Eccomi con un nuovo aggiornamento, ringrazio sempre tantissimo coloro che votano e/o commentano. Questo capitolo parte dal precedente, inizia lentamente ma poi...beh vedrete! Posto qualche foto, sempre presa dal medesimo sito. Sicuramente anche noi ci venderemmo volentieri l'anima al diavolo per vedere il nostro Seeevv in altre vesti!! Ellis.
CAPITOLO QUINDICESIMO – OLTRE LE APPARENZE
Rimasi imbambolata con la bocca aperta a fissare la porta da dove era appena uscito Piton. Sbattei un paio di volte le palpebre cercando di elaborare quanto era appena successo. Feci un paio di passi in direzione della porta e poi mi girai, guardandomi intorno. Non sapevo cosa fare, mi aveva lasciata li, da sola, non avevo voglia di tornare a lezione e, pensandoci bene, lui non mi aveva neanche detto di andarmene. Un moto di curiosità mi pervase. Sapevo che Severus non sarebbe tornato se non prima di pranzo, ero certa avesse lezione, due ore con gli studenti dell'ultimo e penultimo anno e due ore con i più piccoli. Avevo abbastanza tempo per rilassarmi anche un po'. Mi inizia a guardare intorno con attenzione, ero stata molte volte nell'ultimo periodo in quell'ufficio ma mai mi ero soffermata più di tanto a guardare cosa ci fosse realmente. Mi avvicinai alla grande libreria stracolma di libri di ogni genere, mi affascinavano terribilmente, iniziai a leggere alcuni titoli. No, questi me li voglio lasciare per dopo... Pensai, staccando gli occhi da li e passando oltre. Aprii la vetrinetta affianco e notai molte bottiglie dentro, alcune di vino, altre di wisky, ne presi in mano una leggendo il nome ed analizzandola. Costeranno un occhio della testa. La rimisi al suo posto prendendone un'altra ed esaminando anche quella. Dopo aver riposto al proprio posto il contenuto di quella vetrina passai alla scrivania. La aggirai sedendomi sulla poltrona, avvicinandomi al piano di legno scuro. Sulla scrivania c'erano tantissime pergamene, alcuni erano compiti da correggere, altre notifiche dal ministero. Varie copie della gazzetta del profeta e una piuma nera. Ma non è quella che c'era nel suo laboratorio quando sono andata di notte? Mi chiesi, prendendola in mano ed esaminandola. Ma probabilmente le avrà tutte uguali, nere come lui. Risi a quel pensiero, prendendo una pergamena che avevo a poca distanza disegnandoci sopra un paio di cuoricini per vedere come scriveva. Ha decisamente un bel tratto...l'avrà pagata un botto, si tratta bene il professore. La posai sul tavolo, iniziando ad esaminare i quattro cassetti che erano posti a lato della scrivania, due a destra e due a sinistra. Inizia dal primo di destra, lo aprii e vidi che era pieno di pergamene, sembrava fosse l'archivio dell'anagrafe per quanti pezzi di pergamena ci fossero. Lo richiusi. Aprii il secondo trovatoci varie piume di diversi colori, allora non ha tutto nero, sorrisi, varie boccette di inchiostro ed altre pergamene piegate. Chiusi anche quello passando altri due cassetti. Li aprii e li richiusi quasi subito, anche li non c'era nulla di interessante. Mi alzai dalla sedia, passeggiando per il perimetro dell'ufficio, arrivai davanti ad una porta posta sulla parete affianco a quella d'ingresso, dietro al divano, sapevo perfettamente che li c'era il suo laboratorio privato. Passai oltre, camminando, tornando davanti alla grande libreria. Nel passare accanto alla grande struttura di legno, un piccolo, quasi impercettibile fascio di luce mi colpi diritto la pupilla dell'occhio destro, attirando la mia attenzione. Tornai sui miei passi e vidi che arrivava da dietro la libreria. Un passaggio, qui dietro c'è un'apertura. Costatai, esaminando