Il cammino della salvezza era lungo e tortuoso per la futura regina; uccidere Voldemort era stata un'impresa ardua, un'azione che verrà scritta nei libri di Storia.
In quell'ultima alba passata ad Hogwarts, cui il cielo limpido era macchiato da piccole nuvolette candide, Rose vide il padre, seguito dagli altri Auror, correre verso il castello.
Probabilmente Jonn aveva spostato i cadaveri non lontano da dove si trovava.
Ma in quel momento, niente le interessava; ogni ferita che portava era il simbolo di un'infinita battaglia.
Lei era stata la pedina portante di una partita a scacchi tra buoni e cattivi, luce e oscurità, tra ciò che è giusto e ciò che è sbagliato.
Ma perché?
Perché lei. Perché tra tante ragazze, tra tanti patrizi e plebei, una fanciulla come lei doveva sempre e solo lottare per la salvezza che mai raggiungerà.
Forse si poneva le domande sbagliate: invece di perché, doveva chiedersi chi.
La magia dannata era una cosa difficile e pericolosa da trattare e solo qualcuno di talmente potente, forte come un angelo, poteva averle incalanato quella smisurata dose di potere.
Immersa nei pensieri, non si accorse della presenza di Lucifer al suo fianco.
"Complimenti" disse, avente un'aria affranta.
Era la prima volta che vedeva il diavolo colto dalla tristezza.
"Sei arrabbiato, vero?"
"Non con te, Rose. Ma con me stesso"
"Perché?"
Lucifer alzò lo sguardo, scuotendo il capo.
Lacrime amare gli solcarono il volto angelico, gli angoli spigolosi fremettero.
"Ho sbagliato in tutto; con te, con Chloe, con mio padre, con tutti. Il tuo desiderio più grande è sempre stato riportare in vita James, il tuo migliore amico, e io potevo aiutarti. Ma non l'ho fatto"
Il vento freddo divenne più forte, man mano che Rose iniziava a sentire una rabbia nel cuore.
Gli spalti del campo da Quidditch, dove si era rifugiata dopo l'omicidio, iniziarono a raffreddarsi sempre sempre più.
"Ho abbandonato la donna che amo. Ho tradito mio padre. I miei fratelli mi deridono. Ecco perché sono arrabbiato con me stesso"
"Siamo nella stessa posizione, mi dispiace, non posso aiutarti"
Lucifer la guardò per vari minuti, in silenzio: Kezial avrebbe risposto così.
Artemisia avrebbe avuto lo stesso sguardo.
"Io devo dirti una cosa su Kezial"
Rose si voltò di scatto.
"Lui è scappato dall'inferno, nel 2017"
Il cuore si tuffò in un mare di emozioni contrastanti: paura, rabbia, dolore.
"Penso che lui abbia collaborato con qualcuno per...distruggerti"
Non poteva essere vero, era uno scherzo.
Un angelo caduto dalla personalità difficile, un pazzo omicidia col potere della distruzione, camminava sulla sua stessa terra.
Due re oscuri non andranno mai d'accordo.
"Lui ha aiutato Voldemort e la congrega. Sei in pericolo"
"L'ultima goccia di sangue è la mia allora, l'ultimo alpha non sono io"
Era tutto chiaro: la profezia non aveva mai parlato di lei, ma del suo successore, rivelatasi l'ultimo.
Ma certo, lei era l'omega, l'angelo mortale.
Si alzò dalla panchina, in preda al panico.
"Rose, volevo dirtelo prima, ma Kezial mi ha minacciato"
"Non mi interessa. Ora che Voldemort se n'è andato, o almeno credo, è ora di preoccuparmi di quest'altra battaglia. Tuo fratello mi ha fatto troppi danni"
"Li ha fatti anche a me"
Jonn era appoggiato alla staffa di legno dell'inizio della fila, coi vestiti sporchi del sangue di Dameta.
Sistemò i capelli, per la prima volta ricci, e si diresse accanto a Rose.
"Non ti abbandono e dammi l'opportunità di starti accanto"
Le accarezzò la mano e le sorrise; erano mesi che ella non assaporava la vista di quell'incurvatura, la stessa che la fece innamorare.
Prima si amavano, poi si odiavano: era la regola del loro strano amore.
"Dammi un motivo per crederti ancora, dopo tutte le menzogne che mi hai detto" rispose Rose a tono, alzandosi e andandosene.
"Non è il momento adatto" disse Lucifer stringendo il braccio di Jonn, il quale voleva correre dalla sua amata.
Hermione, non appena vide Rose giungere dal campo di Quidditch, scossa e frastornata, le andò incontro e la strinse a sè.
"Piccola mia, stai bene?"
Annuì.
Quel contatto era troppo per lei, soprattutto in quel momento.
L'unico pensiero era Kezial, solo lui: la causa dei suoi incubi.
Lo immaginava mentre pianificava la prossima vittima, il prossimo stratagemma per farle del male.
"Rose!"
Harry corse dalla figlia e la strappò dalle braccia di Hermione.
-Devo andarmene papà, non posso restare qui- pensava Rose tra le sue braccia.
Le parole del padre sembravano lontane e vaghe, prive di senso.
Si ritrovò a raccontare dell'accaduto più e più volte; nessuno capiva come la ragazza possedesse tutti quei poteri, essendo solo una strega.
Gli Auror non potevano sapere la vera identità della giovane: essere un dannato era una condanna a morte.
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𝐇𝐚𝐫𝐫𝐲 𝐏𝐨𝐭𝐭𝐞𝐫 𝐚𝐧𝐝 𝐭𝐡𝐞 𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐧𝐠 𝐡𝐞𝐢𝐫
Fanfiction~completo - iscritta ai wattys~ Le streghe più antiche l'avevano predetto: "quando l'ultima goccia di sangue sarà versata, l'ultimo erede nascerà." Dopo il 1998, la fine della guerra nel Mondo Magico, coloro che eran stati fedeli a Voldemort si mis...
