...non si lascia toccare da tutti...ma beh...chi non gradirebbe una dose di coccole da una ragazza come te, Hermione. Concluse, ridacchiando. Io mi sciolsi dalla mia posizione, accomodandomi sulla poltrona, prendendo tra le mani la tazza fumante. Ne bevvi un grande sorso, sentendo il calore riscaldarmi da dentro, distendendo i muscoli tesi. Chiusi gli occhi godendomi quella sensazione di tepore. Dopo qualche secondo li riaprii, appoggiando la tazza sul ripiano davanti a me. E' stata colpa di Pansy Parkinson, quella viperaccia! Iniziai a parlare, abbassando lo sguardo. Ha messo di nascosto non so che cosa nel calderone di Ginny, io l'ho vista...ma non ho fatto in tempo a fermarla ed il calderone è esploso. Finii, toccandomi con un dito il sangue ormai secco sulla mia guancia. Capisco... quindi quel taglio è stata colpa della Signorina Parkinson? Ribattè il preside. Si, ed ha ferito anche Ginny il calderone...sul braccio. Indicai con l'indice il punto dove la mia migliore amica era stata graffiata dalla scheggia lanciata dal calderone esploso. E cosa è successo dopo? Domandò Silente. Ho appeso Pansy al muro per il collo... Alzai lo sguardo intercettando un leggero risolino sotto la barba bianca... per poi riabbassare il capo. Capisco..ed in tutto questo immagino c'entri qualcosa il professor Piton... Rispose il preside. Il professor Piton... mi bloccai alzando la testa, sorridendo, Severus...ha tolto cinquanta punti a grifondoro, la mia espressione tornò accigliata, ingiustamente, perché non era stata colpa né di Ginny, né mia, così io mi sono infuriata e gli ho detto di andare a farsi fottere. Conclusi, guardando il mago davanti a me. Silente iniziò a ridacchiare, coprendosi con una mano la bocca. Ah... i pulpiti dell'amore!! Sospirò, allisciandosi la lunga barba, facendomi ridere leggermente. Lascia che ti dica una cosa cara Hermione...Severus è molto diverso da come si mostra...ma questo sono sicuro che tu già lo sappia...credimi quando ti dico che lui è un uomo infinitamente paziente. Finì, con un grande sorriso. Abbassai lo sguardo sulle mie mani, accarezzando l'anello intorno al mio anulare. Preside...iniziai...leggermente insicura... preside Silente lei...lei non ha paura che...non teme che possa succedere qualcosa...che qualcuno possa dire qualcosa... alzai lo sguardo non riuscendo a completare la frase, forse per timore della risposta. Tuttavia Silente comprese ugualmente. Figliola...si può temere la morte, si può temere la malattia, si può temere la guerra...solo uno sciocco avrebbe paura di una cosa così bella e pura come l'amore. A maggior ragione se questo è nato tra due persone che meritano la felicità, la gioia e la serenità più di chiunque altro in tutto il mondo magico. L'amore va coltivato, non temuto, va protetto ed alimentato...l'amore è vita ed è speranza...per tutti noi. Finì sorridendo dolcemente. Io per tutta risposta alzai la mano sinistra, allungando il braccio poggiando la mano sulla scrivania. Vidi Silente abbassare gli occhi in direzione della mia mano, allargando ancor di più il suo sorriso. Preside, ora è meglio che io vada, è quasi ora di pranzo e...mi staranno cercando. Parlai, ritirando indietro il braccio, alzandomi dalla sedia. Grazie per il thè...e per il suo tempo. Aggiunsi, prima di recuperare la tracolla mettendomela in spalla. E' sempre un piacere cara Hermione, passa a trovarmi quando vuoi! Salutai Silente incamminandomi verso la porta, uscii scendendo le scale e chioccola oltrepassando il gargoyle. Camminai velocemente in direzione della sala grande, le lezioni non erano ancora terminate ed ero sicura di non trovare ancora nessuno. Tuttavia quando entrai