meglio la libreria. Mi avvicinai meglio e notai che la struttura di legno era divisa in due al centro, da quello che a prima vista poteva sembrare solo una parte decorativa della struttura che la divideva perfettamente a metà, ma in realtà le due parti erano proprio separate tra loro, seppur di pochissimi millimetri. Aggrappai le mani alla prima mensola e provai a tirare verso di me, ma non successe nulla. Feci un passo indietro riflettendo. Forse invece che tirare, devo spingere... mi venne in mente quell'idea. Appoggiai le mani sul ripiano della mensola, stringendola, e spinsi. Sentii uno schiocco sordo, che mi fece ritirare le mani e fare un passo indietro. La prima metà della libreria iniziò a muoversi aprendosi come una porta verso il passaggio che vi era nascosto dietro. Quando si fu aperta del tutto mi avvicinai di un paio di passi, di fronte a me c'era un'aperura rettangolare, che portava ad un corridoio lungo tre o quattro metri. Non c'era molta illuminazione per cui non riuscivo a vedere cosa ci fosse alla fine, feci un altro paio di passi avanti, varcando l'apertura. Appena misi il piede al di là del varco quattro fiaccole, due a destra e due a sinistra si accesero, dandomi la possibilità di vedere. Le pareti del corridoio erano bianche, a terra era steso un lungo tappeto verde che percorreva in tutto la lunghezza del corridoio, dove alla fine c'era una porta di legno scuro, chiusa. Camminai lentamente, percorrendo il corridoio, mi sentivo insicura a causa della mancanza della mia bacchetta. Dannata me e quando non la porto sempre legata alla coscia. Mi maledissi mentalmente, arrivando alla fine del corridoio, davanti la porta. Appoggiai l'orecchio alla superficie, aspettando qualche secondo. Dall'altro lato non giunse alcun suono che potesse farmi insospettire di qualcosa, così afferrai la maniglia di ferro e l'abbassai. La porta si aprì ed io feci un passo avanti, entrando. Oh...Wow... fu l'unico pensiero che mi venne alla vista di quanto avevo di fronte a me. Un'enorme stanza quadrata, più grossa forse persino del salotto di casa dei miei genitori. Entrai ancora di più lasciando la porta aperta iniziando a guardarmi intorno. Questi devono essere i suoi alloggi...hai capito si... La stanza era totalmente decorata con i toni del verde, del grigio e del bianco, con il mobilio nero. Le pareti erano bianche, sulla parete di sinistra attaccato al muro c'era un letto a baldacchino enorme, di almeno tre piazze. Le tende verdi raccolte sui quattro lati, la struttura era di legno nero con un piumone grigio scuro ed almeno una decina di cuscini appoggiati alla spalliera dello stesso colore. Ai due lati due comodini dello steso colore. Sotto al letto e buona parte del pavimento della camera era coperto da un tappeto a dir poco gigante, sui toni del verde e dell'argento che raffigurava Salazar serpeverde. Scontato... pensai, sorridendo. Camminai ancora avanti, compiendo un mezzo giro su me stessa. Sulla parete accanto al letto, dietro di me, un enorme armadio a muro di sei ante, sempre di legno nero, arrivava fino quasi a toccare lo stipite della porta. Tornai a guardare davanti a me dove un'enorme vetrata faceva entrare tantissima luce, offrendo una bellissima vista delle sponde del lago nero. Probabilmente è incantata...siamo nei sotterranei, non ci dovrebbero essere finestre. Accanto alla vetrata, a fare angolo con la parete alla mia destra un enorme camino di pietra grigia, davanti al quale c'erano due poltrone ed un divanetto tutte e tre di velluto verde. Continuai a scorrere con lo sguardo sulla parete di destra, ad un paio di metri dal camino, appoggiato