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Capitolo 6

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La notte è sempre stata la mia parte preferita della giornata

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La notte è sempre stata la mia parte preferita della giornata.
Nell'ultimo periodo di quiete che stavo vivendo era solita passare velocemente, ma oggi è stata la più lunga e fredda che abbia mai visto in questi mesi. L'assenza della luna stessa nel cielo ha reso la calma notturna più cupa, illudendomi di poter vivere un sonno sereno. Credevo di poter mettere fine ad un giorno abbastanza intenso, mi sarebbe bastato salutare i miei familiari e raggiungere la mia camera per prepararmi le cose del giorno dopo prima di andare a dormire. Ho sottovalutato le emozioni che, come un fiume in piena, hanno tormentato il riposo. Un continuo turbamento che si manifestava attraverso il dolore fisico e il ricordo di un paio di occhi ambrati e un volto spento, privo di felicità. Mi ero dato un solo confine, evitare di mettere al centro dei pensieri quella donna così fuori dalla mia portata; eppure, dopo la cena di ieri sera, fremo dal desiderio di scoprire ogni sfaccettatura di quelle maschere che indossa.

Conscio che non riuscirò a prendere sonno, mi alzo spegnendo la sveglia prima che suoni. Con una calma che difficilmente mi appartiene, inizio a prepararmi scegliendo con meticolosità cosa indossare. Mi vesto dinanzi allo specchio del bagno, comodo per sistemare alla perfezione il nodo della cravatta che ho deciso di indossare, valorizzando il completo gessato riesumato dall'armadio con l'aiuto di mia sorella. Lascio i capelli per ultimi, adesso difficili da tenere a bada a causa della lunghezza eccessiva. Potrei ritornare al taglio militare, ma ho il timore che possa far riemergere la nostalgia della divisa che cerco di sopprimere da mesi. Non trovandogli una sistemazione, decido in extremis di tirarli indietro con del gel anche se, l'assenza di ciocche bionde davanti al volto, accentuano le occhiaie grigio-giallognole.

«Notte insonne, fratellino?» sussulto sentendo la voce di mia sorella. Mi giro verso la porta dove lei è comodamente appoggiata. Strige le braccia al petto sfiorando il pile lilla del pigiamone mentre un sorriso le illumina il volto magro. Per me è insolito vederla sveglia a quest'ora, solitamente la mattina ama rimanere a letto.

«Dovrei chiederti lo stesso, stai bene Sam?» mi siedo sul bordo della vasca, osservando guardingo ogni suo movimento. Annuisce svogliatamente e cammina verso di me per lasciarmi una carezza sulla guancia, scendendo sotto il mento ispido di barba. Lo alza con le lunghe dita affusolate.

«Sto bene, ora che ti vedo sto bene» mormora ignorando la sua voce tremante e gli occhi lucidi a causa delle lacrime. Una la tradisce, sfiorando la guancia arrossata. Allungo una mano per toglierla, ma lei mi anticipa voltandosi di spalle con la scusa di cercare qualcosa nella sua pochette. Vederla così mi strugge l'anima, so che la causa sono io e provo a consolarla. L'abbraccio come se questa vicinanza tra i nostri corpi potesse darle conforto, appoggio la testa sul morbido fianco e mi lascio coccolare dalle sue dolci mani che sistemano qualche ciuffo ribelle scappato dal controllo del gel.

«Sam, sono qui con voi e sono vivo» le ricordo aumentando la presa delle braccia senza farle male. Mi serve per farle capire che sto bene e, cosa fondamentale, sono al loro fianco. Lei annuisce mentre si scosta per voltarsi e ricambiare la stretta. Non la fa durare molto e poco dopo si allontana da me mettendomi in mostra un tubicino contenente una sostanza con la dicitura "Eyes-corrector".

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