Non ero mai stata così sconvolta in vita mia. Il professore, amore della mia vita e futuro padre dei miei figli, era fidanzato. Questo rovinava tutto, cambiava ogni carta in tavola. Stavo per avere un attacco di panico, ma dovevo essere forte. Quella davanti a me adesso era il mio nemico numero uno e non potevo mostrare debolezze davanti a lei.
La donna però non mostrò assolutamente nessun interesse nei miei confronti. Tornò subito a guardare Conte e lo tempestó di domande che il mio cervello, troppo impegnato a macinare pensieri di ogni tipo, non registrò neanche.
Mentre i due discutevano cominciai a pensare seriamente a quello che avrei dovuto fare. Non avrei decisamente potuto rinunciare. Non lo avrei mai fatto nella mia vita. Però non sapevo proprio come avrei potuto liberarmi di quella tizia.
La osservai meglio e la mia autostima venne messa sotto da un autobus. Era bellissima, troppo bella perché lui potesse mai lasciarla.
Fu allora che la voce della mia coinquilina si fece strada tra i miei pensieri Tu non sei una persona qualunque. Tu sei la futura amante del professore Giuseppe Conte. Aveva perfettamente ragione. Io ero Elisa e lei non era nessuno. Qua non era questione di fascino, era questione di destino. Era questione che Conte sarebbe stato mio e non importava quanto lei fosse bella, anche io lo ero e avrei vinto.
Mi buttai tra i due e guardai male la donna -La smetta di urlare. Giuseppe può uscire con chi vuole, lei non comanda la sua vita!- dissi cercando di sembrare il più minacciosa possibile.
Lei mi guardò in silenzio, poi spostò lo sguardo sul professore alzando un sopracciglio -Giuseppe?- gli chiese semplicemente.
Tra me e lui non so chi fu più imbarazzato. Non lo avevo mai chiamato Giuseppe, almeno non davanti a lui, però mi era uscito naturale.
-Forse è il caso se accompagnamo Elisa a casa e poi possiamo parlarne di nuovo- disse lui eludendo la domanda.
La donna alzò gli occhi al cielo e senza dire nulla tese la mano verso il professore. Lui le lasciò le chiavi della macchina e andò ad aprire lo sportello posteriore. Mi fece segno di entrare dentro e gli obbedii diligentemente. Si assicurò che mettessi la cintura e chiuse lo sportello. Lo osservai sorridendo mentre andava a sedersi nel sedile del passeggero.
-Dammi il tuo indirizzo- ordinò la donna lasciandomi uno sguardo dallo specchietto retrovisore. Controvoglia le dissi il nome della via. Stranamente non lo inseri nel navigatore, ma avviò la macchina e basta e cominciò a guidare velocemente per le strade di Roma.
Il viaggio fu silenzioso. Conte guardava distratto fuori dal finestrino cercando in ogni modo, sospettavo, di evitare lo sguardo mio e della sua ragazza.
Io invece fissai lui per tutto il tempo. Continuavo ad alternare stati d'animo. Ogni tanto ero incazzata perché mi aveva nascosto di avere una ragazza, ma l'attimo dopo non importava più perché sarebbe stato mio comunque.
Io lo adoravo e si, cominciavo a rendermi conto che aveva dei difetti, ma non importava perché era pur sempre un essere umano e io lo amavo più della mia stessa vita.
Un'altra idea si fece strada nella mia testa. Se aveva invitato un'altra ragazza a cena fuori e non aveva mai nominato una fidanzata, voleva dire che forse non era poi così sicuro della sua relazione. Ciò aumentava le mie possibilità di almeno il 60%.
Mi godetti il resto della corsa sapendo che non avrei dovuto faticare così tanto per spezzare una coppia già infelice.
Arrivammo a casa mia dopo quelle che sembravano ore. La donna parcheggiò davanti al palazzo e mi guardò di nuovo dallo specchietto retrovisore.
-Ciao, Giuseppe- salutai il professore aprendo lo sportello. Rispose con un flebile ciao ed io uscii dalla macchina ignorando la donna.
Feci due passi verso casa, ma venni fermata da qualcuno che mi prese per il braccio, facendomi girare. Purtroppo non era Conte, bensì la sua ragazza.
Fui sorpresa dal vedere che adesso aveva uno sguardo quasi impietosito.
-Fai un favore a te stessa, stai lontana dal professore- mi intimò. Era chiaramente un ordine, ma lo disse come se mi stesse dando un consiglio dalla bontà del suo cuore. Per fortuna lei non era nessuno per me, quindi non m'importa della sua opinione.
-Non credo lo farò- risposi decisa. Il suo sguardo si fece serio e mi strinse il braccio. Rimasi basita e sentii tremare le ginocchia. La odiavo, si, però insomma.
-Fidati di me, se continuerai così, finirai per farti del male, e quella sarebbe una brutta situazione per tutti- disse fissando i suoi occhi nei miei. Ebbi la sensazione che con "tutti" non intendesse solo noi tre, ma non riuscivo neanche lontanamente ad immaginarmi cosa potesse celarsi dietro questa situazione sempre più strana.
Decisi di lasciar perdere. Non mi importava in che affari fosse il professore, lo avrei sposato comunque. Per adesso annuii accondescente alla donna, giusto per farla andare via. Lei mi lasciò andare il braccio, mi diede un'ultima occhiata e tornò alla macchina.
Girai il culo ed entrai a casa. Non feci in tempo a fare un passo che venni aggredita dalla mia coinquilina.
-Chi era quella? Perché non l'hai portata in casa?- chiese fissandomi. Scossi la testa.
-Non ci crederai mai- le dissi e andai a buttarmi sul divano. Lei mi seguii, l'irritazione adesso trasformata in curiosità. Si sedette accanto a me.
-Quella donna...è la ragazza di Giuseppe!- esclamai. Lei mi fissò ad occhi sgranati. Era incredula tanto quanto me.
-Cosa? Quel bastardo...- disse. Scossi la testa, adesso non ero più arrabbiata, solo irritata per l'ennesima complicazione.
-No, non ti preoccupare, qualunque cosa abbiano quei due, non durerà ancora per molto. Mi assicurerò che sia cosi- dissi decisa. La mia coinquilina sorrise.
-Bene, è cosi che ti voglio- disse alzandosi dal divano -Che ne dici se mentre mi racconti della serata ci prendiamo della vodka- propose. Era stata una serata intensa, così non potei fare altro che accettare.
Andammo a prendere l'alcol e poi salimmo sulla terrazza sul tetto del palazzo.
Passamo così le ore a bere e a parlare del professore. Le spiegai tutto quello che era successo, e le confessai che c'era qualcosa che cominciava a puzzarmi in tutta questa situazione.
Le continue sparizioni del professore, il suo cambio di atteggiamento, il suo strano comportamento durante la cena, quella donna uscita così dal nulla.
Alla fine del racconto la mia coinquilina prese un bel sorso di vodka.
-Forse è una spia!- esclamò, per poi mettersi a ridere. Pensai per un secondo all'idea, ma era così assurda che scoppiai anche io a ridere. Il mio caro Giuseppe Conte, una spia? Sembrava impossibile.
Oh raga quanto mi sbagliavo.
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Spy-Professor (Giuseppe Conte)
RomanceMi chiamo Elisa e sono una tipica studentessa universitaria; una di quelle che ha lasciato la propria famiglia per venire a studiare fuori sede e che a 23 anni è ancora alla disperata ricerca del vero amore... Ah, l'amore! Non sapevo davvero cosa si...