contro il muro una cassettiera, sempre di legno nero, con cinque cassetti, lunghi almeno un paio di metri e sopra un grande specchio ovale. Poco dopo un'altra porta, chiusa. Probabilmente sarà il bagno... pensai mentre mi incamminavo ad aprire quella porta. La mia intuizione fu confermata. Un bagno grande come quello dei prefetti apparì di fronte ai miei occhi una volta aperta la porta. Era totalmente in marmo nero, con venature di verde e argento. Quello che attirò maggiormente la mia attenzione fu l'enorme vasca quadrata incastonata a terra, posta nell'angolo tra la parete centrale e quella di sinistra. Era rialzata da terra di tre gradini, che circondavano i due lati del perimetro del quadrato, anch'essi di marmo nero. In piedi, sui due bordi che erano attaccati al muro, c'erano una serie di boccette, grandi e piccole e di diversi colori. Entrai di più, accanto al lavandino sulla parete di sinistra, opposto alla vasca, c'era un mobiletto, stretto ed alto, con vari cassetti in basso ed un paio di ante in vetro che lasciavano vedere il contenuto. Una serie di asciugamani bianchi precisamente piegati ed impalati uno sopra l'altro. Mi girai tornando nella camera da letto. Mi avvicinai all'armadio curiosa ed aprii la prima anta. Una serie di completi neri, appesi alle stampelle, perfettamente ordinati uno accanto all'altro. Maniacale.. Continuai aprendo l'altra anta e svariati mantelli sempre neri mi si palesarono di fronte. La richiusi continuando con la seguente. In questa erano ordinatamente appese svariate camicie bianche. Mentre nell'anta successiva, quelle nere. Quando mai...altri colori no? Risi, sbuffando chiudendo l'anta. Aprii la successiva e vidi due frock coat, sempre precisamente appesi alle rispettive grucce e separata di qualche centimetro la divisa che riconobbi subito come quelle dei mangiamorte. Staccai la mano dall'altra ed allungai il braccio, toccando il mantello, il quale si mosse, rivelando appesa insieme alla divisa la maschera argentata. Mi spostai ancora, aprendo l'ultima anta, dentro la quale c'erano appesi l'uno vicino all'altro una serie di giacchetti neri, alcuni di pelle. Merlino...E chi l'avrebbe detto! Alquanto scioccata mi staccai dall'armadio girandomi in direzione della cassettiera sulla parete opposta. Aprii il primo cassetto, una serie di calzini neri perfettamente arrotolati disposti su quattro file, precisamente simmetriche. Ossessivo compulsivo. A fianco tre pile di boxer, sempre ovviamente neri. E come ti sbagli...Ed infine, disposta ognuna nel proprio contenitore, tutta una seria di cravatte. Seriamente porta la cravatta? Non me lo sarei mai aspettato... Rimasi un attimo perplessa ad osservarle. C'erano molte gradazioni di grigio, dal chiaro al più scuro alcune lucide altre no, alcune erano verde scuro, lucide, altre nere. Che Salazar mi fulmini!! Imprecai, strabuzzando gli occhi, tirando più verso di me il cassetto per vedere meglio. Ce n'era anche una bordeaux, lucida, a tessitura romboidale. Secondo me gliel'avrà regalata la McGranitt questa! Quel pensiero mi fece ridere di gusto mentre richiudevo il cassetto passando a quello sotto. Una serie di t-shirt nere a maniche corte, accuratamente piegate una accanto all'altra. Le riconobbi subito come uguali a quella che mi aveva dato quella volta nel suo ufficio, quando mi aveva curato le ferite alla schiena, lo richiusi passando al cassetto sotto. Lo aprii ed a quel punto non riuscii più a trattenere le risate. Mi vendo l'anima per vederlo anche solo una volta nella vita con addosso uno di questi! Mi dissi tra una risata e l'altra. Disposti sempre in un meticoloso ordine c'erano