Edward mise giù il telefono con sguardo stranito e allarmato per la prima volta da quando aveva iniziato su quella strada della giustizia. Ricevere una chiamata in merito a una possibile deposizione sull'ultimo caso dell'uomo morto di recente gli aveva attivato un campanello d'allarme che ancora gli rimbombava in testa, intimandogli di fuggire, cosa che, almeno per il momento, non poteva assolutamente fare per non risultare sospetto.
Non credeva che la polizia sarebbe arrivata a quella possibilità. Era sempre stato attento su ogni scena del crimine, studiando i migliori modi per poterla fare franca, e rischiava che lo scoprissero? Scosse la testa.
- Non hanno niente su di me. Basterà che mantenga la calma e che non mi faccia prendere da momenti di ego o altro. – Rifletté mentre si rimetteva seduto alla scrivania.
"Avrò almeno modo di vedere Melany, sicuramente anche lei sarà stata chiamata per deporre e sarà la volta buona che riusciremo a chiarirci, non potrà evitarmi." Mormorò lieto di quella opportunità.
Quando era andato dal suo professore e gli aveva chiesto della ragazza, lui aveva alzato le spalle e se n'era andato.
- Si vede che, forse, non sta andando a lezione ma starà facendo tutto da sola. - Pensò scuotendo la testa e ripensando a quante volte quella piccoletta era venuta da lui per farsi aiutare perfino con i test più semplici e lui, con la pazienza di un santo, gli aveva spiegato tutto da cima a fondo rischiando anche le rotture di scatole del suo vicino che continuava a lamentarsi.
Sospirò piano e il suo sguardo si scostò dai libri verso la piccola libreria su cui, al di là di alcuni tomi, si trovavano le tazzine. Si alzò in piedi e si avvicinò a quelle con occhi nostalgici, per poi prendere la prima. Quando aveva iniziato non credeva che prendere quei pezzi sarebbe diventato così importante per la sua mente. Ogni volta che li vedeva sentiva l'animo calmarsi dai bollenti spiriti e una sensazione di pace gli pervadeva lo stomaco in subbuglio nei momenti
di stress. Fece per posarla accanto alle altre quando la notò.
Era una tazzina da caffè annerita da qualcosa, ma dai rilievi dovevaessere stata rossa, con uno smile nero sullo sfondo ormai quasi del tutto svanito e con il piccolo manico rotto. La prese confuso.
"Non ricordavo di averla..." mormorò con dei dubbi in mente, mentre continuava a fissare quella strana tazzina uscita da chissà dove.
-
"Che aspetto aveva la ragazza venuta qui per l'auto?" Domandò serio Shoan fissando il venditore davanti a lui, un uomo sulla cinquantina dai capelli neri tirati all'indietro con quello che presumeva essere del gel scadente. Un forte odore di dopobarba pervadeva il piccolo ufficio in cui i due si erano incontrati per parlare con l'uomo che, sulla sua giacca Apua aveva un cartellino con scritto 'James'.
"Beh, era una donna nella media..." cercò di dire James gesticolando con le mani. "Certo una grande sventola, se avessi avuto una ventina d'anni in meno..."
"Non ci interessano i suoi gusti personali." Sentenziò subito Raider bloccandolo sul nascere. "Ciò che vogliamo sapere è se aveva segni particolari, e i dati della sua carta d'identità." Chiarì
immediatamente Shoan con un tono meno scorbutico e acido di quello del detective.
"Segni particolari non ne ho visti, per quanto riguarda la documentazione..." Aprì il cassetto di destra della scrivania da cui estrasse alcuni fogli plastificati. "Qua ci sono tutte le informazioni sul noleggio dell'auto e anche le credenziali che ha dato..." Confermò passando il plico a Shoan, che iniziò a sfogliarlo.
"Vi giuro, ho controllato la carta d'identità e la patente, ma sembravano autentiche al cento percento." Dichiarò ancora James, mentre Shoan leggeva le righe davanti a sé.
"Come ha pagato il noleggio?" Chiese Raider, notando come il più giovane stesse leggendo a bassa voce.
"In contanti e con un extra per avere immediatamente la macchina, sembrava avere parecchia fretta." Rispose subito James, ricordando come, nonostante i modi di fare garbati e gentili, sembrava insistere molto sull'avere subito il mezzo.
"Si faceva chiamare Crystal Evertin, di anni trenta..." Disse ad alta voce ricordando poi nel caso di controllare se quell'alias era già apparso in altri casi. "Da come c'è scritto avrebbe dovuto restituire oggi l'auto." Mormorò il Profiler, ricevendo un cenno d'assenso dal venditore.
"Sì, esattamente." Confermò ancora lui, mentre Shoan rimetteva i fogli sul tavolo.
"Vi ha lasciato un recapito telefonico?" Domandò dubbioso di quella possibilità.
"No, niente del genere, nell'extra che ci ha dato era previsto che non chiedessimo il suo numero di telefono." Chiarì, mentre si beccava un'occhiataccia da Raider.
"Dovremo farci bastare la carta d'identità e il modello di macchina con tanto di targa, allora." Annunciò Shoan, mentre si alzava in piedi.
"La ringrazio per l'aiuto. Se dovesse ricordare altro, per favore ci contatti subito." Aggiunse, dandogli un biglietto con su scritto il suo numero prima d'uscire dall'ufficio e tornare verso la macchina.
"Direi che non è stato tutto tempo perso." Sussurrò Raider.
"No, ma anche se abbiamo questi dati potrebbe essere un'identità che si è creata sul momento..." Spiegò, anche se in merito a quei documenti non era detto che fossero falsi, poteva darsi che avesse svariate identità, magari anche prese sul momento da qualcuno.
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Killer 3
Mistero / ThrillerDetroit è ormai il terreno di caccia di alcuni serial killer che, ormai, fanno il bello e il cattivo tempo terrorizzando la città di notte con efferati omicidi. Tocca quindi al detective della omicidi Raider, una giovane patologa con un passato oscu...
