CAPITOLO VENTISEIESIMO – INCERTEZZE
Ginny continuava a bussare sempre più forte alla porta del bagno, ad ogni colpo seguiva una minaccia decisamente colorita, mentre io continuavo a restare immobile fissando con gli occhi spalancati quelle due lineette rosse. Il mondo intorno a me sembrava essersi allontanato mentre il panico mi scorreva nelle vene ed i suoni erano sempre più attutiti nelle mie orecchie. Distrattamente mi parve di sentire Ginny parlare dall'altra parte della porta con qualcuno per poi ricominciare a bussare con ancora più veemenza. Hermione te lo dico per l'ultima volta sto tirando fuori la bacchetta per buttare giù questa stramaledetta porta! Aprimi!! Oltretutto tuo marito ti sta cercando per tutto il castello è venuta ora Lavanda ad avvertirmi. DEVI USCIRE! La roscia quasi ringhiò le ultime due parole. Al sentir nominare Severus mi ridestai dal mio stato di schock, allungando un braccio girai la chiave della porta che, in una frazione di secondo dopo si spalancò, lasciando entrare una furia rossa. Herm... le passai il test e la vidi abbassare gli occhi, ammutolendosi, per poi rialzarli guardandomi con l'espressione più amorevole che riuscì a trovare. Feci in tempo ad oltrepassarla, gettandomi a faccia in giù sul letto prima di scoppiare a piangere come poche volte era successo in tutta la mia vita. Percepii il materasso abbassarsi e tra i singhiozzi una mano accarezzarmi dolcemente la schiena, le spalle, la testa. Herm...calmati...va tutto bene...ci sono io con te. Mi sussurrò Ginny, mentre tentava di tranquillizzarmi coccolandomi. Non sei sola Herm...continuò, mentre i miei singhiozzi si facevano a poco a poco più miti. E poi sono sicura che Piton sarà più che contento...vi amate...tra poco più di un mese vi sposerete...non hai motivo di aver paura. Finì, mentre io mi asciugavo le ultime lacrime con il polsino della felpa e mi tiravo su a sedere. Hei...ora basta piangere, non ne hai motivo. Disse, sistemandomi una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Gin...come fai ad esserne sicura? E se lui non lo volesse...e se io...la frase mi morì in gola. E se io non fossi in grado? Gin...sto appena finendo gli studi, come farò? Ribattei, trattenendo altre lacrime che minacciavo di inondarmi un'altra volta il volto. Herm...per prima cosa dovresti chiederti...tu lo vuoi? Questo bambino... Parlò Ginny, guardandomi intensamente. D'istinto mi portai una mano sul ventre, con fare protettivo. Io...io... Gin...è mio figlio...e dell'uomo che amo... ma ho paura... ma non potrei mai fargli del male. Balbettai, ancora in preda all'ansia. E allora io sono più che sicura che tu sarai in grado di prendertene cura e poi non sarai sola...avrai tuoi marito vicino, che se non si comporta bene rischia di essere affatturato da me, da Harry e da tutta la famiglia...e noi...che ti sosterremo sempre. Finì di parlare tirandomi in un abbraccio di cui avevo davvero bisogno in quel momento. Restammo in quella posizione per un tempo infinito, mentre qualche lacrima ancora rotolava sulle mie guance, finendo sul maglioncino della mia migliore amica che mi accarezzava lentamente la schiena. Grazie Gin... le sussurrai all'orecchio, stampandole un sonoro bacio sulla guancia. Scema, non ringraziarmi neanche per scherzo, sei mia sorella! Mi rispose, sciogliendomi dall'abbraccio che ora iniziava a diventare un po' soffocante. Ora...dovresti andare da Piton...credo che stia smontando il castello da quello che mi ha detto Lav...immagino tu sia scappata dall'ufficio di Silente...per come stavi correndo quando ti ho vista. Sorrise, mentre mi