maglioni e maglioncini di ogni tipo e pesantezza ma soprattutto di vari colori. Grigi, viola scuro, verdi, neri, bianchi, marroni, blu, alcuni a collo alto, atri con lo scollo a U o a V, alcuni di lana, altri di cotone. Richiusi quel cassetto aprendo il penultimo. La c'erano almeno una decina di pantaloni neri tessuto jeans. Alcuni totalmente neri, altri con sfumature più chiare. Un paio di questi avevano degli strappi sulla parte superiore che sbucavano dalla posizione maniacalmente piegata. Richiusi il cassetto decisamente scioccata. Di questo passo, mi aspetto di trovare una serie di BabyDoll fucsia nell'ultimo. Mi portai una mano alla bocca per soffocare una risata mentre aprivo l'ultimo cassetto. C'erano tanti jeans quanti nel cassetto precedente ma questi tutti blu, chiari e scuri e color jeans. Anche qui alcuni strappati. Richiusi anche l'ultimo, sorridendo. La mia vita non sarà più la stessa ora... Pensai ridendo ancora, mentre imboccavo il corridoio per tornare nell'ufficio. Guardai l'orologio, era passata solo un'ora. Sbuffai non sapendo cosa fare. Poi mi venne in mente che mi ero lasciata per ultima la parte migliore. Mi avvicinai alla libreria e iniziai a leggere tutti i titoli. Passarono diversi minuti, quella libreria era piena zeppa di libri di ogni genere. Ne vidi in alto uno che mi interessava più degli altri, avvicinai la poltrona e mi arrampicai fino all'ultimo scaffale, sfilandolo. Scesi dalla poltrona, lasciandola così, tanto dopo l'avrei dovuto rimettere al suo posto. Ne intercettai anche altri tre che mi sarebbe piaciuto guardare così sfilai dalla loro postazione anche quelli e li poggiai tutti e quattro sulla scrivania, guardandoli per decidere da quale avrei iniziato prima. Optai per iniziare da quello che avevo preso dalla mensola più in alto, trattava di magia oscura e la mia curiosità balzò alle stelle. Mi girai, incamminandomi verso la camera da letto e puntai al divanetto di velluto verde. Scalciai le sneakers, abbandonandole sul pavimento e mi sdraiai con la schiena appoggiata al bracciolo di sinistra e subito il camino si accese autonomamente, riscaldando l'ambiente. Poggiai il libro sulle cosce e lo inizia a sfogliare immergendomi nella lettura. Non so precisamente quanto tempo passò, quel libro mi aveva stregata, interessante era dir poco e stavo imparando tantissime cose nuove. Senza staccare mai gli occhi dalla pagina che stavo leggendo infilai una mano nella tasca interna del giacchetto tirando fuori una sigaretta. La portai alle labbra aspirando e quella immediatamente si accese. L'avevo incantata in modo che non si consumasse mai, così da poter portare sempre e solo quell'unica invece che tutto il pacchetto a mio avviso troppo ingombrante. Aspirai una boccata di fumo e lo ingoiai, gettandolo dopo pochi secondi fuori creando una nuvoletta di fumo davanti a me, non staccando mai gli occhi dalla lettura. Passò sicuramente svariato tempo, tra la lettura di una pagina ed una boccata di fumo, ero stranamente rilassata ed avevo perso la cognizione di quanti minuti o forse ore fossero passate. Ero così tanto rapita da quella lettura che, nonostante le mie orecchie avessero sentito chiaramente il rumore di una porta che si apriva e richiudeva subito, il mio cervello lo elaborò solo parecchi secondi più tardi. Feci appena in tempo a finire la lettura dell'ultimo paragrafo di quella pagina che, alzando la testa, a pochi centimetri dal divanetto, mi ritrovai due occhi neri a fissarmi. Mi immobilizzai. Gli occhi fissati nei suoi, la sigaretta tra le labbra, il braccio sinistro a mezz'aria e la mano destra che teneva il libro sulle mie