(Dark Romance Psicologico🔞)
In un intreccio avvincente dove il desiderio si mescola al dolore, il buio svela la sua più seducente ombra.
Elias Mancini, un soldato americano, vede infrangersi il sogno di una vita nell'eco lontano di una esplosione...
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Respira.
Me lo ripeto come un mantra mentre mi sento sprofondare nella tempesta che ho creato con le mie stesse mani.
Ricordati chi sei.
Ma chi sono realmente?
Guardo il riflesso tremolante dei miei occhi verdi nello specchietto retrovisore della macchina. Hanno perso il loro colore. Sono Elias Mancini, figlio della guerra adottato dallo Stato, l'urlo della morte che ha torturato e ucciso uomini, Necrohowl, il terrore dei nemici e un misero uomo distrutto, il Dio della discordia che ha ridotto a brandelli la sua stessa vita, accecato dalla convinzione.
Non so neanche con che coraggio mi stia presentando qua, alla sua porta, dopo quello che le ho fatto, spinto dal bisogno di essere compreso e... consolato.
Scuoto il capo, non dovrei scendere, potrebbe esserci anche lui con lei e mi vedrebbe in queste condizioni. Tuttavia, non sono venuto per indossare una maschera che credevo continuasse ad appartenermi. Che vedano quanto Elias sia anche questo, un uomo rotto che credeva di poter risolvere senza chiedere aiuto, contando solo sulle sue forze.
Mi asciugo i rimasugli delle lacrime e scendo dalla vettura, attraversando il lungo vialetto ciottolato. Tentenno ancora un po', indeciso se bussare o meno, ma è Monique in persona ad aprire la porta, con i capelli legati disordinatamente e gli occhiali leggermente scivolati sul naso, mentre stringe a sé un libro.
«Elias... sei solo tu— sospira. —Che sollievo» dunque è questo quello che provava la mia famiglia. Lo sguardo spiritato, il cuore che batte a mille e la paura di ricevere la notizia che cambierà per sempre la tua vita.
«Solo io, si» la voce è roca. La guardo, senza trucco e vestita con una semplice tuta, le dita sporche di pastella e un lieve odore di frittura nell'aria. Devo dirle il motivo per la quale sono venuto qui, ma non so come approcciare e dico la prima cosa più stupida che possa dire. «Volevo parlarti» lo diciamo insieme, spezzando un po' quella pesantezza che ho nel cuore.
«Prima le signore...» la invito con un cenno della mano a proseguire. «Fa un po' freddo qua, parliamo dentro» si scansa, invitandomi a entrare dentro la casa che per anni è stata un po' il mio rifugio.
«Volevo scusarmi per ciò che ho detto quella volta, mi rendo conto di aver... Elias tutto bene?» finalmente mi vede, realmente.
«Avevate ragione, su tutto. Tu, Mike, Alejandro... mi avete sempre avvisato e non vi ho ascoltato» lascio che tutte le mie emozioni fluiscano liberamente. Piango per tutto ciò che è stato, sentendo il peso della consapevolezza schiacciarmi. Piango esternando tutto il rimpianto che provo per ciò che ho fatto e detto, senza avvicinarmi a lei, spaventato di macchiarla con lo sporco che percepisco addosso.
Non dice niente, mi fa un breve cenno per invitarmi a sedere accanto a lei sul divano, davanti al camino acceso e mi lascia parlare. Le racconto di questo ultimo periodo, dell'uomo di merda che sono stato con chi mi considerava suo amico e le chiedo scusa per quello che le ho fatto tempo fa nel suo studio. «Volevo solo che tu sapessi che ho preso consapevolezza di ciò che ho fatto. Sono stato un abominio, ero annebbiato dalle mie stesse convinzioni e credevo di agire nel bene» mi lascia piangere tra le sue braccia, accoglie il mio dolore e lo accetta, senza mai farlo realmente suo. Sono solo io e i miei demoni.
«Non ti dirò il contrario Elias...—lo sapevo già, ma soprattutto non voglio che lo faccia. Ho sbagliato e devo rimediare. —Ma comprendo che è difficile resistere alla tentazione».
«Se fossi stato più attento forse...» scuote il capo.
«Ci saresti cascato Elias, ho visto uomini più forti di te cadere come foglie secche durante l'autunno— sorride amaramente. —Ma se persino Eve e Adam sono caduti dinanzi al proibito, chi siamo noi poveri comuni mortali per non cadere. Conta sapersi rialzare, nonostante il dolore» solo in questo frangente comprendo il motivo per cui lei non riesce a vedere Yvonne. Una realtà stupida, ma immaginabile.
«Ha fatto male?»
«Cosa?»
«Quando lui ti ha tradito, con Yvonne» dirlo ad alta voce assumeva un altro significato.
Si prende il suo tempo, beve un sorso di thé ormai freddo e mi osserva con quegli occhioni da cerbiatto. «Sì e ho iniziato a odiarla profondamente. Lo aveva ridotto una merda umana... buffo non trovi?— ride divertita dalla situazione. —Mi sono ritrovata a gioire per come fosse stato ridotto dopo che ho scoperto altri tradimenti passati. A modo suo quella donna mi ha salvato. La ringrazio, ma non giustifico i suoi mezzi».
«Credi che io possa rialzarmi? Potrò tornare a essere la colonna portante della mia famiglia?» pongo la domanda di getto, attendendo una risposta.
«No, non potrai— la sua verità mi scombussola, lasciandomi senza fiato e totalmente alla deriva. —Ma dalle macerie possono nascere opere d'arte senza tempo» mi accarezza il capo soffermandosi sui capelli totalmente rasati. «Lunghi ti donano di più, ti rendono più umano e meno soldato» la sua dolcezza mi disarma totalmente. Mi lascio andare ancora per poco all'amarezza del momento e le chiedo aiuto. Non importa chi sia a darmelo, purché io lo riceva. Mi accascio sulle sue gambe e mi lascio cullare dalle sue carezze e dalla voce melodiosa che intona una dolce ninnananna. Chiudo gli occhi stanchi e dolenti, lasciando per la prima volta che la vera quiete metta a tacere il caos che porto dentro.
Ho deposto le armi e tolto la maschera. Resto solo io, Elias Mancini, il soldato diventato uomo che nonostante tutto protegge ancora un bambino spaventato dalla vita. La mia partita a scacchi è terminata oggi, ma tornerò come scacchista e dimostrerò al mondo che anche gli uomini possono essere fragili e forti al tempo stesso, proprio come i fiori.
Del resto, mi ha trasformato in questo. Un semplice bocciolo nel giardino del demone, ho aperto i petali al mondo troppo presto e con la stessa rapidità sono appassiti, bruciati dalla brutalità del peccato. Ma ritornerò a fiorire e sarò l'unico giglio che Asmoday venererà.