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Capitolo 38

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Ciao a te piccolo Giglio, hai superato il cancello finalmente.

Ma sei certo di voler proseguire? Ti affido le chiavi, ma sappi che se andrai oltre, non potrai tornare indietro. Ormai sei caduto anche tu nella perdizione, il tuo viaggio è in discesa verso l'oblio. 

Con affetto, 
Miss Asmoday.

L'umidità della stanza si attecchisce al corpo come una seconda pelle, formando una lieve patina di sudore evidenziata dalla luce tenue della sala

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L'umidità della stanza si attecchisce al corpo come una seconda pelle, formando una lieve patina di sudore evidenziata dalla luce tenue della sala. Il marmo freddo delle mattonelle strofina le mie ginocchia arrossate dall'impatto di qualche minuto fa. Come mi è stato detto da Yvonne durante i nostri precedenti incontri, mantengo lo sguardo rivolto verso le vie di fuga del pavimento, perso tra la miriade di pensieri che mi invadono.

Leviathan non è più un ostacolo tra me e la mia Febe, neutralizzato dalle mie stesse mani. Il corpo privo di sensi e martoriato dai lividi, è stato portato via dalla mia visuale nell'esatto momento in cui un sibilo si disperdeva nell'aria, sferzando quel fascio di nervi concentrato dietro la fossa poplitea. Un torpore improvviso mi ha costretto a inginocchiarmi dinanzi il loro volere.

Inerme, con le gambe formicolanti e l'impazienza a vibrare nel petto, mi lascio trascinare dallo scalpitio delle scarpe di Jason che mi gira intorno, succube della sua follia predatoria. Il rumore scandisce i secondi che passano, i respiri dei presenti si mescolano tra loro in trepidante attesa. A volte sembra spezzarsi quando il corpo slanciato del Dominatore annulla le distanze tra di noi, sfiorandomi a stento la base del collo, allontanandosi poco dopo, in estasi per la visione che ha davanti.

«Che visione che sei, preda del Matto. Qualcuno porti uno specchio! Devi vedere con i tuoi occhi quanto sei eccitato— sghignazza divertito, eppure nessuno esegue i suoi ordini, timorosi di fare un passo falso. —Mi fai tenerezza, per questo oggi mi sento magnanimo, Eris. Ti concedo la possibilità di usare la safeword» le dita affusolate si ancorano tra i capelli sudati con una presa ferrea, costringendomi a volgere il capo verso l'unica persona che non voglio deludere.

Il respiro si mozza nel petto, un singhiozzo mi scuote il corpo e una piccola nuvola di condensa lascia le mie labbra schiuse. Dominante sul trono di Swango, accavalla le gambe lasciando che il velo sottile della gonna mostri la sua pelle candida mentre mi guarda inespressiva con quelle iridi violacee. Tremo dinanzi la forza dei miei pensieri. Tra i libri di Alejandro avevo letto di un certo simbolista, ricordo ancora le immagini dei quadri di Fernand Khnopff e in questo momento tutto ciò che riesco a concepire si racchiude nell'idea che lui l'avrebbe resa una delle sue muse. Così distaccata e potente.

«Il tempo per la risposta è finito piccolo dio, prendo il tuo silenzio come un invito a proseguire» il calore che emana si affievolisce insieme alla presa, fino ad annullarsi del tutto, sostituito dal clangore metallico di catene e dal robusto collare che avvolge intorno al mio collo, chiudendolo con un lucchetto dorato. Non stringe troppo sulla collana che ancora indosso, ma la sua forma concava dietro la testa, mi impedisce di sollevarla. Sono solo, legato come il peggiore delle bestie, ma eccitato. Il rumore dei suoi passi che si allontanano mi vibra dentro, intensificandosi man mano che percepisco degli oggetti tintinnare sui tavoli di alluminio e lo schioccare di alcune fruste. Sono solo brevi attimi, prima che il silenzio piombasse solenne nella stanza.

Miss Asmoday: Black leatherLa tua prossima ossessione. Scoprilo ora