gambe piegate. Lui era in piedi di fronte a me, le gambe che quasi sfioravano il bracciolo opposto del divano, le mani nelle tasche dei pantaloni, la mascella serrata e gli occhi, due pozzi neri senza fine. Il primo ad interrompere quel silenzio e quella situazione di staticità fu lui. Sta comoda, Signorina Granger? Ringhiò, con un tono baritonale che pareva uscito dall'oltre tomba. Io mi riscossi, finii il percorso del braccio, andando a prendere con due dita la sigaretta che avevo in bocca, aspirando prima una notevole quantità di fumo, abbassai la testa sul libro e girai la pagina, sputando fuori il fumo. Sufficientemente, direi...non posso lamentarmi infondo. Risposi, con fare disinteressato ed un alzata di spalle, mentre ricominciavo a leggere il primo paragrafo della pagina che avevo appena girato e mi riportavo la sigaretta alle labbra. Con la coda dell'occhio lo vidi tirare fuori le mani dalle tasche e stringere i pugni. E, di grazia, vuole anche qualcosa da bere? Rispose, con quanta più cattiveria potè nella voce. Io alzai la testa dal libro, sputando fuori il fumo che si condensò davanti la sua faccia. Offuscandomi per un paio di secondi la visuale. Magari, sarebbe perfetto! Portami del thè. Ghignai, riportandomi la sigaretta alle labbra. Fu una questione di pochi secondi, lo vidi scattare in avanti, con un paio di falcate fu accanto a me, mi strappò la sigaretta dalle labbra con la mano destra, gettandola nel camino, mentre con la mano sinistra mi afferrò la gola spingendomi all'indietro sul bracciolo del divano, avvicinando la faccia alla mia. Nessuno ti ha dato il permesso di entrare qui dentro. Iniziò, ringhiando, stringendo ancora di più la morsa sulla mia gola. Sei una ragazzina maledettamente ribelle... continuò, spostando lo sguardo dai miei occhi alle mie labbra un paio di volte, non ubbidisci mai, si soffermò con lo sguardo sulla mia bocca, abbassandosi e passando la punta della lingua sul mio labro inferiore, leggermente aperto per cercare di prendere aria, adesso vedrai cosa succede e fare sempre come ti pare. Concluse, rialzando la faccia di qualche centimetro incastrando nuovamente i suoi occhi nei miei. Staccò velocemente la mano dalla mia gola, dandomi la possibilità di respirare nuovamente. Io annaspai per qualche secondo in attesa che l'ossigeno mi tornasse al cervello. Lo vidi afferrare il libro poggiato sulle mie cosce e gettarlo sulla poltrona li accanto. Mi afferrò un braccio alzandomi quasi di peso dal divano, trascinandomi verso il letto. Si bloccò a pochi centimetri, si girò dando le spalle alla struttura, tirandomi per invertire le posizioni, facendomi ritrovare a me con le spalle ai piedi del letto. Lo vidi sfilare la bacchetta dalla manica, prima non mi ero accorta che non avesse già più il mantello. Quando cavolo se l'è tolto? Prima o dopo di entrare in camera... Quel pensiero venne interrotto sul nascere quando mi sentii afferrare dalla testa e le sue labbra premute contro le mie mi fecero tornare alla realtà. Rimasi stupita in un primo momento, poi risposi a quel bacio. Fu passionale, carico di rabbia e di intenzioni poco caste. Durò infiniti secondi. Sentii la sua mano destra, quella che teneva la bacchetta, staccarsi dalla mia testa e aprendo gli occhi vidi che la muoveva in direzione del letto, non staccando mai però le labbra dalle mie. Richiusi gli occhi quando sentii il classico rumore del bastoncino di legno che impatta con il pavimento a pochi centimetri di distanza da noi. Mi sentii spingere leggermente e feci ancora un passo indietro, sfiorando con le gambe il letto. Dopo un eternità le nostre labbra si staccarono, la