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Capitolo 29

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Ai miei amati Lilies, spero che dopo questo capitolo abbiate con voi una bottiglietta di acqua fredda, quella ghiacciata la lasciamo per il futuro.

Con Amore, Roby.

«Sono semplici straordinari Sam!» armato di spatola mi accingo a girare le omelette evitando che si aprano nella padella, beandomi del profumino del ripieno al formaggio e lo sfrigolio dell'olio caldo

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«Sono semplici straordinari Sam!» armato di spatola mi accingo a girare le omelette evitando che si aprano nella padella, beandomi del profumino del ripieno al formaggio e lo sfrigolio dell'olio caldo.

"Elias... possiamo trovare una soluzione. Chris domani parlerà con un'altra banca. Insieme possiamo riuscirci" per cercare delle spezie mi muovo a tentoni aprendo dispense a caso non conoscendo la cucina di Yvonne. Alle diciotto, puntuale come un orologio svizzero, aveva annunciato la fine della nostra giornata lavorativa, portandomi a casa sua proprio come mi aveva accennato.

«Una settimana. Stiamo inoltrando richieste da sette giorni e tutti hanno dato esito negativo o un prestito inferiore a quanto richiesto» le faccio presente esultando mentalmente quando trovo il cassetto con le infinità di condimenti e aromi: curcuma, coriandolo, paprika, curry. Sfioro tutti i vasetti fino a quanto non trovo il pepe nero.

"Potrei fare dei lavori da casa, esiste la segretaria online. Posso aiutare, se tu me lo lasciassi fare".

«Non usare questo tono con me, sai come la penso. Tu devi badare ai tuoi figli, papà ci ha sempre insegnato che...»

"Quel bastardo non è mio padre!" sapevo avrebbe agito così. Citare lui non è stato un caso, Sam cova così tanta rabbia nei suoi confronti ed io non ho pensato un attimo ad usarlo contro di lei, per distrarla.

«Ma è grazie a lui se...— dei passi provenienti dalle scale mi bloccano, Yvonne sta per arrivare. —Lasciamo stare, devo andare Sam, ci vediamo domani sera» non odo risposta, le chiudo la chiamata prima ancora che potesse darmene una. Giusto in tempo, la ricciolina si palesa immediatamente in tutta la sua bellezza.

La candida vestaglia le ricade morbida sul corpo sinuoso e ondeggia ad ogni suo movimento aprendosi leggermente mentre i capelli ancora bagnati sono ben nascosto da una fitta asciugamano. Solo qualche ciuffo le sfugge dal suo controllo. Quel ricciolo è il peggiore dei traditori, morbido le cade accanto al volto e fa cadere di tanto in tanto delle gocce d'acqua sia sul tessuto lucido che sulla porzione di pelle visibile dallo scollo, incantandomi con il percorso che delinea, perdendosi in mezzo allo spacco dei suoi seni prosperosi. Sicura di sé, sembra quasi scivolarmi accanto mentre sistema la tavola.

«Che profumino, sembra tutto molto buono» mormora prendendo posto su uno degli sgabelli alti, accavallando le gambe. Il suo corpo è arte, realizzato dal più esperto degli artisti che l'ha resa sublime nonostante le imperfezioni come le piccolissime smagliature vicino alle ginocchia o quella piccola macchia più colorita a definirle la caviglia sottile, quasi fosse un ombra.

«Ecco a te, buona cena» bofonchio passandole il piatto con l'omelette, le salsicce e l'insalata di pomodori. Mi siedo di fronte a lei per osservarla meglio mentre mormora un "Grazie" allungando la mano per afferrare un pezzo di pane. Non accenna a voler aprire il discorso della lettera al momento, la cena per lei è più importante e questo mi permette di ragionare con attenzione a cosa dirle, voglio trovare le parole più adatte per spiegare quali sono le mie reali intenzioni senza darle un'impressione totalmente sbagliata di me.

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