Due giorni dopo quel bellissimo ma strano incontro, successe qualcosa di incredibile. Stavo camminando verso l'università per andare ad un corso di cui mi importava poco o nulla considerato che non era di Conte, quando notai una più che familiare figura seduta fuori dal bar vicino all'università. Era proprio lui, il professore, l'amore della mia vita. Se ne stava seduto lì con un libro in mano mentre beveva un caffè. Il vento soffiava leggero, scompigliandoli i capelli in modo adorabile. Quanto avrei dato per essere al posto suo.
Non mi aspettavo di vederlo e quella bellissima sorpresa mi riempì di inaspettata gioia. Dovevo pensare in fretta a cosa fare, non potevo certo stare lì in mezzo alla strada a fissarlo.
Decisi che se l'universo era stato così gentile da offrirmi questa opportunità, sarebbe stato stupido sprecarla.
Avevo paura però che sarei sembrata inquietante se fossi andata direttamente al suo tavolo, così decisi di adottare un approccio più sottile.
Andai per prima cosa a prendermi un caffè, per dare un senso alla mia presenza al bar, e poi andai verso dove era seduto il professore. Conte però non sembrava essere intenzionato a staccare gli occhi dal libro. Non si curava di niente di ciò che gli stava attorno, e la trovai una cosa bellissima, come tutto di lui. Ma in questo momento mi serviva concentrato su di me.
Come lettrice di fanfiction accanita sapevo benissimo quale era la tattica migliore. Dovevo fare finta di inciampare così lui mi avrebbe visto e mi avrebbe salvato all'ultimo secondo. I nostri sguardi si sarebbero incontrati e i nostri cuori si sarebbero legati.
Misi un piede davanti l'altro, perdendo così l'equilibrio. Aspettai con ansia le forti mani di Conte che mi afferravano arrestando la mia caduta, ma prima che potessi rendermi conto che non sarebbe mai successo ero già a terra, i cocci della tazzina spaccata che volavano da ogni parte. Rip tazzina, io come lei.
Un silenzio imbarazzante scese sul bar, e quando trovai il coraggio di alzare lo sguardo vidi che tutti mi stavano fissando. Il rumore di passi che si avvicinavano mi fece girare il volto e mi ritrovai davanti un paio di scarpe linde e probabilmente molto costose. Alzai lo sguardo e con un tuffo al cuore vidi che esse appartenevano al professore.
Mi stava guardando con un sorrisetto divertito e mi rese la mano. Era venuto ad aiutarmi, ma gli sarei stata più grata se mi avesse pestato qua e ora. Ma afferrai la mano e quasi cascai di nuovo a quel contatto. Mi tirò su con forza e mi squadrò, probabilmente per assicurarsi che non mi fosse fatta troppo male. Era letteralmente un angelo.
-Sta bene?- mi chiese. Non sapevo cosa rispondergli. Fisicamente? Ero apposto. Psicologicamente? Non ero decisamente apposto. Per nulla. Annuii e basta.
Il professore prese la sedia più vicina e mi fece segno di sedermi.
Mi accomodai senza fare storie e il professore entrò nel bar a chiamare qualcuno per pulire.
Valutai l'idea di scappare. Avevo fatto una figura di merda, e mi stavo odiando per essere stata così stupida. Era questo il motivo per cui pianificano sempre tutto, non potevo fidarmi del mio istinto.
Stavo per alzarmi ma il professore uscì accompagnato da un cameriere.
Lo guardai imbarazzata, ma mi assicurò che non c'era nessun problema.
Conte lo ringraziò e poi guardò me. Cercai di interpretare il suo sguardo. Sembrava tranquillo, non particolarmente schifato dalla mia goffaggine. Forse non avevo combinato un totale disastro.
-Deve andare in università?- mi chiese cortesemente. Il mio cuore, che si era appena ripreso dalla caduta, ricominciò a correre come un treno ad alta velocità.
-Si, avrei lezione tra poco- lo informai cercando di avere un tono normale.
-Perfetto! Allora lascia che la accompagni...non si sa mai che possa avere un altro incidente- disse sorridendo scherzoso. Era uno dei tanti lati che non avevo ancora visto di lui, e la cosa mi fece venire voglia di piangere.
Mi alzai dalla sedia e mi sistemai un po'. Quando fui apposto cominciai a camminare e il professore mi seguì.
Nessuno disse nulla per un po' e temetti che la situazione potesse diventare imbarazzante.
-Dobbiamo ancora recuperare la lezione- spezzò il silenzio Conte. Feci finta che il fatto che se lo ricordasse non mi facesse voglia di urlare vittoria al cielo.
-Si, sempre che non le creo disturbo- dissi solo per mantenere una parvenza di buona educazione.
Il professore sorride rassicurante -Certo che no, mi fa sempre piacere sapere che c'è qualcuno interessato alle mie lezioni- disse. Alle sue lezioni, certo, era quello a cui ero interessata.
-Allora, se è libera può venire domani pomeriggio alle cinque nel mio ufficio. Giuro che questa volta non ci saranno interruzioni- propose quando arrivammo al cancello dell'università. Quasi non credetti a quello che avevo sentito. Conte mi aveva davvero appena invitato di sua spontanea volontà nel suo ufficio? Poteva essere tutto cosi semplice? Decisi di non pormi troppe domande.
-Mi farebbe molto piacere, la ringrazio professore- molto riduttivo rispetto a quello che stava urlando il mio cevrello, ma non volevo spaventarlo.
Conte fece un cenno di saluto con la testa -A domani- disse e poi se ne andò, lasciandomi sola.
Ancora con la testa che girava come una giostra, corsi alla mia lezione.
Inutile dire che passai tutto il tempo a fantasticare sul giorno seguente.
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Spy-Professor (Giuseppe Conte)
RomanceMi chiamo Elisa e sono una tipica studentessa universitaria; una di quelle che ha lasciato la propria famiglia per venire a studiare fuori sede e che a 23 anni è ancora alla disperata ricerca del vero amore... Ah, l'amore! Non sapevo davvero cosa si...