(Dark Romance Psicologico🔞)
In un intreccio avvincente dove il desiderio si mescola al dolore, il buio svela la sua più seducente ombra.
Elias Mancini, un soldato americano, vede infrangersi il sogno di una vita nell'eco lontano di una esplosione...
Si consiglia l'ascolto della canzone verso la fine del capitolo e un abbraccio dalla scrittrice. Con amore, Roby.
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Ammiro in silenzio la figura che sta scendendo le scale con leggiadria, avvolta nel meraviglioso abito a sirena corredato da un leggero strascico. Ero certo che su di lei quel vestito avrebbe preso vita propria, un immenso incendio che arde tempestato da innumerevoli gemme che rivestono il grande cappuccio. Sotto il chiarore delle luci calde del salone riflettono la loro bellezza dirompente, spegnendosi morbide lungo i fianchi e i laterali della testa. Il volto è scolpito da un trucco elaborato, gli occhi dorati sono resi affilati come lame dalle spesse tonalità aranciate e nere mentre le labbra sono valorizzate da uno spesso strato di lucido.
«Andiamo?» la voce tagliente riverbera nella stanza con impeto. Ero rimasto da solo ad attenderla, l'amica con cui voleva divertirsi ha deciso di andarsene dopo essersi sistemata, riservandomi un'occhiata colma di divertimento misto a fastidio. Sapevo di averle rovinato la serata, ma non le avrei mai permesso di prendere ciò che sentivo appartenermi, Yvonne chiedeva un sacerdote, ma io sarei stato il Dio che l'avrebbe affiancata e proverò ogni mezzo in mio possesso per far sì che lei non guardi nessun altro al dì fuori di me.
Scuoto leggermente la testa per scacciare definitivamente il pensiero della mora, concentrandomi sulla donna ferma nel primo scalino. Mi bastano tre lunghe falcate per annullare le distanze tra i nostri corpi, e le allungo la mano in un silenzioso invito a seguirmi. «Sei... sublime» non ho altre parole per descriverla. Il vestito le fasciava ogni curva alla perfezione e la carnagione ambrata spicca in quel rosso così brillante.
«Sublime...— sbuffa sarcastica. —Non farmi ridere» scosta con uno schiaffo il palmo teso e si dirige all'ingresso, senza considerarmi. La seguo mantenendo una certa distanza, la sua concentrazione è totalmente rivolta allo schermo nero del telefono, con il pollice fa scorrere rapidamente la schermata stracolma di una serie di numeri e codici, quasi fosse una cosa sistematica e abituale. Sono messaggi criptati, su questo non avevo dubbi. Quando si accorge che la sto spiando, spegne tutto e ripone l'oggetto nella borsetta, mantenendo salda la sua decisione di non proferire parole, almeno fino a quando non giungiamo dinanzi le enormi vetrate di ingresso del palazzo. Mike ci attende fuori, la macchina parcheggiata proprio a pochi passi da noi, eppure si arresta in bilico tra l'interno del palazzo e l'esterno inondato di paparazzi che, appena scorgono la sua presenza, si avvicinano iniziando a urlare a gran voce il suo nome, costringendola ad arretrare leggermente, sopraffatta da quell'ammasso informe di sagome nere e di flash continui che scalpitano e si sovrastano per avere l'anteprima.
«Miss...?» la guardo per capire come desidera muoversi in questa situazione. Non ricevo risposta, si concentra solamente su ogni singolo flash che irrompe nel buio della serra, un mezzo sorriso le increspa volto. Il classico gesto di cortesia che cela ben altro sotto, è agitata, lo percepisco dai polpastrelli sbiancati a causa della forza che sta imprimendo sulla borsetta mentre gli occhi si muovono rapidi, bazzicando da un giornalista a un altro. È incerta anche nei passi che compie per avanzare, non è la solita falcata lunga e posata, ma più calibrata.