sua espressione era di puro desiderio. Mi iniziò a spogliare, sfilando il giacchetto, aprendo la zip della felpa, facendo cadere sul pavimento anche maglietta e reggiseno, per poi passare ai jeans, continuando a baciarmi di tanto in tanto. Io nel frattempo facevo ugualmente. Aprii uno per uno quell'infinita di bottoncini e dopo pochi secondi anche la camicia bianca raggiunse il resto dei suoi vestiti sul pavimento. Quando arrivai ai pantaloni mi bloccò le mani, afferrandomi i polsi, portandomeli dietro la schiena ricominciando a baciarmi. Si staccò dalle mie labbra scendendo a leccare il collo, per poi proseguire abbassandosi sui seni. Reclinai la testa all'indietro emettendo un gemito quando la sua lingua sfiorò un capezzolo per poi afferrarlo con le labbra, succhiando. Avevo le braccia bloccate dietro la schiena, la testa reclinata all'indietro, il cervello in tilt, ed ero totalmente nuda sotto le sue mani. Dopo vari secondi di quella dolce tortura si staccò dai miei seni, rialzandosi, lasciandomi i polsi. Mi posò la mano destra sullo sterno spingendomi indietro. Feci mezzo passo indietro pensando di cadere con il sedere sul materasso ma il mio indietreggiare venne bloccato dal contatto con una superficie fredda. Mi girai di scatto e vidi che dietro di me non c'era più il letto bensì una struttura di legno scuro a forma di grande X. Mi voltai velocemente facendo un passo avanti ma, non feci in tempo a mettere a fuoco, che mi sentii trascinare indietro, le schiena sbattè contro la superficie di legno provocandomi un brivido di freddo lungo tutta la colonna vertebrale, le braccia e le gambe si mossero da sole incollandosi ai quattro lati della struttura, sollevandomi qualche centimetro da terra. Rettifico, ora ero totalmente nuda, con il cervello in tilt, appesa ad un trabiccolo di legno freddo, con braccia e gambe aperte, totalmente, inevitabilmente esposta al suo volere. Ma cosa....che cazzo sono, l'uomo vitruviano? Quel pensiero mi diede una svegliata. Alzai la testa di scatto di fronte a me e vidi Piton in piedi, con le gambe allargate ancora fasciate dai pantaloni neri, a petto nudo, con le braccia incrociate ed un' espressione sadica stampata in faccia, con un palese ghigno a decorargli il volto. Non bisognava essere dei legilimens per capire che stava godendo e non poco di quella visione, non so se per me totalmente nuda ed esposta ai suoi occhi o per me totalmente bloccata ed impossibilitata a fare qualunque cosa sotto il suo controllo. Probabilmente entrambe! Maledetto...me l'aveva fatta! Quel pensiero mi fece stringere la mascella a tal punto da sentire lo stridio dei denti. Lo vidi infilare la bacchetta nella tasca dietro dei pantaloni ed iniziare a camminare verso di me, lentamente, come un predatore che si sta avvicinando alla sua preda. Arrivò davanti a me, così vicino da poter vedere tutte le sfumature di nero nei suoi occhi. I centimetri che mi mancavano da terra mi avevano fatta arrivare alla sua altezza ed ora potevo guardarlo in faccia senza dover alzare il mento all'insù. Alzò una mano, spostandomi una ciocca di ricci dietro l'orecchio, avvicinandosi con il viso, non toccandomi mai però. Sta comoda, Signorina Granger? Sussurrò con un tono di voce così roco e profondo da sembrar risalire direttamente dalle viscere dell'inferno, procurandomi un brivido che dal collo calò per tutta la schiena. Aprii la bocca per rispondere, o quanto meno tentare, con qualche frase acida ma in quel momento la sua mano risalì sul mio ventre afferrando il seno destro, stuzzicando il capezzolo, stringendolo e passandolo tra le lunghe dita. L'unico suono che uscì dalla