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Capitolo 3

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Lunedì mattina arriva più velocemente di quanto potessi immaginare

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Lunedì mattina arriva più velocemente di quanto potessi immaginare. Emozionato come il mio primo giorno nell'esercito, guardo l'ora sul telefono ansioso di iniziare questo nuovo lavoro. Spero di incontrare persone affabili come la figlia del generale. A dire il vero è proprio la CEO a mettermi più a disagio di tutti: al colloquio era molto fredda e distaccata, non ha mai accennato un sorriso sincero al di fuori di quello sadico e canzonatorio che ci dedicava il più delle volte. Inoltre, ho capito che è una persona da tenere d'occhio perché basta una svista e ti legge come se fossi il miglior libro della sua libreria. E dopo di lei c'è Mike che in maniera molto esplicita mi ha fatto capire di non volermi tra i piedi. Entrambi mi hanno messo sotto pressione e non nego che per un po' mi sono sentito come se fossi una piccola cavia da laboratorio. Talmente ero in soggezione a causa loro che, quando sono arrivato a casa, non ho avuto il coraggio di dire a mia madre e a mia sorella la verità. Senza dare troppe informazioni, ho solamente implorato Sam di lasciare il suo lavoro come cassiera perché la mia paga sarà abbastanza da poterci permettere di nuovo la vita di prima.

Desideroso di far tacere i pensieri e le preoccupazioni, guardo nuovamente l'ora e mi alzo dal letto per iniziare la mia routine. La prima tappa è il bagno, mi do una rinfrescata veloce e mi vesto velocemente con un paio di pantaloncini per non andare al piano di sotto con solo dei boxer addosso. Strisciando i piedi per casa, raggiungo la cucina per preparare la colazione per la mia famiglia e il cestino della merenda per mia nipote. Faccio una bella macedonia di frutta, ricopro delle fette biscottate con della marmellata di fragole e per mio nipote Jake preparo il frappè al cioccolato che gli piace tanto e lo lascio in frigo, mettendogli da parte anche un piattino con dei biscotti dalla forma buffa proprio come piacciono a lui. La mia colazione, invece, consiste in un semplice caffè e due biscotti mangiati al volo e dopo aver riordinato un po', salgo in camera per dare una sistemata generale. Fermo le lenzuola nel bordo del letto e porto nel bagno i vestiti sporchi, approfittandone per darmi un'altra rinfrescata e lavare i denti. Come chiesto da Yvonne, non metto niente di complicato: una semplice camicia bianca abbinata ad un maglioncino di lana beige che poggio sulle spalle è più che sufficiente e ci abbino un pantalone blu scuro con degli stivaletti scamosciati. Contento del risultato, do un'ultima sistemata ai capelli e prendo la mia valigetta che contiene tutto quello che potrebbe servirmi. Scendo silenziosamente al piano di sotto, afferro le ultime cose che mi servono, compreso il telefono che ripongo nella tasca del cappotto e mi dirigo con calma alla fermata del bus.

Ho preferito lasciare la macchina a mio cognato per ogni evenienza, certo che gli orari dei mezzi pubblici coincidano con quelli di lavoro. Il viaggio non dura molto e ho avuto poco tempo per pensare a come sarà il mio primo giorno. Forse tenteranno di intimidirmi di nuovo, lei vorrà testare le mie capacità e capire quanto sarò laborioso: non le avrò dato certo una bella impressione con le aspre parole che ho detto d'impulso quel giorno. La fermata del bus è a pochi metri dal grande edificio della Blackstorm Corporation e verso le otto meno dieci sono già dinanzi alle grandi porte scorrevoli non sapendo come procedere. Non mi è stato riferito niente e non ho neanche un recapito di telefono del mio CEO per sapere come comportarmi. Sarebbe inutile rimanere fermo qua fuori, meglio entrare e chiedere informazioni alla reception che sapranno sicuramente qualcosa.

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