guardava. Lascia stare...stavo per vomitargli sul tappetto, ho dovuto per forza...Gin...ho paura, come glielo dico? Sospirai, prendendomi la fronte tra le mani. Hei...non né devi avere...non è mica colpa tua! Hermione...le cose si fanno in due...e anche i bambini... Ridacchiò, beccandosi un ceffone sul braccio. Gin, sono seria...se non ci volesse più? La voce mi tremò leggermente sul finale. Herm...non giocare...io non conosco Piton come lo conosci tu, ma so per certo che non la penserebbe mai una cosa del genere, figurati farla. Capisco la tua paure e le tue ansie...ma lui è un uomo Herm e sono convinta che da tale si comporterà, non ti saresti innamorata di lui altrimenti. Ribattè Ginny, guardandomi con determinazione. Non credo che dovresti pensare a chissà quali modi per dirglielo, vai e semplicemente glielo dici, Herm...stiamo parlando di una cosa bella, non gli stai dicendo di avere una malattia terminale. Certo...è un po' presto e sicuramente sarà per tutti un fulmine a ciel sereno, ma guardiamo le cose con la giusta ottica, si sta parlando di un evento meraviglioso, di una vita. Finì, sorridendomi. Sapevo che aveva ragione, sapevo che quelle parole non erano altro che verità, eppure la mia ansia non ne voleva sapere di lasciarmi. Sospirai un'altra volta, alzandomi. Feci qualche passo in direzione del grande specchio attaccato all'armadio e alzai leggermente la felpa, scoprendo il ventre. Passai il palmo della mano destra su quell'impercettibile rotondità che ad altri non sarebbe parsa evidente, ma ad un occhio attento sì. Sapevo che quella era la cosa giusta. Abbassai la felpa, rigirandomi verso il letto, incrociando gli occhi della mia migliore amica. Hai ragione Gin...vado a parlargli. Le dissi, sorridendo leggermente. Ti aspetto in sala comune mentre finisco il tema di erbologia, se non ti vedo arrivare sappi che me ne andrò a dormire e ci vediamo domani a colazione. Mi rispose, facendomi l'occhiolino. Va bene Gin, se torno in tempo ti ci do un'occhiata poi. Ribattei, mentre aprivo la porta, facendole fare un urletto di felicità. Scesi velocemente gli scalini, oltrepassando la sala comune ed uscendo dal ritratto. Ormai la cena era finita da un pezzo ed era quasi giunto l'orario del coprifuoco, i corridoi erano ormai vuoti e si vedeva in giro solo qualche studente del settimo anno. Superai a passo di marcia la biblioteca, prendendo la rampa di scale che conduceva ai sotterranei, camminando velocemente. Arrivai dopo pochi minuti davanti a quella porta che ormai conoscevo a memoria, alzai il braccio afferrando la maniglia con la mano ma poi la riabbassai, chiudendola a pugno per bussare. Non passarono neanche un paio di secondi che la porta davanti a me si spalancò, rivelando un Severus decisamente nervoso. Mi afferrò per un braccio e trascinandomi dentro chiuse velocemente la porta dietro di me. Dove cazzo eri? Ti ho cercata per tutto il castello! Ringhiò, con la mano ancora arpionata al mio braccio. Ero in camera con Ginny! Gli risposi a denti stretti, allontanando il braccio. E non ti è venuto in mente che fossi preoccupato? Dato che sei praticamente scappata via con la faccia verde! Ribattè, minaccioso. Quella consapevolezza mi fece stringere il cuore, sapere che fosse preoccupato per me, per noi... immediatamente la mia espressione mutò e dall'arrabbiato per essere stata aggredita appena entrata, passò al senso di colpa per non aver pensato che lui potesse essere in pensiero, all' ansioso ed impaurita per ciò che gli avrei detto di lì a poco. Mi spostai, camminando di qualche passo, sedendomi sul divano, sentendo