mia gola fu un gemito strozzato a causa della testa reclinata all'indietro. Non potei vedere ma percepii chiaramente il suo ghigno sul mio collo, mentre continuava quella tortura sui miei capezzoli che oramai erano diventati duri come chiodi. Non risponde più ora, Signorina Granger? Continuò, passando la lingua sull'incavo del collo seguendo una scia che partiva dalla clavicola fino alla punta dell'orecchio. Procurandomi una seria infinita di brividi in tutto il corpo. Aprii la bocca ma l'unica cosa che ne usci fu un ansimo. Cos'è...abbiamo perso la sfacciataggine? Dov'è la sua solita insolenza, Signorina Granger? Continuò, baciandomi la mandibola, scendendo con la mano facendosi largo nella mia intimità, strusciando un dito sul clitoride. Quel contatto mi fece vibrare i muscoli delle cosce e muovere il bacino, ma la posizione in cui ero costretta mi bloccò, non dandomi la possibilità di muovermi quanto volessi. Un sibilo di frustrazione uscì dalle mie labbra. Chiusi gli occhi perdendomi in quelle sensazioni. Continuò a sfregare il clitoride per qualche secondo, ghignando ad ogni gemito che non riuscivo a reprimere. Non mi ha ancora risposto...Signorina Granger. Soffiò a pochi millimetri dalle mie labbra, catturando il forte gemito che ne uscì quando con un rapido movimento fece scivolare un dito nella mia apertura. Rimase attaccato alla mia bocca, ingoiando gli ansimi che uno dietro l'altro iniziarono ad uscire quando lentamente iniziò a tirar indietro il dito, per poi farlo rientrare, con un andamento che era una lenta, lentissima agonia esasperante, che non mi permetteva di raggiungere il culmine. Dopo un tempo che a me parve un'eternità uscì da me, risalendo con la mano sulla pancia, andando a stringere il capezzolo sinistro, staccandosi dalle mie labbra, allontanando la faccia... guardandomi. La sua espressione era lussuria allo stato puro ed abbassando leggermente lo sguardo potei constatarlo anche dall'evidente erezione che premeva sul tessuto dei pantaloni rendendoli terribilmente attillati. Lo vidi avvicinarsi nuovamente e scendere a leccare i capezzoli, prima uno poi l'altro, proseguendo con la lingua un percorso lungo tutto il mio ventre fino a fermarsi sul monte di venere. Le mani arpionate alle mie cosce, le accarezzavano languidamente. Lo vidi alzare un attimo la testa, fissandomi con un sorrisetto maligno stampato in faccia, per poi abbassarla velocemente percependo la sua lingua su di me, dentro di me. Guarda come sei così bagnata...per me. Sussurrò con tono di voce roco a causa dell'eccitazione. Continuò a baciare e leccarmi per interminabili secondi, facendomi ansimare e gemere sotto le vibrazioni che i suoi movimenti mi procuravano dalla mia femminilità, giù per le gambe, fino alle braccia. Maledicendo più volte quella posizione di immobilità costretta che rendeva ancora più difficile arrivare all'apice. Più quella tortura continuava più il mio corpo diventava iper sensibile, trasformando velocemente gli ansimi di piacere in sibili di frustrazione. Non ce la faccio più. Fu l'unico pensiero che mi accompagno in quegli istanti, tra un tremolio e l'altro, tra un suo movimento e l'altro, perfettamente studiati per non farmi venire. Abbassai lo sguardo e lo vidi cogliere la mia espressione di frustrazione, staccando la bocca dalla mia femminilità, sorridendo con un ghigno beffardo. Risalì velocemente, avvicinandosi al mio viso leccandosi le labbra. Accettalo...Hermione... iniziò, mordendomi il labbro inferiore, sottomettiti a me... continuò, alzando una mano ricominciando a torturare i capezzoli, fidati di me... infilò la lingua tra le mie labbra, catturando