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Capitolo 23

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Il ticchettio dell'orologio affisso sulla parete adiacente scandisce il passare dei secondi, al mio fianco Marcus dorme tranquillo occupando l'altra parte del letto matrimoniale che ci ha accolto per la notte

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Il ticchettio dell'orologio affisso sulla parete adiacente scandisce il passare dei secondi, al mio fianco Marcus dorme tranquillo occupando l'altra parte del letto matrimoniale che ci ha accolto per la notte. Le lancette segnano ancora le sei e mezza del mattino, eppure mi sento stanco. Il ricordo di quel ballo non mi ha abbandonato e quella sessione intensa ha sostituito i ricordi del passato instaurando in me tantissimi dubbi. Il mantello appeso sul manichino dinanzi a me funge da monito per ciò che abbiamo vissuto.

La curiosità uccise il gatto, e noi siamo sopravvissuti per miracolo grazie ai due fratelli Lopez. Se l'uomo al mio fianco non avesse intrattenuto quel demone e se la piccola donna nell'altra stanza non ne avesse stuzzicato le fantasie, probabilmente non saremmo usciti poi così tanto in fretta da quel parco botanico. Una volta fuori da quella immensa struttura, con la lieve brezza notturna colma di umidità ad accarezzarci i visi accaldati, nessuno era in grado di formulare un pensiero coerente. Circondati solo dal fruscio delle foglie, siamo saliti sulle vetture dirigendoci alla villetta dei signori Lopez che ci ha accolto per la notte. Persino la piccola Raven durante il tragitto per il ritorno si è appollaiata sulle spalle del padrone acquietando ogni istinto, rimanendo perfettamente immobile mentre lui guidava senza fretta: un po' per far scorrere i pensieri che gli invadevano la testa, un po' per l'erezione che ancora stringeva dentro i pantaloni.

Persino quando siamo giunti in un luogo sicuro nessuno ha osato interrompere il ristagno apparente delle nostre emozioni. Mike è stato il primo a lasciare il soggiorno, seguito pian piano da tutti gli altri. Non potevo dire lo stesso di Jason e Tyson che sono accorsi in cucina per usufruire di un sano bicchiere di acqua e zucchero cercando di riprendersi dal loro stato catartico. Se hanno commentato la serata, lo avranno fatto tra loro, lontano da orecchie indiscrete mentre mi dirigevo al bagno per lavare via quella sensazione di sporco dal corpo e per affievolire le fitte al basso addome causati dal pene inturgidito che non accennava a placarsi.

Alla fine, con un misero asciugamano a coprirmi la vita, ho lasciato che Marcus mi indicasse la strada per una camera dove poter riposare, ritrovandomi qui sul suo stesso letto con la tuta che mi ha prestato a coprirmi solamente le gambe.

«Sento i tuoi neuroni sforzarsi da ore» la fievole voce roca del biondino rompe il silenzio che ci circonda. I capelli leggermente sparsi sul cuscino creano delle morbide onde mentre le sue palpebre si aprono svogliatamente abituandosi a quella lieve luce mattutina che annuncia il sorgere del sole. Il morbido tessuto di cotone del lenzuolo gli cade placido sui fianchi nudi lasciando intravedere l'elastico scuro dei boxer.

«Credo che sia il tuo telefono sotto il cuscino che vibra da ore, non i miei pensieri» mi siedo sul comodo materasso e mi stiracchio i muscoli della schiena intorpiditi. Biascica qualcosa tra le labbra e prende l'I-phone per capire chi lo disturba alle prime ore del mattino. Ne seguo i movimenti notando ogni cambiamento nella sua postura. Da prima rilassato durante la lettura di alcuni messaggi, improvvisamente irrigidisce il braccio e scorre il dito sullo schermo con maggior lentezza. Assapora parola dopo parola il contenuto di uno di essi, chiudendo poi con rabbia il cellulare e gettandolo sul comodino di fianco.

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