le gambe iniziare a tremare. Io...mi dispiace...non ci ho pensato...parlai, con la voce leggermente rotta, nascondendo il volto nel palmo della mano destra. Sentii Severus camminare e sedersi accanto a me, prendendomi le spalle, facendomi accoccolare contro il suo petto. Ragazzina...mi farai perdere la testa...se non l'ho già persa! Mormorò, tra i miei capelli. Immagino tu ti sia sentita male con lo stomaco un'altra volta...dobbiamo andare da Madama Chips, questa cosa sta durando troppo. Aggiunse, baciandomi la tempia. Io...non c'è bisogno di andare da Madama Chips... iniziai, alzandomi da quel confortevole giaciglio, mettendomi a sedere e prendendomi la testa tra le mani nuovamente. So già il perché. Sussurrai, sentendo le lacrime pizzicarmi gli occhi. Percepii Severus allungarsi, togliendomi le mani dalla faccia, girandomi. Un velo di preoccupazione gli incupì gli occhi quando fissò lo sguardo sul mio viso, mentre a stento tentavo di trattenere le lacrime. Hermione...cosa succede? Disse, prendendomi il mento tra le dita. Io...mi...mi dispiace. Balbettai, abbassando lo sguardo. Per Salazar Hermione cosa stai dicendo? Di cosa ti dispiace? Ribattè, leggermente esasperato, prendendomi il braccio sinistro per avvicinarmi di più. Sospirai, sapendo che era arrivato il momento. Aprii la bocca per parlare ma alcun suono ne uscì. Deglutii un paio di volte cercando di far scendere quel nodo che mi si era formato all'altezza delle corde vocali, senza successo. Hermione! Severus mi richiamò, facendomi alzare lo sguardo. Alzai il braccio posando la mano sulla sua ancora attaccata al mio viso e gliela spostai. Vidi un lampo di paura in fondo a quei due buchi neri mentre gli staccavo la mano dal mio volto. E quella consapevolezza mi fece sorridere. Sapere quanto quell'uomo avesse il timore di perdermi mi diede un po' di forza per continuare quella lenta discesa. Continuai quel percorso, abbozzando un accenno di sorriso, con la mia mano premuta sopra la sua. Alla fine gliela depositai sulla mia pancia, attendendo. Lo vidi guardare le nostre mani muoversi, poi rialzare lo sguardo sui miei occhi intercettando il mio piccolo sorriso per poi riabbassarli nuovamente, fissandoli sul mio ventre, lì dove le nostre mani giacevano l'una sull'altra. lo vidi rimanere impassibile un paio di secondi, mentre il rumore degl'ingranaggi del suo cervello che lavoravano potevano essere sentiti chiaramente anche dall'esterno e poi sgranare gli occhi. Sapevo che aveva capito. In quei secondi il mondo parve essersi fermato, la realtà mi appariva a rallentatore, i suoni erano lontani e la mia attenzione era totalmente concentrata sul viso del mago seduto di fronte a me. Un miscuglio di emozioni gli passò sul volto e negli occhi, potei leggere stupore, poi paura, senso di colpa, poi dubbio ed incertezza, poi speranza, gratitudine, poi felicità ed infine...quando alzò gli occhi incontrando i miei, amore. Da quanto.... Sussurrò, con un filo di voce. La prima lacrima rotolò sulla mia guancia. Non lo so, l'ho scoperto prima... risposi, tentando di darmi un contegno. Severus allungò una mano, raccogliendo con l'indice quella lacrima. Io... la frase mi si strozzò in gola, quando una seconda lacrima lasciò la sua postazione. Vidi Severus riabbassare lo sguardo sulla mia pancia, dove le nostre mani erano rimaste ferme, il nostro bambino... una famiglia. Mormorò. Fu una frazione di secondo. Spostò velocemente la mano passandomela dietro la schiena attirandomi contro il suo petto, infilando l'altra mano tra i miei capelli. In quel momento seppi che Ginny aveva ragione, che le mie paure erano infondate, che l'uomo che amavo incondizionatamente mi ricambiava con altrettanta enfasi e che non sarebbe scappato difronte a nulla. Le lacrime che uscirono questa volta furono di felicità, di una gioia estrema, mentre mi stringevo forte al torace di mio marito. Restammo allacciati l'uno all'altra per minuti infiniti, mentre le mie lacrime gli inzuppavano la camicia e le sue mani mi accarezzavano ovunque, stringendomi come mai aveva fatto prima d'allora. Lo sentii scostarsi leggermente, prendendomi il viso tra le mani, catturando le mie labbra in un bacio dolce e lunghissimo. Ci staccammo solo a causa della mancanza di ossigeno, con il fiato corto e gli occhi velati di desiderio. Ti amo, piccola insopportabile so-tutto-io grifondoro. E speriamo che prenda da me. Tranne per la bellezza, quella deve per forza da te. Sussurrò, a pochi centimetri dal mio viso facendomi ridacchiare. Ti amo anch'io acida serpe arrogante e scontroso. E sarà un grifondoro certamente, me lo sento. Ribattei, facendogli alzare gli occhi al cielo. Che Salazar abbia pietà di me, sarò circondato a vita. Rispose, sorridendo. Aspetta...voglio fare una cosa...Si alzò leggermente, mentre io tornavo seduta. Severus tirò fuori la sua bacchetta dalla manica della camicia e me la puntò sulla pancia. Vediamo quanti giorni ha la nostra nocciolina. Disse, agitando leggermente la bacchetta con un movimento fluido del polso. Un piccolo fascio di luce argentata mi colpì più o meno all'altezza dell'ombelico per poi tornare indietro. La vidi condensarsi in piccole scie luminose e poi formare un numero...48. Oh...altro che nocciolina... Parlai, guardando il numero che si dissolveva nell'aria. Sono già quasi due mesi... Rispose Severus, con una strana espressione in viso. Rinfilò la bacchetta nella manica alzandosi velocemente in direzione della grande libreria. Già quasi due mesi...quand'è che si fa la prima ecografia? Dovremmo andare al San Mungo... potremmo andare il prossimo fine settimana? Si..no! Troppo tardi...e poi dobbiamo fare qualcosa per le tue nausee...dovete mangiare...sei troppo magra, andiamo domani! Lo vidi iniziare a camminare avanti ed indietro, cercando qualcosa tra gli scaffali, agitandosi e parlando a raffica. Dovetti sforzarmi con tutta me stessa per trattenere la risata che spontanea mi stava nascendo dal cuore alla vista di quella scenetta. Ma dov'è quel maledetto libro? Ora che mi serve per Salazar! Un'imprecazione decisamente colorita gli uscì dalla bocca, facendomi sbottare a ridere, non riuscendo più a trattenermi. Severus si girò, fulminandomi con gli occhi. Cos'è che ti fa tanto ridere Granger? Ringhiò, facendomi ridere ancora di più. Mi alzai, avvicinandomi, con gli addominali che mi facevano male a causa delle risate. Tu, mi fai ridere tu Piton. Ma è una risata di felicità...non di scherno...e comunque la prima ecografia si fa intorno ai tre mesi...io l'ho letto da qualche parte. Parlai, appoggiandogli le mani sul petto, mentre Severus sbuffava alzando gli occhi al cielo. Quindi puoi darti una calmata...andremo al San Mungo il mese prossimo, appena finiti gli esami...ora...se non ti dispiace...io avrei qualcos'altro in mente che passare la serata a cercare e leggere libri sulle gravidanze...quello lo lascio volentieri a te...nel tempo libero. Finii, sorridendo, prendendogli il volto tra le mani unendo le nostre labbra. Un gemito gli risalì dalla gola quando dal viso feci scivolare le mani sulla camicia, iniziando a sbottonarla, arrivando poi ai pantaloni dove la sua già evidente erezione premeva sulla zip. In pochi secondi i vestiti di entrambi volarono sul pavimento, mentre le nostre bocche continuavano ad assaggiarsi. Severus mi prese per mano trascinandomi verso il divano, dove si sedette tirandomi sopra di lui. Divaricai le gambe, intrecciandogli le mani dietro al collo, mentre tuffava il viso tra i miei seni giocando con i capezzoli. Sentivo il suo membro strusciare tra la mia femminilità, mentre Severus mi arpionava i glutei stringendo leggermente. Sev...mormorai, ansimando mentre la sua lingua mi torturava il capezzolo sinistro, impaziente. Cosa desideri Hermione? Rispose, cambiando seno. Te...dentro. Dissi, con tono rotto dall'eccitazione. Abbassai lo sguardo vedendolo ghignare, mentre mi sollevava leggermente dalle cosce e con un movimento fluido entrava in me. Gemetti, reclinando la testa indietro, sentendomi finalmente completa. Restò fermo in quella posizione per qualche secondo, baciandomi la bocca, le spalle, il seno, staccando di tanto in tanto le mani dalle mie natiche accarezzandomi il ventre. Presi io iniziativa iniziando a muovermi, scivolando sopra di lui. Un ansimo roco e profondo si levò dal suo petto quando scivolai nuovamente in avanti, accogliendolo dentro di me in tutta la sua lunghezza. Arpionò le mani alla fine delle mie cosce, aumentando il ritmo, reclinando la testa indietro sullo schienale del divano. Mantenni quel ritmo, gemendo ed ansimando sempre più forte, mentre sentivo la familiare pressione dell'orgasmo farsi sempre più intensa. Chiusi gli occhi, gettando la testa indietro quando percepii la mano destra di Severus abbandonare la sua posizione ed avanzare tra le mie gambe. Venni gemendo il suo nome, tremando convulsamente sopra di lui, stringendo la sua erezione tra le pareti della mia intimità, infilando le mani tra i suoi capelli corvini. Lo sentii accelerare ulteriormente e venire quasi in contemporanea con me, stringendo le mani attorno alle mie cosce, con un gemito ghutturale. Mi abbandonai sopra il suo petto, tenendolo ancora dentro di me, abbracciandolo, mentre i nostri respiri tornavano regolari piano piano. Lo vidi girarsi leggermente, aiutandomi a scendere dalle sue gambe, stendendomi sul divano mentre mi sovrastava, infilandosi tra le mie cosce. Iniziò a baciarmi le labbra, scendendo sempre di più, arrivando alla pancia, lasciando dolci baci su tutto il perimetro del mio ventre, facendomi sorridere. Ed io che pensavo che avessi messo su qualche chiletto... disse, tra un bacio e l'altro. Mi stai dicendo che sono ingrassata? Sappi che sei il secondo che me lo dice e la cosa non mi sta andando poi più tanto bene! Risposi, fintamente piccata. Il secondo?? Ringhiò, sollevando di scatto la testa, provocandomi una risata. Non fare il geloso...Ginny. Ribattei, vedendolo tranquillizzarsi subito. Io non sono geloso...semplicemente tu...anzi voi...siete roba mia. Parlò, guardando la mia pancia. E non te l'ho detto prima perché...bhe...sei sempre meravigliosa...quindi... Aggiunse, ghignando nella mia direzione. Voglio proprio vedere se dirai la stessa cosa tra un po'...quando sarò all'ottavo o nono mese...e la tua adorata nocciolina non ti darà più la possibilità di metterti sopra di me come stai facendo ora. Parlai, ridacchiando. Vidi Severus imbronciarsi leggermente, pensieroso. Mmmm...credo tu abbia ragione Granger.... Iniziò, per poi sventolare uno dei suoi migliori ghigni maliziosi, è per questo che dobbiamo recuperare ora e quindi...dato che a breve diventerai la Signora Piton ed anche mamma...da domani ti trasferirai qui, nei miei alloggi, così che tu possa stare al sicuro. Continuò, potrebbero esserci delle complicazioni, potresti non sentirti bene, potrebbe succedere qualcosa, potresti avere un giramento di testa, uno svenimento, un abbassamento di pressione, un... interruppi quell'uragano prima che elencasse tutte i miliardi di possibili ma anche alquanto improbabili incidenti che sarebbero potuti succedere. Sono incinta Severus, non in fin di vita, per favore calmati. Non succederà nulla del genere... ed io resterò alla torre, mancano pochi giorni alla fine dell'anno e voglio godermi i miei amici il più possibile. Sospirai, sperando che avrebbe capito. No. Non è prudente per te e per il bambino, devo essere certo che stiate bene. Disse, puntellandosi meglio sui gomiti. Ovviamente le mie speranze erano vane. Sev...non litigherò con te anche per questo...abbiamo passato l'ultima settimana a discutere sulla data del matrimonio, sul dove, sul come, sul quando, sul perché, sul chi... non fare la persona dittatoriale. Io ed il bambino stiamo bene e per questi pochi giorni che restano continuerò a stare alla torre. Iniziai, con fare determinato. E poi i sotterranei non sono posto per due grifondoro. Finii, ghignando. Sarà un serpeverde, ha i miei geni e quindi è assolutamente il posto adatto questo. Controbattè, socchiudendo gli occhi a due fessure, facendomi sbuffare. Per caso non ti hanno mai detto che le donne incinte hanno forti sbalzi emotivi? Io fossi in te eviterei di innervosirmi troppo continuando... Sentenziai, fulminandolo. Non ho mai avuto la necessità di sapere certe cose fin'ora sai...comunque va bene, tanto vinci sempre tu, dovrò farci l'abitudine. Ma ad una condizione... Sospirò, rassegnato. Sarebbe? Dissi, aspettando la sua risposta. Che andrai li solo a dormire, continuerai a stare qui nel pomeriggio a studiare o a fare quello che vuoi... e se dovessi avere anche solo un accenno di malessere mi avvertirai, a qualsiasi ora. Rispose, guardandomi intensamente. Aggiudicato. Risposi, sorridente. Bene... almeno questo...ora...pensi che dovremmo dirlo...insomma...agli altri? Chi lo sa al momento? Mi chiese. Solo Ginny, è stata lei a darmi il test...e te, ovviamente. Non penso ci sia la necessità...lo diremo dopo il matrimonio...tra meno di un mese la scuola finirà e per allora la pancia non si vedrà ancora. Penseranno tutti che ho preso qualche chiletto... ripetei le parole che aveva usato poco prima Severus, guardandolo malissimo, mentre lui mi sorrideva tranquillamente, in uno di quei rari momenti in cui si lasciava scappare un sorriso spontaneo che non fosse un ghigno. Restammo appiccicati sul divano ancora svariati minuti, poi mi rivestii e salutandolo mi diressi di nuovo verso la torre. Quando entrai in sala comune Ginny era già andata a dormire ma sul tavolo di legno svettava solitario il suo tema di erbologia. Sorrisi, prendendolo, dirigendomi poi verso la mia stanza. Lo lessi, scrivendo qualche parola qua e là e poi mi infilai a letto stanca ma decisamente felice. Il giorno dopo sarebbe stato venerdì, ultimo giorno di lezione della settimana e poi avrei dovuto passare l'intera mattinata di sabato in giro per negozi con la mia migliore amica in cerca del mio abito da sposa. Sospirai, accarezzandomi la pancia, iniziando a chiudere lentamente le palpebre.
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Normal Rebel, Hermione Granger-Severus Piton
AléatoireUna storia diversa tra la studentessa più brillante (e ribelle) della scuola e il professore più cinico e bastardo del castello. Se siete quanto meno curiosi di sapere di cosa tratterà questa FF entrate e leggete il prologo e poi deciderete se conti...
