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Capitolo 33

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Sbatto le palpebre più volte di seguito, certo che non sia frutto della mia immaginazione

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Sbatto le palpebre più volte di seguito, certo che non sia frutto della mia immaginazione. Mi sento scombussolato, intontito da un'esplosione di emozioni, una sensazione simile al dolore fisico causato dalla bomba che mi ha colpito. L'amicizia tra le due donne non l'ho mai sottovalutata, ma credevo che, oltre a quella maledetta sera, Miss Asmoday sarebbe stata un alone sbiadito, un'opzione non contemplabile, certo che mai Yvonne mi avrebbe portato dinanzi al suo cospetto. Dovevo essere onesto con me stesso, temo l'imprevedibilità della donna con la maschera dorata, è una di quelle persone che in guerra ho sempre definito una grossa "X" che difficilmente riesci a gestire. Infatti, è riuscita a pilotare persino Marcus Lopez, un uomo che non si lascia abbindolare.

Spoglio della mia divisa, vivevo nell'illusione che qui le ombre non mi avrebbero mai raggiunto da questa parte del mondo. Tuttavia, questa casa è totalmente avvolta nell'oscurità più fitta, un luogo estraniante che mi spaventa ma mi eccita al tempo stesso. La monotonia che davo per scontato avesse iniziato a far parte della mia vita, è stata spazzata via dal demonio seduto su una sedia che ha accostato davanti ai divani. Paradossalmente, seppur il suo volto è coperto, riesco a percepire il sorriso che le increspa le labbra mentre mi invita con un cenno del capo a raggiungerla e accomodarmi di fronte a lei, ma prima di prendere posto mi volto leggermente con il busto per osservare la ricciolina rimasta ferma vicino all'ingresso, un'espressione neutrale le tinge il volto pallido a causa delle luci rimaste soffuse. Nel suo silenzio cerco le mie risposte. Voglio, anzi devo, sapere cosa c'entra la presenza di Asmoday con noi, adesso conscio di aver commesso l'errore di aver sottovalutato la reale natura del loro rapporto prima ancora di iniziare qualsiasi cosa stiamo cercando di creare tra noi. Scuoto il capo, la partita è in corso d'opera, una versione del gioco Jumanji dove non saprò mai cosa potrà accadere da un momento all'altro.

Da quando ha avuto inizio, mi sembra di vivere ogni giorno qualcosa di diverso e insolito, dove quello che credevo potesse far parte solo del mio immaginario, si fonde con la realtà. Ciò che mi preoccupava in missione, assume altri significati dopo aver notato che, da questa parte del mondo, si possono nascondere intrighi pericolosi, distruttori di una monotona quotidianità che mi sembrava di vivere all'infinito steso in quel letto d'ospedale. Mi sono costretto ad accettare la luce di questa triste verità, ma Yvonne mi aveva sempre avvisato a suo modo di prestare attenzione: sarei stato un sopravvissuto capace di ritrovare quella scarica di adrenalina che lo tiene in vita, oppure una vittima nelle mani della monotonia del banale cittadino?

La chiave di lettura per risolvere questo enigma è qui e mi osserva predatoria con i suoi occhi dorati, attenta a ogni mia reazione dinanzi alla figura quieta del demone, totalmente opposta a quella che ricordavo.

«Perché lei è qua?» la mia voce un flebile sussurro, sopraffatto dal nero che avvolge la figura seduta a pochi passi da me, il palmo teso a indicare i divani dove ancora non mi sono accomodato. Yvonne non risponde, volta le spalle lasciandomi da solo in questa stanza all'apparenza così affollata ma terribilmente silenziosa. Si è recata nel suo studio, ritornando in una manciata di secondi con un plico di fogli riposti con cura dentro una carpetta nera semitrasparente che ripone tra le mie mani. La prima cosa che risalta ai miei occhi è il mio nome riportato con stampa argentata sulla parte anteriore mentre in trasparenza scorgo la dicitura "Contratto", l'inchiostro nero mi incanta.

Miss Asmoday: Black leatherLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora