(Dark Romance Psicologico🔞)
In un intreccio avvincente dove il desiderio si mescola al dolore, il buio svela la sua più seducente ombra.
Elias Mancini, un soldato americano, vede infrangersi il sogno di una vita nell'eco lontano di una esplosione...
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Il cronometro scandisce il passare dei secondi all'interno dello studio di Monique. L'ambiente è accogliente, i colori pastosi entrano in contrasto con il verde tenue del divanetto e della poltrona sulla quale è solita sedersi per discutere con me. Le due grandi vetrate riempiono di luce la stanza, rendendo meno saturi il marrone dei mobili, sul tavolino sono adagiati con cura due bicchieri di vetro e una caraffa colma di acqua.
Questo è il mio sesto incontro, dopo la questione di mia madre ha deciso di intensificare le sedute aggiungendone una seconda infrasettimanale ed è stata una delle scelte migliori che abbia mai preso. Con solo sei appuntamenti mi sento letteralmente un'altra persona, stiamo lavorando molto su alcuni aspetti della mia vita familiare e lentamente sto capendo che non posso tarpare le ali a mia sorella, l'ho già fatto a sufficienza da quando ho indossato la divisa, arrivando al compromesso che, quando sarò sicuro di poter gestire la situazione, le lascerò più libertà. Deve sentirsi anche lei realizzata come donna, seppur preferisca ancora che si occupi solo dei bambini.
Mio padre è ancora un tasto dolente, così come il figlio che mi è stato strappato via, ma sto cercando di affrontarli a piccoli passi. Ci sono volte che parlare di loro viene naturale, altre volte mi focalizzo solo su mia madre che, dopo il trapianto di cuore artificiale, sta recuperando velocemente. Purtroppo oggi è uno di quei giorni, le ho raccontato dei progressi e dei sorrisi che mi concede attraverso quel vetro che ci divide, delle sue labbra che si muovono per ringraziarmi e per dirmi quanto sia orgogliosa di me. In quei momenti vorrei solo stringerla e sentire la sua voce, non leggere solo il labiale, ma durerà ancora per poco. Secondo Carl, la riabilitazione procede a gonfie vele e tra una manciata di giorni potrà tornare a casa sotto la nostra supervisione e circondata dal nostro amore.
«Allora Elias, abbiamo ancora tempo e credo di saper a memoria la cartella clinica di tua madre- si lascia andare in una breve risata prima di puntare quegli occhi caldi e rassicuranti su di me. -E credo che tra di noi ci sia uno splendido rapporto, non è ora di parlare di tuo padre o di tuo figlio?» Rifletto attentamente su cosa dirle, preso anche in contropiede. Fino ad ora ha sempre cercato di assecondare ogni mio bisogno, anche quando veniva in ufficio per far visita alla sorella o si presentava a casa mia per monitorare la salute del piccolo Jake, ancora visibilmente scosso per la mancanza della nonna. Sono stato io a chiederle aiuto, il dolore del mio piccolo topino mi stava dilaniando l'anima.
Quando sono tornato a casa il martedì sera, si è tuffato in lacrime tra le mie braccia. Chiedeva della nonna disperato, pensando fosse andata via tra gli angeli. Tranquillizzarlo è stato difficile, nonostante il caldo di fine maggio ha voluto indossare il cappello di lana che mia madre gli stava tessendo e si è voluto coricare nel lettone dal lato dove potesse sentire meglio il calore del suo angelo. Portarlo in ospedale era fuori questione, abbiamo atteso che in tarda notte, stremato e con gli occhi piccoli e arrossati dal pianto si addormentasse per discutere sul da farsi. Ho tranquillizzato tutti sull'assegno, non confessando il reale motivo per cui sono stato pagato così profumatamente e subito abbiamo pensato ad avvisare Monique che, nella sua gentilezza, si è ritagliata uno spazio da dedicare al piccolo. Da quel giorno, quando può, viene a trovarlo per convincerlo che la nonna sta bene e non vede l'ora di correre nel parco con lui.