Ero arrabbiata, molto molto molto arrabbiata. Questa storia che ogni volta che stavo per farmi Giuseppe qualcosa ci interrompeva doveva finire, e doveva finire adesso. Intanto, però, dovevamo uscire dall'ennesima situazione di prigionia. Questa storia dello spionaggio mi aveva affascinato all'inizio e mi ero pure divertita, ma adesso ero solo stufa. Non avevo chiesto nulla di tutto questo. Io volevo solo stare con Giuseppe, il professor Giuseppe. Tutto il resto era una distrazione fastidiosissima di cui dovevo liberarmi.
In questo momento eravamo legati nel salotto a delle sedie. Era ancora notte fonda perciò non poteva essere passato molto da quando il mio momento magico con Giuseppe era stato interrotto. Sentivo ancora un po' l'effetto dell'alcol ma eravamo quasi completamente asciutti adesso.
Due uomini armati ci osservavano mentre il tizio che mi aveva rapito quella fatidica notte era seduto su una poltrona posizionata davanti a noi. Si era messo comodo e stava giochicchiando in silenzio con un coltello che aveva trovato in cucina.
Sia io che Conte eravamo stati imbavagliati e osservavamo con sguardo assassino il tizio.
-Mi fa piacere che siate riusciti a portare avanti la vostra relazione- spezzò il silenzio poggiandosi il coltello sulle gambe. Se mi fosse stato possibile gli avrei urlato che magari avessimo portato avanti la nostra relazione. Lo avrei fatto volentieri se Conte non fosse così stupido e se gente come lui non continuassero a interrompere i nostri momenti romantici. Volevo ucciderlo. Ma per farlo avrei dovuto liberarmi. Ciò sarebbe stato difficile.
-Pensavi davvero che non avremmo scoperto dove eri, caro Giuseppe?- chiese l'uomo rivolto alla spia, che ovviamente non poteva rispondere se non con un verso incazzato. L'uomo rise e continuò a parlare. Non lo ascoltai. Non mi interessava assolutamente niente di ciò che diceva. Non mi interessava più di nulla. Ero troppo incazzata. L'unica cosa che volevo fare era trovare un piano per liberarmi. Cominciai a pensare e pensare. Mi vennero in mente mille piani ma nessuno di essi aveva abbastanza possibilità di successo. Il primo problema era che eravamo legati, e non c'era nessun modo in cui ci saremmo potuti liberare da soli. Una vocina nella testa mi disse però che non necessariamente saremmo dovuti essere noi a liberarci. Allo stesso momento però gli unici che avrebbero potuto farlo erano quelli che ci avevano legato in primo luogo. Continuai a pensare fino a quando colsi una frase detta dal nostro carceriere.
-È diventata molto brava eh? È quesi un peccato che sia una dei vostri. Al Tedesco farebbe comodo una spia giovane e talentuosa come lei- stava dicendo a Giuseppe. Il mio cervello mancinò quell'informazione e venni colpita da un'illuminazione. Cominciai a fare dei versi per attirare l'attenzione dell'uomo. Lui mi guardò sorpreso e sorrise. Fece cenno ad uno dei suoi scagnozzi di liberarmi la bocca.
-Se al Tedesco farebbe piacere, passerei più che volentieri dalla vostra parte- dissi cercando di suonare il più convincente possibile. Sfruttai la mia rabbia. L'unico modo per far sì che il nemico mi liberasse, era convincerli che stavo con loro. Alle mie parole Conte girò di scatto la testa verso di me. Aveva uno sguardo ferito. Sembrava che credesse davvero a ciò che avevo detto e ciò un po' mi deluse ma almeno significava che ero stata brava. Sul volto dell'altro uomo invece si aprì un grande sorriso.
-Mi fa piacere questa cosa! Ma posso sapere il perché di questo tradimento?- chiese incuriosito. Dovevo trovare una scusa valida. Non mi ci volle molto, mi limitai ad appellarmi alla mia rabbia.
-Scherzi? Ne ho le palle piene dell'Agenzia e di Conte. Sono solo un branco di bambini fastidiosi e petulanti. Mi hanno coinvolto in questa storia e poi quando si sono stufati di me mi hanno buttata fuori. Sono stanca di lottare per guadagnare il loro rispetto. Se mi dici che il Tedesco apprezzerebbe il mio talento allora voglio unirmi a voi. Ho bisogno di qualcuno che mi faccia usare tutto il mio potenziale- spiegai all'uomo. Fu facile, perché erano tutte cose che fondamentalmente pensavo davvero. Ovviamente non avrei mai tradito sul serio l'amore della mia vita, però c'erano cose che mi facevano incazzare.
Conte però pensò che fossi seria e cominciò ad agitarsi sulla sedia. La parte più sadica di me fu contenta di ciò. Era giusto che provasse anche lui il senso di tradimento e dolore.
-Oh, stai zitto. Ho preso la mia decisione- gli dissi stizzita. Guardai l'altro uomo -Allora? Che dici?- chiesi. Lui mi fissò per un po'.
-Dico benvenuta nei nostri!- sentenziò alla fine. Sorrisi per il sollievo. Pensavo sarebbe stato più difficile, ma a quanto pare l'uomo non era molto intelligente.
-Ragazzi, liberatela, è una dei nostri adesso- disse agli altri. Il tizio più vicino a me eseguì il comando e finalmente fui libera. Il primo passo era stato superato con successo. Adesso dovevo pensare al resto.