la mia in un veloce bacio, dimmi che sei mia Hermione... solo mia... scese sul mio collo, baciandolo, dì di si... continuò quella tortura, facendomi andare ancor di più in tilt il cervello, portandomi al punto massimo di esasperazione, non riuscendo più a resistergli. Dillo, Hermione. Fiatò, sul mio collo. Ohh...al diavolo tutto. Pensai prima di aprire la bocca. Si. Quel suono monosillabico fu l'unica cosa che riuscii a sussurrare. Lo sentii spostarsi velocemente dal mio collo, guardandomi. Afferrò la bacchetta da dietro la tasca liberandomi le gambe, gettandola poi a terra, tornando a incastrare gli occhi nei miei. SI? Sussurrò, prendendomi il mento tra l'indice ed il pollice. Si. Gli feci eco. Vidi i suoi occhi accendersi come due fuochi, aprì il bottone dei pantaloni quasi strappandolo, in una frazione di secondo aveva liberato la sua erezione dai boxer ed ora era totalmente nudo davanti a me. Mi afferrò le cosce con forza, sollevandole, piantando le dita dietro ai miei quadricipidi. Io per tutta risposta gli allacciai le gambe in vita, avvicinandolo di più a me. Lo sentii posizionarsi e con un'unica, veloce spinta, scivolare dentro di me con un gemito ghutturale. Strinsi i denti, cercando di abituarmi a quell'invasione così repentina, cercando di rilassare le pareti ora stese al massimo. Rimase fermo qualche secondo, catturandomi le labbra in un lungo e passionale bacio. Quando si staccò dalla mia bocca iniziò a muoversi, dapprima lentamente, uscendo e rientrando con una lentezza estrema, facendomi sentire tutta la sua lunghezza. Ansimai, a quei movimenti, reclinando la testa all'indietro. Poco a poco le spinte si fecero più intense e veloci, facendomi passare dagli ansimi a veri e propri gemiti sonori. I suoi movimenti erano precisamente studiati per arrivare a toccare quel punto, precisamente quello, che mi stava mandando in estasi e che a breve mi avrebbe fatta tremare di piacere. Alzai la testa aprendo gli occhi, puntandoli nei suoi. Ora vieni, Hermione e continua a guardarmi. Parlò, con un tono di voce severo e rotto dall'eccitazione che mi fece accendere ancora di più. Restai a fissarlo negli occhi mentre sentivo quel calore farsi sempre più intenso. Quando arrivai all'apice non riuscii a trattenermi, chiusi gli occhi gettando la testa all'indietro gemendo il suo nome. Lampi bianchi mi attraversarono il cervello. Ogni fibra muscolare del mio corpo tremò sotto la potenza di quell'orgasmo senza fine. Lo sentii accelerare la velocità, affondare dentro di me ancora un paio di volte e venire stringendomi le cosce, emettendo un gemito profondo, infilando il viso nell'incavo del mio collo. Restammo in quella posizione per vari minuti, entrambi a riprendere fiato. Lentamente lo sentii uscire da me, alzando la testa, baciandomi con passione. Mi abbassò delicatamente le gambe e sentii chiaramente il frutto del suo piacere colare tra le mie cosce. Si abbassò ed una volta recuperata la bacchetta mi liberò i polsi, sostenendomi con un braccio per non farmi cadere dati i centimetri che mancavano dal pavimento. Velocemente fece sparire quell'arnese infernale e riapparve il letto. Mi prese in braccio, non dandomi la possibilità di toccare terra con i piedi e mi depositò sul letto, stendendosi al mio fianco.
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Normal Rebel, Hermione Granger-Severus Piton
NezařaditelnéUna storia diversa tra la studentessa più brillante (e ribelle) della scuola e il professore più cinico e bastardo del castello. Se siete quanto meno curiosi di sapere di cosa tratterà questa FF entrate e leggete il prologo e poi deciderete se conti...