la mia attenzione venne subito rapita dall'unica occupante della tavolata di grifondoro. Hermione!! Vidi Ginny saltare in piedi e camminare, verso di me dopo avermi vista varcare la soglia. Gin cosa ci fai qui? Manca ancora qualche minuto alla fine delle lezioni! Risposi, sedendomi sulla panca di fronte al grande tavolo. Sono andata in infermeria a farmi medicare il braccio. Ribattè, sedendosi a sua volta al mio fianco. Quella lurida, bastarda biscia, gliela farò pagare. Ringhiai, guardando l'avanbraccio fasciato della mia migliore amica. Herm calmati, credimi quando ti dico che le è bastata la lezione che le hai dato in aula, era bianca come un lenzuolo, quasi sul punto di svenire, per la paura! Alzai lo sguardo dal suo braccio, guardandola negli occhi. Te piuttosto dove sei stata? Ero preoccupata, quando sono uscita dall'infermeria sono venuta a cercati in biblioteca, poi nel cortile, anche in camera...alla fine sono venuta qui in sala ma non c'eri da nessuna parte! Sei uscita dall'aula come una furia...anche Harry e Ron erano preoccupati. Finì prendendomi una mano, stringendola leggermente. Tranquilla Gin, sono stata con Silente, mi ha offerto una tazza di thè. Dissi, vedendo l'espressione della mia amica farsi perplessa. Dopo che sono uscita dall'aula sono andata in cortile per calmarmi, li ho incontrato il preside di ritorno da una passeggiata, eravamo tutti e due infreddoliti dal gelo così mi ha proposto una tazza di thè...e poi gli ho raccontato cosa fosse successo poco prima. Conclusi, piegando un gomito sul tavolo, appoggiando la testa sulla mano lateralmente. Hai detto a Silente cosa è successo? E lui che ha risposto? Ribattè Ginny, con le sopracciglia sollevate e gli occhi leggermente sgranati. Nulla Gin, si è fatto quattro risate e poi abbiamo parlato un po' di Severus...a proposito cos'è successo dopo che sono andata via? Domandai. Piton era furioso quasi quanto te, Pansy continuava a balbettare che tu eri pazza, che lei non c'entrava nulla, alla fine ha tolto 20 punti anche a serpeverde perché quella non si azzittava più. Poi mi ha detto di andare in infermeria e quindi sono uscita, non so più nulla... la rossa al mio fianco finì, io per tutta risposta mi limitai ad annuire. Il suono della campanella ruppe il silenzio, segnando la fine delle lezioni, in pochi secondi i corridoi si riempirono di ragazzi, così come la grande sala. Alzai la testa girandomi verso la porta d'ingresso appena in tempo per vedere Harry e Ron camminare spediti verso di noi. Hermion ma cosa è successo? Domandò Ron, sedendosi di fronte a noi. Ginny come stai? Sei andata in infermeria, e tu Hermione, spiegaci, hai appeso Pansy al muro per il collo perché? Poi sei uscita come una furia. Harry parlò tutto d'un fiato mentre guardava preoccupato prima la fidanzata, poi me, sedendo sulla panca accanto all'amico. Harry sto bene, era solo un graffio, ci ha pensato Poppy. Parlò Ginny, prendendo la mano del fidanzato da sopra il tavolo. Ho visto Pansy infilare qualcosa nel calderone di Ginny mentre lei era piegata a sviscerare la sanguisuga, per fortuna ho fatto almeno in tempo a tirare entrambe indietro o quella decerebrata ci avrebbe ammazzato! Ribattei, vedendo l'espressione di Harry e di Ron cambiare, girandosi con sguardo furente verso il tavolo dei serpeverde. Bastarda! Ringhiò Ron guardando la sorella. Si meriterebbe una bella lezione, ha ferito anche te! Aggiunse Harry, con le dita della mano ancora incrociate a quelle della fidanzata. Hai ragione Harry, gliela farò pagare potete starne certi. Ribattei, con espressione omicida. Ragazzi, piantatela ora per favore! Non vorrete far perdere altri punti a grifondoro? E