-Per adesso puoi metterti da parte e non fare nulla. Se pensi di fare qualche cazzata, ricordati che sei sola contro di noi- mi avvertì l'uomo. Alzai le mani e cercai di assumere un'espressione innocente. Mi misi accanto alla poltrona e guardai Giuseppe. Mi guardava con un'odio che non avevo mai visto sul suo bellissimo volto. Mi dispiaceva che lui pensasse davvero che lo stavo tradendo. Pensavo che ormai avesse capito che lui era tutta la mia vita.
-Allora, che facciamo? Lo uccidiamo?- chiesi fissandolo dritto negli occhi. Cercai di fargli capire con lo sguardo che stavo solo fingendo, ma era difficile e lui era accecato dalla furia. Capivo perfettamente quella sensazione.
Sentii la risata dell'uomo accanto a me.
-No, purtroppo no. I nostri ordini sono quelli di riportarlo in italia nelle mani del Tedesco. C'è un aereo che ci aspetta a poco da quì- mi informò. Un senso di sollievo mi pervase. Il fatto che non lo avrebbero dovuto ucciderlo subito mi dava più tempo per liberarlo.
-Allora cosa aspettiamo? Andiamo- incitai. Volevo uscire da questa storia il prima possibile.
-Mi piace il tuo entusiasmo. Hai ragione, andiamo. Volevo divertirmi un po' con voi ma adesso le cose sono più interessanti- disse sorridendo. Si alzò dalla poltrona e andò verso Conte. Non gli tolse il bavaglio però lo liberò dalla sedia, lasciando legate solo le mani. Lo afferrò e lo fece alzare. Puntò il coltello alla sua schiena e lo spinse verso la porta. Venni presa dal panico e agii d'impulso. Raggiunsi i due.
-Posso avere l'onore?- chiesi all'uomo indicando Giuseppe. Lui non ci pensò troppo, e felicemente mi passò la spia come se fosse un cane al guinzaglio. Ringraziai il cielo per la sua stupidità.
Quando uscimmo dalla casa usai il favore delle tenebre per avvicinarmi all'orecchio di Giuseppe. Gli spiegai in breve quello che stava succedendo e più andavo avanti più lo sentivo rilassarsi sotto il mio volto.
-Adesso ti libero. Non appena ne avrai l'occasione, comincia ad attaccare. Io ti seguirò- gli sussurrai. Avevamo già provato più volte che eravamo la coppia migliore del mondo e non sarebbe stato un problema atterrare tre persone per noi. Lo slegai senza farmi notare e proseguimmo tutti verso un furgone parcheggiato accanto alla macchina di Giuseppe.
Quando ci avvicinammo il rapitore mi fece segno di lasciare Conte a lui. Non me lo feci ripetere due volte e mi affiancai ai due uomini. Sarebbe stato difficile batterli entrambi da sola, ma ce l'avrei fatta.
Cominciavo a sentirmi sempre più tesa fino a quando Giuseppe non urlò un "ora" e si girò di scatto per attaccare l'altro uomo. Immediatamente attaccai i miei obbiettivi sfruttando la loro confusione. Ringraziai Conte per le ore di addestramento che mi permisero di mettere ko subito una guardia, e di lottare alla pari con la seconda. Continuammo a lottare fino a che non un urlo non ci fece fermare. Grazie al cielo riconobbi subito che la voce non apparteneva a Giuseppe. Io e il mio rivale ci voltammo verso gli altri due. Conte reggeva il coltello in mano e l'altro uomo si reggeva la spalla urlando. Capii che lo aveva pugnalato e provai una fitta di orgoglio. Quello era il mio uomo.
-Ritirata- esclamò il rapitore all'ultimo suo uomo rimasto. Io ero troppo impegnata a guardare Conte sotto la luce delle stelle per fermarlo mentre raccattava il suo compare e saliva sul furgone. Conte cercò di fermare l'altro uomo, ma non fece in tempo e poco dopo il veicolo sfrecciò via.
Conte rimase immobile a fissarlo mentre diventava un punto sempre più lontano. Andai verso di lui e gli misi una mano sulla spalla. Mossa sbagliata, perché prima che potessi rendermi conto di cosa stesse succedendo Conte aveva fatto una giravolta e mi aveva puntato il coltello alla gola mentre con l'altro mano mi stringeva forte il braccio. Mi osservava pieno di furore e sebbene la cosa avrebbe dovuto spaventarmi, o almeno turbarmi, non fu decisamente quello che provai. Lo guardai altrettanto furiosa. Quando si rese conto di quello che stava facendo lasciò cadere il coltello e indietreggiò. Volevo solo tirarlo di nuovo a me e baciarlo, questa volta niente avrebbe potuto interromperci. Però notai che sulla sua camicia bianca stava cominciando a formarsi una chiazza rossa. Mi spaventai e glielo feci notare. Lui si toccò il fianco e alzò gli occhi al cielo.
-È solo un graffio- mi rassicurò aggressivo. Mi avvicinai per controllare ma lui si voltò e scappò nella casa. Lo guardai di nuovo furiosa e irritata.
Prima di seguirlo all'interno della casa, sentii il bisogno di urlargli dietro che era un grandissimo idiota, così lo feci
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Spy-Professor (Giuseppe Conte)
RomansaMi chiamo Elisa e sono una tipica studentessa universitaria; una di quelle che ha lasciato la propria famiglia per venire a studiare fuori sede e che a 23 anni è ancora alla disperata ricerca del vero amore... Ah, l'amore! Non sapevo davvero cosa si...