Addio

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La mattina arrivò, spietata e puntuale. Il sole iniziava ad illuminare il cielo, mentre le strade erano ancora deserte.
Tre colpi alla porta della stanza, poi la maniglia si abbassò lentamente.
"Dobbiamo partire, Buck." Steve era in piedi sulla soglia della porta ad osservare i due che stavano ancora dormendo, stretti l'un l'altra. Tirò un sorriso all'amico e richiuse la porta.
"Liv..." sussurrò piano Bucky, portando una mano tra i suoi capelli ed accarezzandoli dolcemente. Lei aprì piano gli occhi sorridendogli. Poi, di colpo, questi si riempirono di lacrime. Se lo era ricordata. Lui la strinse al proprio petto cercando di rimandare indietro le lacrime che stavano invadendo anche i suoi, di occhi. Il suo cuore batteva forte ed il suo respiro bloccato. Poteva sentire Steve e Sam incamminarsi al piano inferiore.
Dovevano dirsi addio.
Si alzarono piano, come se così facendo i secondi potessero passare più lentamente. La ragazza aveva le guance rigate dalle lacrime e lo sguardo basso. Se avesse guardato il ragazzo negli occhi, sarebbe scoppiata in un pianto senza fine.

"Bucky è morto, Olivia." le parole di Steve le rimbombavano nella testa, le martellavano le tempie.
"Bucky è ancora vivo. Sta uccidendo delle persone, dobbiamo fermarlo." Steve era ora sulla sua porta con l'agente Carter al suo fianco. Il fascicolo nero tra le mani.
"Uccidilo, se necessario." le aveva detto la donna quando lo videro comparire da dietro alcune macchine all'improvviso. Ma lei non voleva ucciderlo. Non poteva essere lui. Lui era morto.
"James, ti prego, non uccidermi." aveva provato a dirgli con gli occhi colmi di lacrime e la gola stretta. Lui le aveva sferrato un pugno, colpendola sullo zigomo. Poi se n'era andato.

Si sedette sul letto e lui le si mise accanto.
"Ancora quelle voci?" le domandò. Lei annuì.
Di nuovo colpi sulla porta che li avvertivano della partenza. Un singhiozzo sfuggì dalle sue labbra e si coprì il volto con le mani. Era giunto il momento.
Si alzarono e scesero le scale lentamente. In fondo ad esse, Sam e Steve la stavano guardando con occhi lucidi.
"A presto, tesoro." Sam la strinse forte e le lasciò un bacio sulla guancia.
"Mi mancherai tantissimo, piccolina." Steve la abbracciò e poggiò il mento sulla sua testa. Lo sguardo fisso davanti a lui, nel vuoto. La stava tradendo. La stava uccidendo. E la cosa peggiore, era che lei non poteva saperlo. Lo S.H.I.E.L.D si sarebbe presentato alla sua porta e l'avrebbe sedata. Poi portata al laboratorio, dove sarebbe diventata una ragazza normale.
I due si allontanarono e lasciarono il tempo a Bucky di salutarla. Si misero uno di fronte all'altra. I loro occhi non erano in grado di sostenersi e la ragazza stava ancora cercando di trattenere altri singhiozzi.
"Posso ancora rimanere, se lo vuoi." le disse prendendole le mani e stringendole piano.
"Hanno bisogno di te." rispose con gli occhi che stavano annegando nelle sue lacrime salate. Provò a sorridergli e lui fece la stessa cosa.
"Ma io ho bisogno di te, Olivia." le rispose piano, avvicinandosi a lei e poggiando la fronte contro la sua. Nemmeno lui aveva avuto altri incubi da quando erano arrivati lì. Lei chiuse gli occhi facendo fuoriuscire un'infinità di lacrime. Non poteva dirle così.
"James, ti prego." cercò di dire, stringendo forte le sue mani e singhiozzando di nuovo. Doveva andarsene.
"Ti amo." concluse, portando le mani sul suo viso e gli occhi nei suoi. Lei lo guardò.
"Ti amo anche io, James. Ti amerò per sempre." non riuscì a finire la frase che scoppiò a piangere, costringendosi ad abbassare il viso. Il cuore del ragazzo stava cercando di uscire dalla sua cassa toracica. Le alzò il viso e provò ad asciugarle le lacrime, poi la baciò lentamente. Lei ricambiò per alcuni secondi, prima di allontanarsi e piangere ancora, facendo sprofondare il viso nel suo petto. Si sentiva a casa.

