CAPITOLO VENTITRE.

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Piano piano Harry ricominciò a prendere coscienza. La sua vista, da nera e offuscata si stava facendo sempre più nitida. Sbattè le palpebre più volte, prima di riuscire ad aprire completamente gli occhi.

Era steso a terra, su quello che aveva tanto l'aria di essere un prato molto incolto. Tentava di riconoscere il posto in cui si trovava ma non c'era niente che gli ricordasse Hogwarts, né tanto meno Hogsmade. Intorno a lui c'erano tante piante secche, brecciolino e diversi rametti sparsi. Quando riuscì a mettersi seduto, la sua testa iniziò immediatamente a girare per l'impatto che probabilmente aveva avuto col terreno.

Si guardò intorno, un'estesa foresta lo circondava, senza rivelare nessun confine, sembrava semplicemente infinita. Non c'erano punti di riferimento, nulla che potesse indurlo a capire dove si trovasse. Tanti alberi si ergevano intorno a lui, e si sentivano gli animali che si muovevano tra i cespugli e tra le piante.

Cercò intensamente di ricordare qualcosa, qualsiasi cosa, ma nella sua mente era buio pesto. Non aveva idea di come fosse arrivato in quel posto, non aveva la più pallida idea nemmeno di dove si collocasse quella foresta, poteva essere a chilometri da Hogwarts così come dietro l'angolo. Ma chi ce l'aveva portato? E perché?

A pensare a tutte quelle cose, a Harry venne un forte mal di testa, non si era ancora ripreso del tutto da ciò che era successo, e chissà per quanto tempo aveva dormito lì da solo.

Si alzò in piedi, nel disperato tentativo di cercare qualsiasi indizio per poter riconoscere quel posto, e per poter tornare a casa. Normalmente, Harry non si faceva prendere dal panico, ma in quella situazione era completamente solo e nella sua mente non facevano che rincorrersi paure di non riuscire a tornare a Hogwarts. Dubitava fortemente che qualcuno, qualsiasi essere umano potesse mai passare da quella foresta, che sembrava deserta.

Non appena iniziò a camminare però, dei flash iniziarono a susseguirsi nella sua mente, tante immagini correvano nei suoi occhi. Vedeva donne e uomini che correvano e urlavano, e poi grandi figure incappucciate che si facevano strada nella nebbia.

Ma quando era successo?

Ricordava di essere andato ai Tre Manici di Scopa con i suoi amici, ricordava di aver baciato Malfoy. E in quel momento, si sfiorò le labbra in un riflesso incondizionato. Riusciva quasi a sentirle, le sue labbra premute sulle sue, il suo profumo, i suoi occhi di ghiaccio.

E poi, come un treno, lo investì tutto quello che era accaduto dopo. Malfoy che aveva parlato con suo padre.

Anche io ti amo, ma non è abbastanza.

Ebbe un tuffo al cuore, quando ricordò che quelle parole erano state reali e non soltanto un brutto incubo.

E poi? Cosa c'entravano le persone che urlavano? Non riusciva a ricordare.

Iniziò a correre tra gli alberi, cercando un sentiero, qualche segno di riconoscimento in quella che gli sembrava soltanto un anonimo ammasso di arbusti. Ma niente, era tutto uguale. Continuava a correre ansimante, spinto dall'adrenalina scatenata dal panico e dall'ansia di trovarsi da solo in un posto che non conosceva affatto.

Poi gli tornò in mente. Rivide il marchio nero che lui e Draco avevano guardato alzando gli occhi al cielo. Percepì di nuovo il dolore alla cicatrice, e ricollegò tutto.

Hermione che era stata presa da un Mangiamorte, Ron schiantato su un muro, Neville che gli salvava la vita.

Per un attimo fu costretto a fermarsi, appoggiandosi contro il tronco di un albero per non lasciarsi cadere a terra, ricordando tutto ciò che era successo.

L'ultima cosa che ricordava era la mano di Draco che lasciava la sua, e poi, vuoto totale.

D'istinto si fermò a pensare a dove fosse Draco, a cosa stesse facendo, se stesse bene e se anche lui lo stesse pensando. Chissà se era tornato a casa, o se anche lui era stato portato via da qualcuno, chissà se suo padre si era arrabbiato e lo aveva punito per aver aiutato Hermione. Chissà se lo aveva scoperto. E i Mangiamorte? Avevano distrutto Hogsmade? Erano stati mandati via? E i suoi amici, erano riusciti a tornare al Castello sani e salvi? Aveva così tante domande frullargli nella testa che non riusciva a stare dietro ai suoi stessi pensieri, non riusciva a dare una collocazione logica a nessuna delle sue paure e preoccupazioni. Si sentiva in trappola, non soltanto perché non sapeva come evadere da quella foresta, ma anche intrappolato dai suoi stessi pensieri, che non gli davano scampo.

Memories.La tua prossima ossessione. Scoprilo ora