tu Hermione, finiscila o tra pochi mesi non ci sarà un matrimonio ma un funerale!! Ginny staccò la mano da quella del fidanzato, passando lo sguardo su tutti e tre con espressione di rimprovero. Sbuffai, alzando gli occhi al cielo, in quel momento apparve sulla tavola il pranzo e Ron ci si avventò sopra come fosse in carestia da mesi, non badando più a nessuno. Harry tirò un' ultima occhiataccia alla fidanzata, iniziando a servirsi nel piatto una generosa quantità di patate al forno, non rispondendo. La conversazione era finita lì, nessuno si sarebbe messo contro Ginevra Weasley. Mangiammo chiacchierando del più e del meno, mentre io ogni tanto distoglievo lo sguardo, puntandolo verso il tavolo dei professori dove il posto di Severus continuava a rimanere vuoto. Quel pensiero mi accompagnò per tutto il pranzo, facendomi accigliare leggermente, mentre il non vederlo mi provocava una strana sensazione all'altezza dello stomaco. Alle due meno dieci mi alzai, scavalcando la panca. Gin, ci vediamo stasera. Dissi, prendendo la tracolla da terra. Che Godric ti assista! Ribattè Ginny, ridendo, facendo ridere anche me. Mi abbassai scoccandole un sonoro bacio sulla guancia. Non perdere la voce, mi raccomando. Mi sussurrò vicina all'orecchio, beccandosi uno schiaffo sulla spalla. Mi rialzai, sorridendo ai miei amici, iniziando a camminare verso l'uscita della sala, diretta verso i sotterranei. Dopo pochi minuti arrivai nei sotterranei, mi fermai davanti la porta dell'ufficio bussando. Un avanti strascicato mi arrivò dall'altra parte, afferrai la maniglia aprendo la porta, entrando, richiudendola poi dietro di me. Severus era seduto dietro la scrivania, intento a scrivere qualcosa su una grande pergamena, aveva solo la camicia bianca, leggermente aperta davanti lasciava intravedere la pelle diafana del petto, con le maniche arrotolate sugli avanbracci ed i capelli corvini che gli ricadevano ai lati del volto. Restai immobile nella mia posizione, leccandomi il labbro inferiore, quella vista mi piaceva davvero. Severus continuò a scrivere, concentrato, non degnandomi di attenzione. Storsi il naso e mi accigliai, infastidita, incamminandomi verso le due sedie poste davanti la scrivania. Lasciai cadere la tracolla a terra con un tonfo e mi accomodai su una delle due sedie, appoggiandomi allo schienale con le braccia incrociate. Passarono altri svariati minuti e il mio futuro marito non si decideva ad alzare la testa da quella stramaledettissima pergamena. Sospirai, alzando gli occhi al cielo esasperata e decisamente alterata. Sei arrabbiato. Parlai, con un tono a metà tra un'affermazione ed una domanda. Lo vidi fermarsi un attimo con la piuma leggermente sollevata dal foglio ed un ghigno apparve sulle sue labbra. Alzò gli occhi, incontrando i miei, con una strana espressione in viso. No... sussurrò, continuando a ghignare con in volto un'espressione a metà tra il perfido ed il malizioso, che conoscevo bene. Tornò a guardare la pergamena, ricominciando a scrivere. Passarono altri minuti, mentre il foglio di pergamena era quasi tutto pieno. Sbuffai, alzandomi di scatto dalla sedia facendola strusciare rumorosamente indietro di qualche centimetro e mi girai, camminando in direzione della libreria. Mi avvicinai iniziando a leggere i vari titoli dei libri disposti sulla mensola davanti al mio viso, mi soffermai su uno, tirandolo fuori dal suo posto aprendolo, mentre il silenzio della stanza era rotto solo dal continuo graffiare della piuma d'oca sulla superficie della pergamena. Inizia a leggere la prima pagina, restando in quella posizione in piedi davanti la libreria. Continuai a leggere, passando ogni tanto