Lo accompagnò fuori dalla porta e salutò di nuovo il trio, rimanendo a fissare la macchina allontanarsi. Scomparve.
Rientrò in casa e si chiuse la porta alle spalle, salendo in camera. Aprì il cassetto. Cork. Sospirò e strinse il pezzo di carta lucida tra le dita.
La casa era diventata così grande e vuota, ora. Poteva addirittura sentire il ticchettio dell'orologio appeso in sala. Scese le scale, buttandosi sul divano ed accendendo la tv, aveva bisogno di qualcosa che la distraesse. Inconsciamente, le lacrime stavano continuando a scorrerle sulle guance e cadere sulla maglia.
Rimase immobile davanti al televisore per almeno due ore. Non sapeva cosa stesse guardando. Forse un film. Forse non era nemmeno lo stesso film che c'era quando aveva acceso la tv un paio di ore prima. Non si spiegava la presenza di un drago viola in un film iniziato con Meryl Streep a Londra nei primi del duemila. Poco importava, nemmeno le stava piacendo quel film. Lanciò un'occhiata all'orologio che stava ancora ticchettando troppo forte per i suoi gusti. Con un veloce gesto della mano lo allontanò dal muro e fece cadere le batterie, le quali rotolarono sul pavimento in parquet chiaro. Finalmente stava zitto.
Chissà dov'erano ora, i ragazzi. Magari erano già arrivati. Oppure si erano fermati ad una stazione di servizio perché Sam aveva bevuto troppa acqua. Rise pensando a Steve che lo rimproverava. Chissà se Bucky aveva parlato con loro. Se avevano provato a farlo ridere, distrarre. Oppure se avevano rispettato il suo silenzio. Sperava lo avessero distratto, messo una di quelle belle canzoni alla radio e cantato a squarciagola, con le lacrime agli occhi e il cuore pesante.
Prese un lembo della maglia e si asciugò le lacrime, sprofondando con la schiena nei cuscini dietro di sé.

"Buck, è tutto okay?" Sam era seduto dal lato passeggero e stava guardando il ragazzo con la coda dell'occhio. Poteva vedere lo sguardo basso fisso sulle proprie mani che si stavano tormentando nervose.
"Me lo hai già chiesto sei volte." rispose lui non distogliendo lo sguardo dal proprio polso. La ragazza gli aveva lasciato un altro dei suoi fermagli per capelli.
"Tieni questo giallo." gli aveva detto lei ridendo, mentre stava infilando al suo polso l'elastico. Lui rise e lo guardò per qualche secondo. Non era il suo colore, pensava, ma gli piaceva comunque. Gli ricordava lei.
Sam guardò Steve con la coda dell'occhio e strinse le labbra. Non aveva idea di come poterlo far sentire meglio.
Steve riportò lo sguardo sulla strada, non riuscendo a togliersi l'immagine della ragazza che veniva sedata cadere sulla veranda priva di sensi e venire portata via dagli uomini dell'associazione. Scosse il viso ed imboccò l'autostrada.
Bucky era seduto nei sedili posteriori, con la schiena appoggiata allo schienale e la spalla contro la portiera. Nella sua mente rimbombavano ancora le parole della ragazza. Addio. Era stata quella stupida parola a spezzargli il cuore in mille pezzi. Olivia era quella persona di cui non aveva mai parlato apertamente alla sua terapista, ma la donna sapeva benissimo della sua esistenza. Sapeva che era innamorato. Che il suo cuore era già di qualcuno. Per questo nemmeno le app per incontri sembravano aver funzionato, con lui. Nemmeno quella ragazza molto carina con cui era uscito per una birra era riuscita a fargli dimenticare quegli occhi grigi e profondi. L'aveva riportata a casa, in silenzio, e si erano congedati con un abbraccio freddo ed imbarazzato.
"Vuoi salire?" aveva domandato lei, sistemandosi lo scollo dell'abito rosso fingendo indifferenza.
"No." aveva risposto lui, ripartendo non appena lei fece per chiudere la portiera.
Sarebbe tornato da Olivia, in un modo o nell'altro. Un giorno o l'altro si sarebbe presentato alla sua porta, avrebbe suonato il campanello e avrebbe aspettato impaziente con un mazzo di rose tra le mani. Lei sarebbe uscita, ai suoi occhi perfetta come sempre. Con i capelli in disordine e i pantaloncini un po' troppo corti. Con il mascara sbavato e i denti perfettamente allineati che si nascondevano dietro a quelle labbra rosee e morbide che avevano sempre un buon sapore di pesca, come il suo burrocacao. E si sarebbero abbracciati di nuovo. Baciati di nuovo. Sarebbero saliti in camera e avrebbero fatto di nuovo l'amore. La loro pelle calda si sarebbe sfiorata più e più volte. Le loro labbra avrebbero fatto ancora a gara per baciare ogni centimetro di pelle dell'altro. La schiena di lui sarebbe stata di nuovo invasa dai graffi di lei e il petto di lei cosparso dai baci caldi e avidi di lui, come in quel capanno polveroso, come quando dovevano nascondersi.
Una curva lo scosse dai propri pensieri. Osservò il sedile vuoto accanto a sé. Avrebbero potuto portare anche lei.

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