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Capitolo 25

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Le note di Back to Black rendono la permanenza nel traffico più piacevole, nonostante la paura di non riuscire a rispettare l'orario prefissato per l'appuntamento. L'ennesimo semaforo rosso scattato allo stesso incrocio aumenta la mia agitazione che provo a scaricare picchiettando le dita sul volante, ignorando la sensazione appiccicosa del sudore che le imperla. Non avrei mai pensato che Yvonne accettasse davvero il mio invito, proposto più per scherzare. Invece, il suo assenso mi ha lasciato stupito. Quindi mi sono rimboccato le maniche e una volta giunto a casa ho cercato di organizzare una cena che potesse rispecchiare i suoi standard.

Il mio capo non è certo come tutte le altre donne che ho frequentato, e per quanto possa apprezzare i fast food, per un primo appuntamento non mi sembravano adatti. Il simpatico locale italiano nella quale abbiamo cenato una volta insieme era troppo scontato e dunque ho provato a sforzarmi, cercando tra i miei ricordi qualcosa che potesse essere perfetto per questa occasione. Ahimè, sono andato incontro ad una triste realtà, ero negato e negli ultimi anni le mie relazioni si basavano esclusivamente sull'autoerotismo o semplici avventure di una notte e via per scaricare la tensione.

Ho messo da parte l'orgoglio e ho fatto una chiamata veloce a Carl spiegandogli la situazione, tra i due lui è sicuramente il più romantico. Mi ha consigliato un locale situato nella parte alta di Seattle, con una vista panoramica perfetta a suo dire per affascinare una donna dal calibro di Yvonne. Scelta la location e prenotato il posto con la visuale migliore, mi ha praticamente obbligato ad indossare uno dei suoi completi dopo aver bocciato tutte le mie proposte. Ha concordato che il nero fosse il colore perfetto, a suo dire mi donava e ha deciso di abbinarlo con una delle sue stravaganti cravatte. Tuttavia, non era soddisfatto. Ha coinvolto anche la moglie e dopo mesi che non osavo toccare i capelli, ha rimediato dandogli una leggera spuntatina. Sorridendo aveva affermato che avrei fatto un gran figurone, aggiungendo una di quelle battute sceme che siamo soliti scambiarci da una vita e poi, poco prima che lasciassi il loro appartamento, mi ha lanciato le chiavi della sua macchina sportiva.

"Fanne buon uso" aveva detto. E così è stato. Era bello sfrecciare nel traffico di Seattle sulla sua comoda BMW impregnata dall'odore dei fiori acquistati per l'occasione. Mi sono preso del tempo per scegliere qualcosa di adatto. Le rose erano troppo scontate e qualsiasi cosa guardavo lo trovavo banale, fin quando non mi ha rapito un vaso pieno di questi fiori azzurrini caratterizzati da un denso profumo dolce nonostante la forma un po' piramidale. Più li guardavo, più mi ricordavano la ricciolina.

Arrivo davanti l'ingresso del suo palazzo in perfetto orario e scendo dalla vettura per attenderla, ripetendo mentalmente il discorso che mi ero fatto durante tutta la giornata a lavoro mentre la guardavo da oltre quella vetrata che ci divideva.

«Hai deciso di vendicarti di mio cugino rubandogli uno dei suoi amati completi?» la sua voce divertita mi riporta alla realtà e mi si mozza il fiato quando mi soffermo sulla sua meravigliosa figura. Il lungo cappotto di pelle lasciato aperto fa intravedere lo spacco anteriore del semplice vestito nero che indossa. A valorizzarla ancora di più sono i suoi capelli raccolti in un'acconciatura morbida con qualche ciuffo ribelle che le definisce la forma del viso lievemente truccato.

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