il peso da un piede all'altro concentrandomi a tal punto da non percepire che quell'unico suono che sferzava l'aria si era interrotto ormai da parecchi minuti. Fu una frazione di secondo, ed il mondo intorno a me divenne buio di botto. Alzai la testa dal libro di scatto, lanciando un gridolino, lasciandolo cadere il tomo con un tonfo mentre il cuore martellava velocemente nel mio petto. Alzai le mani toccandomi il volto, intercettando sui miei occhi una grande fascia che si era annodata dietro la mia testa. Sentii dei passi veloci dietro di me ed una mano mi afferro il braccio destro trascinandomi indietro. Precipitai sul divano, con la schiena sul grande cuscino appoggiato al bracciolo, con il peso di un corpo premuto sopra il mio. Sentii un familiare profumo inondarmi le narici mentre la bocca di Severus catturava la mia in un bacio passionale, mordendomi le labbra con rabbia, strappandomi un gemito di dolore. Lo sentii spostarsi leggermente, afferrando con forza il bordo dei jeans abbassandoli insieme agli slip, facendoli volare sul pavimento, mentre le mie orecchie catturavano distintamente il rumore di una zip che si abbassava. Entrò in me con forza, tenendomi le gambe divaricate con le mani arpionate in una morsa ferrea alle mie cosce. Strinsi i denti per quell'invasione improvvisa che mi inviò una stilettata di dolore al cervello. Le spinte iniziarono veloci e potenti e piano piano il dolore si trasformò in piacere, facendomi ansimare. Reclinai leggermente la testa indietro, sentendo il nodo della fascia che mi copriva gli occhi premere da sopra i capelli. Sentii Severus ringhiare, aumentando ancor di più la violenza di quegli affondi, mentre quel familiare calore che mi preparava all'orgasmo cresceva via via sempre di più. Venne velocemente, ed altrettanto velocemente lo sentii uscire da me, lasciandomi inappagata e stordita. Mi alzai, puntellandomi sui gomiti, ma una mano dell'uomo che ancora era tra le mie gambe mi piombò sullo sterno, spingendomi giù nuovamente. Infilò velocemente un dito nella mia femminilità, mentre con l'altra mano mi teneva bloccata al divano sotto di me, iniziando a muoverlo avanti ed indietro. Un'ansimo uscì dalla mia gola, che si trasformò in un forte gemito quando fece scivolare un secondo dito dentro la mia apertura. Divaricai maggiormente le gambe, inarcando la schiena andando in contro alle dita dell'uomo con il bacino. Continuò a muovere la mano avanti ed indietro, infiammandomi sempre di più, mentre il mio cuore accelerava sempre di più i battiti, sentendo l'orgasmo avvicinarsi. Una contrazione involontaria fece stringere le pareti della mia intimità intorno alle dita dell'uomo, mentre quel calore diventava quasi insopportabile. Ansimai, reclinando la testa indietro pronta a lasciami andare a quel piacere esplosivo, quando Severus sfilò la mano velocemente, lasciandomi a boccheggiare. Il suo palmo premuto sul mio sterno si spostò velocemente, atterrando sulle mie labbra, tappandomi la bocca. Lo sentii avvicinarsi maggiormente mentre mi teneva le gambe divaricate, con le mie cosce premute sopra le sue e il ginocchio sinistro incastrato tra la sua gamba e lo schienale del divano. Mi agitai, afferrando con entrambe le mani il polso dell'uomo, senza però ottenere alcun risultato, la pressione con cui mi premeva sulla bocca era troppa ed in quella posizione non avevo abbastanza forza. Sentii qualcosa di freddo scivolare tra le grandi labbra, quel contatto improvviso mi fece sobbalzare provocandomi un ringhio che però non riuscì mai ad uscire dalla mia gola. Percepii quel qualcosa scivolare avanti ed indietro sul clitoride per qualche secondo e poi scivolò dentro