Capitolo 27: epilogo

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Alessia's pov

Cerco di pensare in fretta, ma non ho molte alternative. Il padre di Patrizia, senza preoccuparsi di dove sia la figlia o se sia entrato qualcuno in casa, è entrato in una porta proprio davanti all'ingresso. Forse Melissa si trova proprio lì, perché se fosse stata in casa Patrizia me lo avrebbe detto. Almeno credo. Non ho ancora capito che tipo di persona sia lei, ma sono dell'idea che in queste situazioni bisogna fidarsi anche di chi non ti fidi.

- Sai, io e te non abbiamo mai parlato per bene, però farò tutto quello che è in mio potere per porre fine a questa storia - mi dice ad un certo punto Patrizia, sorprendendomi. Io mi giro e le sorrido, poi mi alzo piano, affacciandomi sul corridoio della porta.

- Ma che stai facendo? - mi chiede Patrizia, cercando di urlare sotto voce.

- Cosa c'è in quella porta? - le chiedo indicando quella porta misteriosa.

- Lì c'è la cantina, ed è dove mio padre ha portato Melissa prima. È stata una scena orribile - mi spiega facendo respiri profondi per calmarsi. Io annuisco, poi mi dirigo verso la porta e Patrizia, dopo qualche secondo, decide di seguirmi. Mi tolgo gli stivaletti, perché altrimenti farebbero rumore, e li appoggio poco prima della porta, poi la apro. Per precauzione, inoltre, afferro un vaso che si trova sul tavolo immediatamente accanto ad essa, chiedendo con lo sguardo il permesso di Patrizia. Solo come arma di difesa personale, nel caso in cui le cose dovessero mettersi male. Nel momento in cui lei acconsente, apro piano la porta e inizio a scendere le scale, tenendo questo vaso bianco in mano.

Mentre scendo, ad un certo punto, riesco finalmente ad intravedere l'interno della cantina, e vedo un telo bianco spostato con , accanto ad esso, il padre di Patrizia inginocchiato davanti a Melissa, a terra. Non riesco a sentire nulla, ma mi faccio coraggio e proseguo con passo felpato.

Mi giro verso Patrizia, e la vedo con gli occhi pieni di lacrime, ma comunque decide di continuare a seguirmi all'interno di quel posto infernale.

- Così magari la smetterai di avere questo atteggiamento - dice Cataldo a Melissa, appoggiando la sua cinta dietro di sè. È il momento di agire. Ora o mai più.

Melissa's pov

- Così magari la smetterai di avere questo atteggiamento - mi dice Cataldo, e io continuo a non rispondergli, perché non si merita delle risposte. Chiudo gli occhi, mentre lui mi mette ancora una volta le sue mani sopra i miei seni.
Improvvisamente sento un rumore di qualcosa che si rompe,per cui riapro gli occhi e vedo Alessia in piedi davanti a me, e Cataldo a terra. Non posso crederci.

- O mamma, Melissa - mi dice Alessia con le lacrime agli occhi - stai bene? Ti ha fatto del male? - mi chiede.

Io mi tocco con la mano la guancia che era stata colpita dalla mano pesante di Cataldo, per cui Alessia me la accarezza piano piano.

- Mi dispiace così tanto Melissa, dico sul serio - mi confessa mentre cerca di slegarmi le caviglie, e io adesso mi sento così al sicuro, seppur ancora con qualche amarezza in bocca. In fondo alla stanza, e in particolare quasi dietro Alessia, c'è Patrizia, che sta guardando interdetta a turno prima me e poi suo padre. Non si avvicina, nè mi dice qualcosa, ma si limita solo a sorridermi, ed io ricambio.

Mentre Alessia mi sta tendendo la mano per aiutarmi ad alzarmi, noto che Cataldo sta allungando lentamente un braccio per cercare di afferrare qualcosa a terra.

- Alessia, Cataldo è sveglio! - urlo, ma non abbastanza in fretta a quanto pare. Cataldo afferra un vetro, forse appartenente ad una finestra della stessa cantina, poi trafigge con forza il fianco di Alessia, senza darle il tempo e la possibilità di salvarsi. Alessia si inginocchia, poi si stende al suolo con gli occhi pieni di dolore.

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