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Capitolo 8

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Con il sorriso ancora sulle labbra varco la porta di casa e mi libero del cappotto, delle chiavi e della ventiquattro ore

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Con il sorriso ancora sulle labbra varco la porta di casa e mi libero del cappotto, delle chiavi e della ventiquattro ore. Non credo che la mia famiglia mi abbia sentito, le grida gioiose dei miei nipoti che giocano nel soggiorno coprono la maggior parte dei rumori.

Dalla mia posizione posso notare che sono tenuti d'occhio dallo sguardo attento e meticoloso di mia madre che, comodamente adagiata sul divano, si diletta a realizzare qualcosa ai ferri. Sam è in cucina con il marito a preparare la cena e discutono della giornata lavorativa di lui che si è appena conclusa.

«Buonasera famiglia!» esclamo per renderli partecipi della mia presenza. Non ho il tempo di mettere piede nel salone che due piccole furie sorridenti si attaccano alle gambe. A sinistra vengo strattonato da Georgie, la mia dolcissima principessa di sette anni. Il suo corpicino snello e slanciato è coperto da un lenzuolino bianco che l'avvolge come se fosse un vestitino, i lunghi capelli biondo scuro sono raccolti in una morbida treccia decorata con delle margheritine. Una coroncina di plastica argentea risalta il colore grigio degli occhi, ereditati da mia sorella.

Stavano giocando alla principessa e al supereroe. Lo capisco dal costumino di Hulk che il piccolo Jake indossa. Con le braccine paffute stritola la mia povera gamba destra e gli occhiali tondi, rigorosamente del suo colore preferito, si spostano accentuando i suoi vivaci occhi verdi un po' distanti tra loro e con una lieve incurvatura verso l'alto. Gli accarezzo i corti capelli rossicci che delineano il piccolo viso rotondeggiante e mi abbasso sulle ginocchia per riempire i miei due topini di baci, facendoli ridere sonoramente mentre, come un mantra, ripetono "zio, zio".

«Oh santo cielo, sei già stato licenziato nel giro di tre settimane?» mia sorella lascia cadere una ciotola di plastica per terra a causa dello stupore. Corre all'ingresso della cucina per avere una visuale migliore del soggiorno seguita dal marito. «Non credo proprio bimba, il suo sguardo sprizza gioia da tutte le parti per essere uno che è stato appena licenziato» Chris mi conosce come le sue tasche e per placare Sam, le lascia un morbido bacio sui corti capelli tinti di nero. Una volta erano rossi come quelli del piccolo e le ricadevano in morbide onde sulle spalle, ma con il tempo iniziò a vedere il riflesso di nostro padre nel suo, rischiando di odiare sé stessa per quella somiglianza.

«Per caso hai conosciuto una donna?» si intromette mia madre voltandosi speranzosa nella nostra direzione. Lascio andare un sospiro di sconforto, non impareranno mai a farsi un po' di fatti loro e, in fondo, mi va bene così. Sono questi i momenti migliori della giornata, le mie vittorie quotidiane.
Mi alzo invitando i ragazzi a tornare a divertirsi nel salone mentre raggiungo la cucina per bere un bicchiere d'acqua sotto lo sguardo indagatore degli altri. Non si daranno pace fino a quando non sputerò il rospo.

«Se impicciarvi della vita altrui fosse un lavoro, saremmo più ricchi del mio capo» gli faccio notare inclinando la testa di lato per fare intuire il mio fastidio ai tre paladini del pettegolezzo fermi sulla soglia.
«Sei mio figlio, ho il diritto di impicciarmi finché il mio cuore regge».
«Mamma!» la richiamo scocciato.
«Fratellino, i tuoi nipoti desiderano una zia per Natale».
«Sam!»
«Amico mio...devi togliere qualche ragnatela dal tuo bastone».
«Chris, i bambini!» lo richiamo voltando lo sguardo verso i piccoli che per fortuna ci hanno ignorato, altrimenti, avrei lasciato a lui l'arduo compito di spiegare come vengono al mondo i neonati.
«Dico la verità, il tuo inquilino dei piani bassi no...Sam!».
«Non davanti ai nostri figli» lo riprende mia sorella dopo avergli dato un colpo di strofinaccio sulla testa facendo ridere mio nipote. È venuto in cucina per abbracciare il padre seguito dalla sorella che rimprovera la madre per aver ferito a morte il suo amato principe.

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