di me riempendomi, facendomi contrarre le pareti interne a causa del cambio di temperatura. Velocemente Severus staccò la mano dalla mia bocca e si scostò da me, alzandosi, dopo pochi secondi anche la fascia davanti ai miei occhi scomparve, facendomi alzare un braccio davanti al viso per proteggermi dalla luce. Riaprii gli occhi, puntellandomi sui gomiti scioccata e con un 'espressione a metà tra lo stupito ed il perplesso dipinta in faccia, mentre quell'invadenza tra le mie gambe continuava a restare li. Volti lo sguardo vedendo Severus appoggiato alla scrivania con la camicia sbottonata, le braccia incrociate al petto ed un ghigno perfido stampato in viso. Mi alzai ancora, poggiando il peso sulle mani, abbassando gli occhi sulla mia femminilità intravedendo però solo un piccolo filo argentato che sbucava inerme dalla mia apertura. Alzai un sopracciglio, abbassando le gambe mettendomi a sedere sul divano, mentre quel bastardo di mio marito era rimasto immobile nella sua posizione, ghignando. Che diamine è quel coso? Ringhiai, alzandomi facendo un paio di passi nella sua direzione. Lo vidi ghignare ancora di più, sfilando la bacchetta dalla tasca dietro dei pantaloni. Diciamo un piccolo oggetto davvero utile, adatto per mettere in riga le ragazzine che hanno energia da vendere tanto da permettersi di fare scherzi idioti al proprio futuro marito, appendere le altre studentesse al muro dal collo ed insultare un proprio professore. Rispose Severus, stringendo i denti per la rabbia e con un rapido movimento della bacchetta quel dannato oggetto tra le mie gambe iniziò a vibrare, provocandomi un picco di sensazioni che dal basso si irradiò per tutto il corpo, provocandomi un leggero giramento di testa. Sgranai gli occhi, mentre Severus si staccava dal ripiano di legno scuro, aggirandolo, accomodandosi sulla poltrona retrostante, sorridendo perfidamente. Abbassai nuovamente la testa, allungando un braccio afferrando quel laccetto argentando con due dita, provando a tirare senza successo. Giusto, per essere precisi...solo io posso levartelo, quindi puoi anche evitare di tentare e ritentare, non si sposterà di un millimetro e...l'intensità della vibrazione può essere controllata solo con la mia bacchetta iniziò a parlare, ghignando ancora di più, quindi puoi lasciar perdere in partenza di provare a fermarlo con qualsiasi altro incantesimo, perché niente funzionerà. Finì, incrociando le mani davanti al viso, guardandomi. Sentii la rabbia ruggirmi nelle vene, mentre quella dannata vibrazione continuava, rendendo sempre più sensibile la mia intimità, prosciugandomi le energie, facendomi le gambe quasi di gelatina. Mi avvicinai alla scrivania con un paio di falcate e sbattei un pugno sul ripiano, davanti la faccia del mago seduto a pochi centimetri di distanza, e quanto, se si può sapere, hai intenzione di lasciarmi così? Ringhiai a denti serrati. Lo vidi agitare un'altra volta la bacchetta e la vibrazione aumentò, provocandomi un tremore alle gambe che mi costrinse ad arpionarmi alla superficie di legno per non stramazzare a terra. Fin quando non avrai imparato. Rispose, con tono di voce grave. Non puoi farlo! Ribattei, cercando di tornare stabile sulle gambe. L'ho già fatto...ora puoi andare...goditi il pomeriggio. Sottolineò l'ultima frase sorridendo perfidamente. Mi girai, raccogliendo velocemente i jeans infilandomeli. Sistemai i lacci delle sneakers ed a passo di marcia puntai dritto verso la porta. Ah... Hermione, quasi dimenticavo, ti amo anch'io. Mi girai, fulminandolo con lo sguardo, mentre aprivo la porta uscendo, sbattendola dietro di me. 

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