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Capitolo 26

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"L'ansia è l'interesse che si paga su un guaio prima che esso arrivi" sono state queste le parole d'esordio di Alejandro ogni volta che lo incrociavo nei corridoi dell'azienda man mano che i giorni sul calendario scemavano, segnando l'arrivo del g...

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"L'ansia è l'interesse che si paga su un guaio prima che esso arrivi" sono state queste le parole d'esordio di Alejandro ogni volta che lo incrociavo nei corridoi dell'azienda man mano che i giorni sul calendario scemavano, segnando l'arrivo del grande evento. Queste due settimane sono state un continuo tumulto, gli uffici stile e di prototipia stavano ultimando le ultime modifiche sulla collezione e la pressione sulle spalle del moro era tanta, ma riusciva a mantenere una certa tranquillità. Tuttavia, lentamente lo stava schiacciando e lo dimostrava con la sua sbadataggine. Chiedere aiuto ad Yvonne non era contemplabile poiché era sparita il giorno dopo la nostra cena con un ultimo messaggio arrivato tramite una lunga e-mail dove spiegava i compiti da svolgere affiancando il cugino, nonché temporaneo sostituto.

Ad ogni problema che sorgeva, l'ordine era di rivolgersi a Mike o, se non era disponibile, a me. Sono stati giorni di inferno quelli che abbiamo vissuto, ogni singolo membro dell'azienda chiamava a qualsiasi ora, anche durante la notte. Se c'erano guai seri che chiedevano l'aiuto di Yvonne, avremmo potuto parlare solo con la sua segreteria telefonica corredata da "Non lasciare messaggi dopo il bip, richiamo io" finale. Come se il suo aiuto non fosse dispensabile mentre tentiamo disperatamente di far uscire Alejandro dal bagno nel quale si è rinchiuso in preda ad un attacco di panico, avuto mentre caricavamo i settanta capi della collezione sui camion diretti nel backstage temporaneo montato a Freeway Park.

«Ragazzino viziato apri questa dannata porta, adesso! — Mike batte il pugno contro la spessa superficie di legno bianca. — E tu smettila di ridere o giuro che ti taglio ogni singolo riccio!» sbraita contro Enea intento a deridere il fratello maggiore. «Vi siete bevuti il cervello, Michael Blackstorm! E il mio fratellino fa bene a ridere di me, sono un fallimento. Chiama chi devi e annulla tutto. Torturatemi pure, ma di qua non mi muovo, intesi?» sospiro ignorando il tono isterico proveniente dall'altro lato della soglia sigillata.

«Non sfidare la sorte. Parliamo come due persone mature e cerchiamo di capire perché sei così agitato» asciugo il sudore che mi imperla la fronte, stanco di continuare a forzare la serratura con due lime di metallo che il minore ha reperito dalla sua pochette salva vita. «Aleale, non sapevo fossi un coniglietto fifone» lo riprende proprio quest'ultimo cercando di trattenersi invano. Lo ringrazio mentalmente, il frastuono creato impedisce all'altro di udire il rumore del piccolo click. Alzo il capo in direzione del fotografo scambiando un rapido cenno di testa.

«Eccovi finalmente! Siamo in ritardo sulla tabella di marcia — la voce tuonante di Marcus annuncia il suo ingresso imperioso. — Si può sapere cosa state architettando?» avanza austero e sicuro di sé all'interno del suo completo grigio, alternando lo sguardo tra me, gli oggetti che tengo in mano e la porta chiusa. Sospira pesantemente mentre si fa spazio tra i due parenti. Guarda la maniglia, afferrandola deciso con le dita coperte dai guanti e la spinge con forza provocando un frastuono assordante.

«Siete folli? Potevate spaccarmi la mia bellissima faccia e poi sì che non mi sarei più presentato! Incoscienti! Animali! Non avete rispetto per... mmmh...» il palmo teso del biondino si adagia sulla bocca del gemello impedendogli di urlare ancora. Spaventato, non si rende conto neanche di chi ha davanti e tende la gamba per colpire ad altezza del cavallo. Non volendo vedere il susseguirsi degli eventi, Mike volge il capo dall'altro lato mentre io resto impassibile osservando lo sguardo concitato di Enea.

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