19. Compagnia

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Canzone - everything I wanted di Billie Eilish

Molte volte sono stesa su questo letto a pensare.

Penso a come la mia vita sia stata stravolta da una persona quando avevo solo pochi anni di vita.

Perché il mondo mi ha portato via quella Gioia troppo presto?

Una domanda a cui non riuscirò mai a rispondere.

Ero tra le sue braccia quando tirò fuori il suo ultimo respiro. I suoi occhi nocciola, prima aperti e poi chiusi in un lampo. Eravamo sole in quella stanza azzurra e spoglia.

Le lacrime iniziarono a scendere quando la sua voce dolce e calda si fermò di colpo. Subito dopo degli infermieri entrarono nella stanza portando, di corsa, il lettino con il corpo, ormai spento, della giovane donna su di esso.

Io d'altronde ero ferma in un angolo della stanza mentre lentamente mi allontanavo dai medici e dal lettino.

Non mi dissero nulla.

Probabilmente neanche mi notarono. Piccola ed esile.

Da quella porta entrò mio padre consapevole del fatto che io fossi entrata a salutare la mamma.

Le dirò la bellissima poesia che le maestre ci hanno dato per Natale quelle parole che mi hanno martellato il cuore. Volevo cantargliela. Volevo che la sentisse. Volevo i suoi baci sulla testa.

Papà piangeva e il mio cuore si spezzò per la seconda volta.

Mi prese in braccio e mi portò via da quella stanza, ormai solo un lontano e brutto ricordo.

Quel giorno, in ospedale, eravamo presenti solo io e papà, Bonnie era a casa della sua amichetta del cuore, colei che ancora le sta vicino, mentre Colin si trovava a degli allenamenti di calcio.

La vita è stata ingiusta con la famiglia Stewart e non ne capisco il motivo.

Maledetti ad una vita senza moglie e madre. Lasciare un uomo distrutto e divorato dall'amore per quella donna che, ancora oggi, non riesce a sostituire.

Ed è così, quando si trova il vero amore è impossibile lasciarlo alle spalle come se nulla fosse.

Sento delle lacrime iniziare a rifarmi il viso e così mi alzo dal letto per prendere un fazzoletto. Me lo passò sotto gli occhi e mi lascio sfuggire un sorriso malinconico.

Sono certa che, in qualsiasi luogo tu ti trova, vegli su di noi e speri che la tua famiglia superi tutto questo. Che papà ed io superiamo tutto questo.

Forse una persone che potrebbe farmi stare meglio esiste, ma sono troppo codarda per farle entrare nel mio casino.

Chi riuscirebbe a passare del tempo con una ragazza che soffre per il suo passato nonostante siano passati tanti anni?

Prendo il computer e mi stendo sul letto. Apro Netflix e metto un film comico, il modo da non deperirmi molto.

Verso la metà del film sento delle voci provenire dalla casa di fronte e così mi alzo per buttare uno sguardo alla casa dei Campbell.

Ed eccolo lì, in tutta la sua bellezza, che accompagna una ragazza alta e bionda dentro la sua casa. Non riesco a vederla molto bene perché è di spalle, ma sono certa che sia la sua scopata quotidiana.

Eppure, dopo dieci minuti non sento i due salire nella camera difronte la mia. Ma vedo Blake entrare da solo. Che il divano sia stato più comodo? Impossibile la macchina dei suoi genitori è nel giardino.

Chiudo il computer e mi avvicino alla finestra aspettando che il corvino mi noti. Cosa che non avviene molto velocemente, infatti sono costretta a mandargli un messaggio.

Lo vedo prendere il cellulare e poi guarderemo attraverso la finestra. Faccio un sorriso ironico e lo aspetto.

Si alza dalla sedia e si mette davanti la finestra <<allora?>> mi sprona a parlare <<ti va se andiamo a prendere un gelato?>> non mi rendo conto di quello che dico perché subito mi maledico <<dammi due minuti che mi cambio>> mi fa l'occhio Lino ed io annuisco <<anche dieci!>> chiudo la tenda e vado verso l'armadio per prendere un maglioncino viola e un jeans nero.

Ormai inizia a fare freddo anche la mattina. Ed è più che normale visto che siamo a metà di ottobre.

Mi infilo le vans bianche e di fretta prendo una borsa con i soldi e ci butto il cellulare all'interno.

Quando scendo giù vedo mio padre seduto sul divano con una donna.

Una bellissima donna. Ha dei capelli castani non molto scuri con degli occhi chiari. Ha un fisico davvero bello e indossa un vestito nero.

Mostro una faccia confusa a mio padre che sorride <<Cassandra, lei è una mia cliente, sarò il suo avvocato>> annuisco e continuo a guardare la donna. Mi allunga un braccio con un bellissimo sorriso sulle labbra <<piacere Josephine>> le sorrido anche io prendendo la sua mano <<Cassandra>> la lascio e poi vado vicino a papà per lasciargli un bacio sulla guancia <<mi sembra in gamba, non fartela scappare>>

Probabilmente mi crederà pazza poiché è solo una sua cliente, ma non ha indosso nessun anello e non credo sia sposata.

Esco di casa e aspetto il ragazzo dalle pozze azzurre vicino la staccionata di legno bianco che divide le nostre sue case.

Lo vedo uscire di fretta, ma vedendomi si blocca di scatto <<auto o passeggiata?>> sorrido a tale domanda. È davvero così gentile con me <<passeggiata>> entra di nuovo in casa, sicuramente per posare le chiavi e poi esce sistemandosi i capelli.

Mi avvio verso di lui e insieme prendiamo la strada per la gelateria.

Siamo molto fortunati perché non viviamo in periferia, ma siamo molto vicini al centro di Boston.

<<in realtà>> lo guardo mentre anche lui si gira verso di me <<volevo parlarti di una cosa>> oddio sembro la ragazza gelosa che non si fida del suo ragazzo quando in realtà non siamo neanche così tanto amici <<chi era quella fotomodella bionda che è entrata in casa con te?>> gli domando di getto.

Lui scoppia a ridere e così lo guardo di traverso <<cosa c'è da ridere?>> incrocio le braccia ale petto <<gelosa Stewart?>>

<<neanche morta>> sbuffo, in realtà un poco si <<è la figlia del tizio con cui si vede mia madre>> non pensavo che avesse i genitori separati <<tranquilla, ha ventitré anni ed è felicemente fidanzata con una ragazza del college, non ho ben capito>> annuisco.

Mi sta praticamente dicendo che non c'è pericolo in quella casa.

<<non pensavo che i tuoi genitori fossero separati>> mi porto i capelli dietro le orecchie mentre attendo una sua risposta <<oh non lo sono>>

Aggrotto le sopracciglia <<mio padre è morto quando avevo undici anni>> e adesso capisco che anche lui ha avuto un passato difficile come il mio.

Forse è l'unico che riuscirà mai a capirmi.

Ig: serparker_books

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